Luciano Canfora e la democrazia

luciano canfora

La Democrazia ieri e oggi, la crisi di Atene, le elezioni politiche italiane. A tu per tu con il grande filologo e storico Luciano Canfora che in quest’intervista sintetizza il suo intervento al IX Incontro Nazionale di Archeologia Viva (Palazzo dei Congressi di Firenze, 24 febbraio 2013). Il mondo di Atene era una Democrazia perfetta? Il Professore non si sottrae a qualche domanda sull’attualità politica data anche la vicinanza delle elezioni.

Lei è uno dei massimi conoscitori della Democrazia e della sua lunga storia. Le elezioni politiche in Italia sono un’occasione per fare il punto sulla Democrazia oggi…
Sì, anche perché stanno avvenendo fatti nuovi. Il tentativo di concentrare in due soli schieramenti la volontà degli elettori è fallito in pieno e siamo di fronte a movimenti molto diversi fra loro. È la sconfitta dei semplificatori. La cosa peggiore resta tuttavia la nostra legge elettorale: la copia conforme della Legge Acerbo, quella che Mussolini inserì nel ’23 per le elezioni dell’anno successivo stravincendole col premio di maggioranza. Una cosa orrenda che è rimasta nella nostra legislazione perché nessuno è stato capace di cambiarla. Quest’ampia diversificazione partitica corregge solo in parte tale mostruosità.

Quindi in definitiva oggi la Democrazia secondo lei come sta?
Il meccanismo democratico nel senso della rappresentanza elettiva della pluralità dei partiti è in crisi in tutti i paesi in cui esiste perché il potere reale è passato nelle mani di organismi sovranazionali e tecnico-finanziari. Questo è successo da noi con l’Unione Europea, mentre negli Stati Uniti la cosa esiste da molto tempo prima. Insomma ci sono sistemi diversi che somigliano solo in maniera esteriore al pluripartitismo. Un esempio? Allargando lo sguardo, vediamo il disastro delle cosiddette primavere arabe. Si era sparsa la leggenda per cui il nostro meccanismo di tipo parlamentare elettivo finalmente era vincente… Anche nel mondo arabo invece stiamo vedendo la catastrofe che sta accadendo. Direi che la prospettiva sul piano planetario non è affatto buona. Tutto ciò ripeto è dovuto alla dislocazione del potere reale altrove.

L’Italia attraversa una grave crisi economico-finanziaria con forti ricadute sulle fasce più deboli della popolazione. Rabbia e malcontento possono costituire una minaccia per la Democrazia?
No, al contrario, casomai costituiscono un alimento. Democrazia come dice la parola stessa vuol dire “potere del popolo”, nel senso pieno del termine. Quindi se il popolo si fa sentire perché non ha altro modo, questo è un aiuto alla democrazia a riprendersi un po’. Il fatto che ciò avvenga in modi talvolta traumatici dipende solo dal potere che reagisce con la forza sulle voci che si levano dal popolo stesso.

Politici troppo ricchi, corruzione dilagante e conseguente sfiducia nella classe di governo aprono la strada al qualunquismo. L’Italia da questo punto di vista ha dei precedenti celebri…
Il qualunquismo è il sintomo di un disagio, non è un male in sé e per sé. Se la classe politica non si rende degna del corpo elettorale, il qualunquismo è dietro l’angolo. Ovvero è la naturale conseguenza della sfiducia del cittadino comune rispetto alle elite che lo governano.

Grecia ieri e oggi. Cosa non ha funzionato nella più antica Democrazia del mondo? Cosa penserebbe oggi Pericle vivendo ad Atene?
La Grecia oggi è una colonia della Germania quindi Pericle non si troverebbe a suo agio perché era lui a capo di un impero. La Germania ha sempre avuto nel secolo scorso una mano lunga sulla Grecia. Il primo re della Grecia libera era un tedesco piazzato lì con il consenso della altre cancellerie europee. Ecco, la verità è che la Grecia non riesce a venir fuori da una condizione semi-coloniale. Una situazione terribile che in quel paese ha prodotto l’inedito, cioè la nascita di un partito che si potrebbe definire nazista e che è un grande pericolo per tutti.

Intervista a cura di Giulia Pruneti