Colosseo: una croce e due lettere romane…

Colosseo: una croce e due lettere romane

24 ottobre 2018


Che significato attribuire alle due grandi lettere?

In una galleria intermedia del Colosseo, dalla quale si accede al terzo livello (sul lato nord), il prof. Pier Luigi Guiducci (Università Lateranense), osservando un lacerto d’intonaco, ha studiato una croce e due grandi lettere: una “T” e una “S”. Dopo la seconda lettera il tratto di linea prosegue curvando in basso verso sinistra in direzione della “T”. Tutto ciò pare esprimere: rilievo, risalto, sottolineatura.

Che significato attribuire alle due grandi lettere? Siccome i romani non scrivevano i nomi (es. Tarcisius) indicando solo la prima e ultima lettera, le due lettere danno l’idea di voler esprimere piuttosto un’esclamazione. Di esaltare qualcosa. Una possibile conferma di ciò si potrebbe ricavare proprio dalla linea che collega le due lettere tra loro.

Urla nel circo in attesa del toro

A questo punto l’interrogativo è: quale termine può essere contenuto tra la lettera iniziale “T” e quella finale “S”? Per il prof. Guiducci un’indicazione potrebbe derivare dalle esclamazioni in uso durante le venationes (le cacce di animali feroci nel circo). Rivedendo vari esempi ci si accorge che esiste una parola-chiave che inizia con “T” e che termina con “S”: taurus (toro). Se si propende per tale lettura le due lettere esprimono allora, in modo sintetico, un’esclamazione molto chiara: “taurus! taurus! taurus!”. Era il grido degli spettatori che attendevano l’entrata di un toro. Gli animali nei giochi del Colosseo vennero utilizzati dall’80 d.C. al 523. Però, fin dal IV secolo cominciò l’uso di prelevare materiali dell’anfiteatro. Nel 523 l’edificio si presentava ormai privo del colonnato, con gravi danni alla cavea, agli ingressi e in altri punti. Le venationes vennero ridotte. Attualmente si è propensi a pensare che l’uso dei tori nei giochi del Colosseo nonabbia superato il III secolo. Il riferimento al toro assume poi ulteriore valenza se si considera il fatto che a Roma era diffuso il mitraismo (religione misterica) e il culto alla dea Cybele.

Il disegno di una croce latina

Vicino alla grande lettera “P”, e comunque tra questa lettera e la “S”, si individua il disegno di una croce latina. Si tratta di una crux di tipo semplice; ha il medesimo colore rosso della “P” e della “S”; è vicina alla “P” ma è visibilmente staccata da quest’ultima; è posizionata lungo la linea che collega la “P” e la “S”; le dimensioni della crux sono molto ridotte rispetto alle già citate lettere; il tratto non è debole; esprime un’intenzionalità precisa; la base della crux è rovinata, sembra di scorgere un colle; accanto alla crux ci sono scritte moderne. Si pone una nuova quaestio: quale interpretazione dare a una crux che non si trova in una zona vicina all’arena? Perché disegnare un signum fidei proprio in un ambiente marginale, poco illuminato, in un passaggio che conduceva a degli urinatoi?

Colosseo: una croce e due lettere romane

Fede in Cristo contro l’esaltazione del vigore

Con riferimento al signum fidei citato si possono annotare dei quesiti:
1. La crux è stata dipinta per favorire l’oratio fidelium? L’ipotesi pare debole. L’oratio sarà favorita soprattutto dal Medioevo in poi;
2. La crux attesta una devotio Crucis? Non sembra. Questa venne favorita con il pio esercizio della Via Crucis (1750);
3. La crux è una memoria per celebrare culti? Tale ipotesi non convince: il disegno è individuabile ma non è posizionato secondo i criteri classici della “memoria”, non si trova in un ambiente adeguato;
4. Il disegno fu un’iniziativa isolata di qualcuno che, in un momento di inattività, volle aggiungere su un muro anche un signum religioso? È una tesi che non convince. Nessun fedele disegnava una croce per gioco o passatempo. La crux sembra essere una risposta aggiunta a chi in precedenza aveva disegnato le due lettere “T” ed “S”. Il voler ricondurre poi l’attenzione di chi transitava in quell’ambiente su un simbolo religioso pare richiamare in modo sommesso al realismo della croce (sofferenza) e al suo significato redentivo (Cristo salva).

Si ricordano infine le croci – datate III secolo – individuate in due catacombe e nell’ipogeo degli Aurelii e il fatto che con l’inizio del periodo costantiniano (IV sec.) non è più necessario adottare cautele per disegnare croci. In tale contesto, per il prof. Guiducci non pare debole un’ipotesi: in un periodo ove molte persone morivano nell’arena (anche cristiani anonimi), qualche seguace di Gesù di Nazareth volle sottolineare pietas e affidamento nel Signore. All’esaltazione del vigore, della forza, del sangue, della dominanza (rif. al taurus), un anonimo cristiano contrappose la pietas e la fede. Disegnando una piccola croce.

Informazioni: plguiducci@yahoo.it