Stati generali della gestione del patrimonio culturale dal basso – Firenze 23 febbraio 2019 di Giuliano Volpe

Stati generali della gestione del patrimonio culturale dal basso

23 novembre 2018


Un patrimonio immenso che richiede una tutela capillare

L’Italia è un paese straordinario, riserva continuamente scoperte e anche sorprese imprevedibili. Il patrimonio culturale è diffuso in ogni luogo, in ogni borgo, nei centri storici, nelle campagne, nelle acque. Molti però sono i beni culturali troppo spesso in stato di abbandono. Si pensi alla miriade di piccoli musei, di aree archeologiche, di chiese o palazzi chiusi.

È un enorme patrimonio diffuso (vera peculiarità del modello italiano) da decenni condannato al degrado e alla marginalità o, nel migliore dei casi, a una gestione del tutto insoddisfacente, che mai il Pubblico sarà in grado di gestire da solo. Altrettanto numerose sono le esperienze di cura, tutela, manutenzione, valorizzazione e gestione sviluppatasi in varie forme.

Realtà spesso sconosciute, che operano in silenzio tra mille difficoltà

In tale contesto, la presunta contrapposizione pubblico-privato rappresenta un falso problema, perché il reale conflitto è tra interesse privato e interesse pubblico (quest’ultimo ovviamente sempre da garantire, anche quando la gestione è affidata a privati). Grandi e piccole fondazioni, fondazioni operanti in vari territori, associazioni e piccole società e cooperative, singoli professionisti sono attivi, spesso in maniera scoordinata, senza adeguati supporti.

Realtà spesso sconosciute, che operano in silenzio tra mille difficoltà. Lo Stato e le varie istituzioni pubbliche, abbandonando definitivamente la tradizionale concezione “proprietaria” del patrimonio, dovrebbero favorire tali straordinarie energie e le vitali creatività presenti nei vari territori, sostenendo la nascita e il consolidamento delle mille iniziative diverse, indirizzandole, coordinandole, monitorandole.

Non si tratta, infatti, di chiedere un passo indietro da parte delle istituzioni pubbliche, ma, al contrario, uno in avanti, in un’ottica di vero servizio pubblico: si recupererebbero, così, e si curerebbero pezzi di patrimonio culturale restituito a nuova vita; si garantirebbe la pubblica fruizione; si svolgerebbero servizi per le comunità locali; si costruirebbero luoghi di produzione culturale.

Nella foto: la Sala Verde del Palazzo dei Congressi di Firenze che ospiterà gli “Stati generali della gestione del patrimonio culturale dal basso” nell’ambito di “tourismA 2019”

Appuntamento a “tourismA 2019”

La politica dovrebbe saper valutare, apprezzare e sostenere questi sforzi, non con l’assistenza (o peggio con l’assistenzialismo o con fondi assegnati a pioggia), ma con un’azione di coordinamento e indirizzo, con la rapidità delle autorizzazioni, con la trasparenza delle procedure. Il patrimonio culturale, nello spirito della Convezione di Faro, dovrebbe essere al centro dell’azione delle “comunità di patrimoni”, che proprio tali iniziative dal basso possono attivare, e potrebbe e dovrebbe favorire anche nuove occasioni di lavoro qualificato e di economia sana e pulita, come a Napoli il caso delle Catacombe del Rione Sanità dimostra in maniera esemplare.

Per tale motivo si stanno organizzando a Firenze, nell’ambito del prossimo “tourismA 2019” gli STATI GENERALI DELLA GESTIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DAL BASSO, sabato 23 febbraio al Palacongressi (Sala Verde, dalle 14:00 alle 18:00). Sarà questa una prima occasione per dare voce alle tante realtà sommerse, operanti nel campo del patrimonio culturale: un ambito nel quale serve, più che altrove, coraggio, creatività, e voglia di sperimentare soluzioni nuove.

Giuliano Volpe
già presidente Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici
giuliano.volpe@unifg.it

 

 

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