Yemen, Siria, Iraq. Aggiornamenti sul patrimonio culturale in guerra a cura di Paolo Brusasco


16 novembre 2017

IRAQ
Pena di morte per aver distrutto il Museo di Mosul

IraqiNews.com ha dato la notizia della sentenza appena emessa dalla Corte Criminale Centrale di Baghdad che prevede la pena di morte per un jihadista dell’IS reo di “avere partecipato attivamente a diversi atti criminali terroristici inclusa la distruzione intenzionale dei monumenti di Mosul”.

In particolare, ha aggiunto Abdul Sattar Bir Qadar, portavoce dell’alta Corte, “l’uomo ha contributo alla distruzione e al trafugamento di molti capolavori del Museo di Mosul”, colpito, come si ricorderà dalle terribili immagini pubblicate sulle rete dai terroristi, nel febbraio 2015.

Secondo il tribunale “le prove sono sufficienti per decretare la pena di morte in ottemperanza all’articolo 4 delle legge sull’antiterrorismo”. La condanna a morte per un crimine contro il patrimonio culturale è una misura senza precedenti nella storia del diritto internazionale, dettata da leggi speciali che sono frutto della situazione drammatica del caso iracheno.

Tuttavia, se il governo iracheno applica la pena capitale in aperto contrasto con la “moratoria universale della pena di morte” ratificata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007, non sembra altrettanto solerte nel preoccuparsi di pianificare le ricostruzioni postbelliche nelle aree liberate dall’IS, né tantomeno di tutelare efficacemente il patrimonio culturale del paese, con la conseguenza di esacerbare le tensioni interne e rallentare il difficile processo di pace.

Si veda Iraqi News:
https://www.iraqinews.com/iraq-war/islamic-state-militant-sentenced-death-smashing-monuments-mosul/

La distruzione della galleria di Hatra nel video dell’IS del 26 febbraio 2015
La distruzione della galleria di Hatra nel video dell’IS del 26 febbraio 2015.


5 novembre 2017

IRAQ
La rinascita dei santuari yazidi nella piana di Ninive

Diversi video Youtube e un rapporto di ASOR (American Schools of Oriental Research) documentano la ricostruzione in tempi record, e con materiali in parte originari, di ben diciassette santuari funerari yazidi che si trovano nei villaggi di Bashiqa e di Behzane nella provincia di Ninive. Il tutto senza attendere improbabili aiuti dal governo iracheno, fortemente disinteressato alle ricostruzioni dei monumenti distrutti dall’IS.

Si tratta della più eccezionale riabilitazione di monumenti storici della regione, che spaziano dal XIV secolo all’inizio del Novecento. Gli yazidi rappresentano “la minoranza delle minoranze”, un popolo misterioso, geloso delle sue tradizioni secolari, che vanta una religione sincretistica in cui si fondono elementi mesopotamici, come il culto del Sole Shamash e della Luna Sin, con dottrine cristiane, zoroastrismo, sufismo ed elementi gnostici (credono nella metempsicosi). Erroneamente tacciati di essere “adoratori del Diavolo”, e con tale pretesto perseguitati dai jihadisti dell’IS, in realtà credono che la principale manifestazione divina, Melek Taus, l’Angelo Pavone, sia il messaggero di Dio, che dopo essersi ribellato aveva però subito manifestato sincero pentimento.

Si tratta di luoghi di pellegrinaggio straordinari, conosciuti come mazārāt e dedicati ai sepolcri di eminenti shaykh, sceicchi che rappresentano l’alta classe sacerdotale e i santi dello yazidismo. Gli edifici in pietra, di forma cubica, sormontati dalla caratteristica volta conica a costolature echeggianti i raggi solari, mostrano all’entrata i simboli apotropaici del pavone e del serpente; mentre nei loro bui meandri interni, vicino al sepolcro del santo, si trovano ambienti dedicati alle preghiere e vani sotterranei che custodiscono orci colmi d’olio di oliva, un elemento sacro impiegato per accendere le tipiche fiammelle durante i pellegrinaggi e le feste.

Tra i templi ricostruiti figurano quelli di Sheikh Bakr, Sheikh Kefir, Sheikh Shams, Malik Miran, Sheikh Kefir, Sheikh Sicadin, Sheikh Mand Pasha, Pir Bub, Nasr al‐Din, Sitt Habibi, Sheikh Muhammad…

Per i video delle ricostruzioni e le inaugurazioni si veda:

https://www.youtube.com/watch?v=DMlH2lvZ7DA
https://www.facebook.com/Bhzany.H/videos/vb.246093938856125/946629068802605/?type=3&theat
https://www.youtube.com/watch?v=tq6sLzwzb-k



Nelle due foto sopra
9 agosto 2017: yazidi ricostruiscono il santuario di Malik Miran (1919)


Foto sopra
12 aprile 2017: yazidi celebrano la reinstallazione dell’hilel, il globo dorato simboleggiante il Sole sulla sommità del santuario di Sheikh Babik (XIX sec.).


Foto sopra
9 agosto 2017: ricostruzione del santuario di Pir Bub (XIII sec).


24 ottobre 2017

SIRIA
Le distruzioni intenzionali continuano negli antichi villaggi della Siria settentrionale

Inseriti dall’Unesco nel 2011 nella lista dei siti Patrimonio mondiale dell’umanità, si tratta di quaranta villaggi e piccole città ubicati sugli altipiani de Le Massif Calcaire che compongono ben otto parchi archeologici.

Con i loro resti architettonici in pietra assai ben conservati, comprendenti abitazioni comuni, templi pagani, chiese, edifici commerciali, cisterne, bagni pubblici e monumenti funerari, essi rappresentano una testimonianza eccezionale della vita rurale nel periodo di transizione storica dall’età tardoantica a quella cristiano-bizantina.

Sebbene i villaggi furono abbandonati tra l’VIII e il X secolo, dal 2011, negli anni della guerra civile siriana, sono stati occupati da centinaia di profughi fuggiti dalle aree di conflitto, con danni e alterazioni delle strutture originarie.

Il DGAM (Dipartimento di Antichità siriano) lamenta la presenza di diversi gruppi terroristici e la costruzione di campi di addestramento all’interno di molti di questi monumenti, come per esempio, nella celeberrima basilica di San Simeone Stilita.

Da pochi giorni è filtrata la notizia, supportata da immagini, della distruzione nei pressi di Idlib da parte delle milizie jihadiste Ahrar Alsham e Alnasra Front del monastero di Simbol nel Jabal Barisha datato tra il II e il VI secolo, così come di altre chiese dell’area. Ha fatto seguito l’appello del DGAM:

“ai Paesi e alle istituzioni internazionali del settore di intervenire a difesa del patrimonio culturale della Siria al fine di fermare le distruzioni, anche facendo pressione su quei governi che appoggiano e finanziano i gruppi terroristici”.

Alle distruzioni intenzionali si affiancano, secondo il Dipartimento di Antichità siriano, “i saccheggi sistematici di pregiati decori architettonici che finiscono principalmente sul mercato di antichità in Turchia”.

Nelle tre foto sopra: il Monastero di Simbol (II – VI sec.) sul Jebel Barisha prima e dopo la distruzione da parte dei jihadisti.


15 ottobre 2017

SIRIA
Restaurato il leone di Allat da Palmira

Il nuovo Direttore Generale del Dipartimento di Antichità siriano (DGAM), Mahmoud Hammoud, ha celebrato il restauro della mastodontica statua del leone guardiano dedicato alla dea panaraba Allat, in origine situata a Palmira a protezione del portale di ingresso dell’omonimo tempio.

Come avevamo dato conto sulla pagina Facebook di AV, la scultura del I secolo venne fatta a pezzi dai miliziani dell’IS all’inizio di giugno 2015, ma i suoi frammenti erano fortunatamente rimasti in situ nel giardino del Museo di Palmira dove era esposta, permettendone la ricostruzione.

Dopo il restauro effettuato dal DGAM, dall’UNESCO e da Bartosz Markowski, membro della missione polacca che l’aveva scoperta nel 1977, la statua è ora in mostra nel giardino del Museo Nazionale di Damasco.

 Archeologia Viva
https://www.facebook.com/archeologiaviva/photos/a.328080857209144.98927.328063367210893/1118025011548054/?type=3&theater


Nelle due foto sopra: l’inaugurazione della scultura restaurata del leone di Allat il primo ottobre 2017 nel Museo Nazionale di Damasco.

Nelle due foto sotto: il leone di Allat prima e dopo la distruzione dell’IS nel giugno 2015.


22 settembre 2017

SIRIA
Liberato il Museo di Raqqa: saccheggi e distruzione

Con la progressiva liberazione dell’area storica di Raqqa, e la fuga dei miliziani dell’IS, emergono nuovi sconcertanti informazioni supportate da immagini circa lo stato di devastazione dell’importante museo cittadino. Nato nel 1981 per custodire i reperti provenienti dall’omonima provincia, il museo ospitava circa 6000 straordinari oggetti frutto degli scavi di siti archeologici preistorici e dell’età del Bronzo quali Tell Munbaqa, Tell Bi’a, Tell Sabi Abyad e Tell Chuera, ma anche testimonianze di età romana, bizantina e islamica.

Nell’autunno 2014 il museo è stato colpito dai bombardamenti alleati contro lo Stato Islamico. Quindi veniva saccheggiato, vandalizzato e distrutto non solo dai jihadisti dell’IS che dal gennaio 2014, dopo essersi insidiati a Raqqa, lo trasformavano in una base militare operativa. Come riferisce il siriano Directorate-General of Antiquities & Museums (DGAM), già nel 2012 il gruppo armato Ahar al Sham trafugava 527 oggetti con il pretesto di metterli al sicuro; mentre nel 2013 venivano rubate dai magazzini sei grandi casse di reperti.

Il 20 settembre 2017 alcuni funzionari di ATPA (The Authority of Tourism and Protection of Antiquities) del cantone della Jazira siriana hanno effettuato una prima ricognizione del museo e della città di Raqqa, documentando con immagini il disastroso stato di conservazione dei principali monumenti. Si tratta di un rapporto preliminare poiché molte aree risultano inaccessibili per via della presenza di mine piazzate dall’IS.

Si veda:
http://desteya-shunwaran.com/ar/documentation-of-the-archaeological-sites-in-raqqa-2092017/

http://art-crime.blogspot.it/2017/09/ar-raqqah-museum-september-2017-status.html

Archeologia in guerra aggiornamento Raqqa distruzione
Archeologia in guerra aggiornamento Raqqa distruzione
Nelle due foto sopra vediamo il Museo di Raqqa prima e dopo i bombardamenti del 2014.

Archeologia in guerra aggiornamento Raqqa distruzione
Archeologia in guerra aggiornamento Raqqa distruzione
Nelle due foto sopra: le gallerie del Museo di Raqqa distrutte e saccheggiate.

Nella foto sotto un’immagine del giardino del Museo di Raqqa completamente devastato.
Archeologia in guerra aggiornamento Raqqa


22 settembre 2017

SIRIA
Raqqa, ultima roccaforte dell’IS: riconquista e distruzioni

Mentre entra nella fase conclusiva la feroce battaglia per la riconquista di Raqqa da parte delle SDF (Forze Democratiche Siriane) appoggiate dai raid della Coalizione americana, si contano ingenti danni al suo incredibile patrimonio storico-artistico.
In particolare, nel luglio 2017, i bombardamenti alleati hanno aperto una breccia in due punti delle mura urbiche di età abbaside permettendo lo sfondamento dei soldati curdi all’interno della città vecchia dove ancora si combatte. Secondo il comando americano, l’intervento avrebbe anche evitato eventuali distruzioni intenzionali delle stesse mura ad opera dell’IS, come invece era avvenuto a Mosul con la moschea Al-Nuri al-Kabir. Queste straordinarie opere di difesa furono volute dal Califfo al-Mansur che nel 772 decise di fondare una città fortificata, chiamata ar-Rafiqa, “la compagna”, a circa 2 km a ovest dell’originario insediamento di Nicephorion di età seleucide e romana (IV-III sec. a.C.).

L’eccezionale opera muraria danneggiata dai raid aerei americani si sviluppa a forma di cavallo su un perimetro di circa 5 chilometri, munito di 132 torri rotonde, con una struttura in mattoni e fondamenta di pietra e malta. Venne restaurata dal Dipartimento di Antichità siriano nel 1976. Per imponenza e monumentalità – un’ampiezza di 50 metri a due cortine di cui quella interna larga 6 metri e alta sino a 18 – ricorderebbero le fortificazioni della capitale Baghdad. Scontri tra le diverse forze in campo sono avvenuti anche nei pressi di due monumenti emblematici della città: la Porta di Baghdad, straordinario accesso con volte a croce, stanze laterali a iwan (grandi ambienti di rappresentanza aperti su un lato) e decorazioni a mosaico di mattoni – interessato da un attacco suicida orchestrato dall’IS; e il Qasr el-Banat, “il castello delle fanciulle”, edificio di età zenghide, con corte centrale pavimentata a mattonelle smaltate e iwan laterali.

Non abbiamo informazioni sulle condizioni degli altri edifici storici, come, per esempio, l’enorme moschea del Venerdì (110 x 95 m) eretta da al-Mansur, e l’antico quartiere dei palazzi edificati dal Califfo Harun ar-Rashid (786-809) che fece di Raqqa/Rafiqa la sua residenza reale, capitale di fatto del califfato abbaside sul fronte delle guerre contro l’impero bizantino.

Purtroppo a causa degli scontri, degli attacchi suicidi dell’IS e dei bombardamenti, si deve registrare anche la distruzione di molti altri edifici della città vecchia, tra cui le moschee di al-Rahman, al-Mustafa e di al-Safa.


Nelle tre foto sopra vediamo le mura abbasidi prima e dopo la distruzione (7 luglio 2017) a causa dei bombardamenti aerei alleati. (Foto CNN e ASOR, Personal Twitter Account)

 

SIRIA
Palmira: distrutta sezione orientale della sorgente Efca (Ain Afqa)

Lo sorgente che dà origine all’oasi di Palmira rimonta al primo insediamento di età neolitica e si è prosciugata solo nel 1994. Si trova ai piedi dei colli in un antro di 300 metri di lunghezza, foderato in muratura e arricchito tra il I e il IV secolo d.C. di una scalinata e di quattro altari dedicati alla divinità solare Yarhibol, il dio della sorgente (due altari vennero poi collocati al museo di Palmira). Le immagini satellitari dimostrano che la distruzione dell’angolo sudorientale della muratura è avvenuta in un lasso di tempo molto ampio che va dal 9 gennaio 2012 al 22 maggio 2015: quindi durante gli scontri tra il regime siriano (che controllava Palmira con una base) e le forzi ribelli nel corso del 2012-2015, oppure per mano degli islamisti dell’IS che occupavano “la Venezia delle sabbie” a partire dal 20 maggio 2015.

Si veda: ASOR Cultural Heritage Initiatives


Nelle due foto sopra vediamo la sorgente Efca a Palmira prima e dopo la distruzione dell’angolo orientale. (Foto Palmyrena, e Palmyra Coordination; 15 luglio, 2017)


29 luglio 2017

IRAQ
Mosul liberata: il futuro incerto di una città in rovina

Con l’annuncio della liberazione di Mosul dato dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi lo scorso 11 luglio, si è chiuso un ciclo di guerra di ben nove mesi che per intensità e devastazione di popoli e monumenti si può paragonare al secondo conflitto mondiale. Come dimostrano recenti rapporti e ricognizioni del Dipartimento di Antichità iracheno, Mosul somiglia ora più a Varsavia, Dresda, Stalingrado o alla Berlino dell’ultima guerra che a una città vera e propria.

Impressionanti i dati sulle distruzioni: oltre agli attacchi intenzionali da parte dei jihadisti dello Stato Islamico contro l’arte islamica, cristiana e pre-islamica, si aggiungono le devastazioni causate dai bombardamenti della coalizione irachena anti-IS e dagli scontri per la liberazione della città. Questi ultimi sono stati particolarmente pesanti. Agli abusi e vendette sommarie contro la popolazione civile sospettata di avere collaborato con i jihadisti si aggiunge l’uso esagerato e indiscriminato di bombardamenti da parte delle forze irachene e alleate, come recentemente ha denunciato un allarmante rapporto di Amnesty International.

Le immagini e i video pubblicati (si vedano i link in calce) dopo la sua liberazione nel luglio 2017 mostrano il labirintico dedalo di case, stradine, piazze e suq del centro storico di Mosul (ovest) – in particolare l’intero tessuto urbano lungo il Tigri dove si trovavano la Grande Moschea Jama’ an-Nuri e il minareto pendente – completamente distrutti (si veda aggiornamento del 22 giugno 2017).

I bombardamenti aerei della primavera 2017 hanno ridotto in macerie gran parte dei 54 quartieri residenziali del settore occidentale, incluso infrastrutture  (case, ospedali, scuole, ecc.) e una serie di rilevanti moschee storiche tra cui quelle di Bab al-Tub, di Suq al-Alwah, di al-Pasha, e la madrasa e moschea di ‘Abdal. Solo nella città vecchia (Mosul ovest) il rapporto delle Nazioni Unite documenta la distruzione di ben 5.000 edifici di cui 490 sarebbero completamente in macerie.

La ricostruzione di Mosul rappresenta una sfida senza precedenti. Dal punto di vista economico, le Nazioni Unite stimano una cifra di 1 miliardo di dollari solo per  riabilitare il centro storico, mentre almeno 100 miliardi sono necessari per tentare di restituire l’intera città allo splendore passato in oltre dieci anni di lavori. Fondata dalle armate musulmane nel VII secolo sulla sponda occidentale del Tigri di fronte alla biblica Ninive, Mosul ha visto susseguirsi nel tempo una serie incredibile di dinastie, raggiungendo l’apice della sua potenza e ricchezza commerciale nel corso del XII e XIII secolo con gli Zanghidi, per risorgere nuovamente dal 1638 sino al 1918 sotto il controllo della Sublime Porta.

Viaggiatori e geografi musulmani come al-Muqaddasi (X sec.) e Ibn Battuta (XIV sec.) ne esaltavano forza e bellezza, coi i suoi straordinari monumenti, dai mercati ai caravanserragli alle madrase per l’acquisizione del sapere, dagli ospedali ai parchi alle terme e ai santuari di tutte le fedi. La sua popolazione rappresentava un crogiolo di razze e confessioni religiose unico al mondo: sunniti e sciiti coesistevano con cristiani di varie appartenenze, ma anche con ebrei, shabak, mandei, curdi e turcomanni.

I suoi quartieri storici sono ora controllati dalle diverse milizie etnico-confessionali che l’hanno liberata, dalle forze regolari sciite e sunnite dell’esercito iracheno al Fronte di Mobilitazione Popolare Sciita (PFM) ai Peshmerga curdi sino alle unità yazide e cristiane. Vista la tensione settaria tra questi gruppi e  le dinamiche di rivalsa e vendetta sulla popolazione locale a maggioranza sunnita (vista come collaboratrice dell’IS). si aprono scenari preoccupanti sulla tanto auspicata riconciliazione in seno all’Iraq.

Dopo la recente liberazione, il premier  Haider al-Abadi ha fatto appello “all’unità dell’Iraq”, esaltando “la vittoria sullo Stato islamico come un trionfo dell’Iraq compiuto dagli Iracheni”. Anche l’alto rappresentate delle Nazioni Unite Jan Kubis ha sottolineato che “ogni sforzo di ricostruzione debba essere compiuto parallelamente a un rigoroso processo democratico di integrazione e collaborazione tra le diverse forze in campo”, per evitare gli errori del passato e la formazione di un nuovo Stato Islamico. La rinascita del patrimonio culturale è parte fondamentale di questo processo di pace. Lo hanno compreso molto bene gli studenti e docenti dell’Università di Mosul, una delle più prestigiose istituzioni accademiche del Medio Oriente fondata nel 1967, che hanno già iniziato i lavori di riabilitazione dell’ateneo distrutto dall’IS e dai bombardamenti alleati.

E mentre anche in molti quartieri cittadini e nei villaggi della piana di Ninive si iniziano a rimuovere le macerie della distruzione, si contano iniziative lodevoli come quella di Mosul Eye, il blog del docente e attivista di Mosul che ha mobilitato la società civile per  ricostruire la Biblioteca Centrale universitaria completamente bruciata dagli islamisti dell’IS insieme a oltre 8.000 pregiati manoscritti –  nelle sue parole, “la migliore risposta al terrorismo”. Sinora sono stati raccolti migliaia di volumi donati da vari enti e istituzioni internazionali, ma anche dall’Università di Baghdad, di Bassora  e da molti altri centri culturali iracheni a testimonianza di un ritrovato senso di unità nazionale. Il futuro rimane tuttavia incerto e pieno di ostacoli.

Per le immagini e i video si veda Mosul Eye.

Video delle distruzioni di Mosul (da Mosul Eye):
Quartiere di Dawasa: https://www.youtube.com/watch?v=oB8svExdV2I
La città vecchia: https://www.youtube.com/watch?v=Kr8P4EJkd4M
Il suq storico: https://www.youtube.com/watch?v=BCODP0ewdvo
Ospedali distrutti: https://www.youtube.com/watch?v=y-i8fAElZ70
Quartiere di Najjar: https://www.youtube.com/watch?v=NJsEJ6_b9BA
Quartiere di Tammuz: https://www.youtube.com/watch?v=YmepB6QH4-U

Un video delle distruzioni realizzato con un drone (da Mosul Eye):
Mosul ‘All that’s left is rubble’ الموصل او ما تبقى منها
https://it-it.facebook.com/MosulEyee/videos/1315802768541222/?hc_ref=ARSwx7KbKUKLCvBkxX3PKUtY4nnCeiEb-Vrelyc7b_sG7A072UoDMvxp2bRcaHcWxbA


Mosul (Iraq): il centro storico della città islamica distrutta (in rosso) e l’antica Ninive sulla sponda orientale del Tigri.


Mosul (Iraq): il centro storico della città islamica prima della distruzione.


Mosul: il centro storico della città islamica in macerie dopo la liberazione, con la moschea di Bab al-Tub in primo piano.


Proiezione satellitare dei monumenti e delle infrastrutture distrutti a Mosul.


Mosul: il centro storico della città islamica in macerie dopo la liberazione.



Nelle due foto sopra: studenti al lavoro per riabilitare la biblioteca dell’Università di Mosul distrutta dall’IS.


Una delle poche case islamiche tradizionali di Mosul ancora in piedi.


Mosul agli inizi del 1900, sullo sfondo il minareto pendente al-Hadbah ora distrutto.


22 giugno 2017

IRAQ
Distrutta la Grande Moschea storica di Jama’ al-Nuri nel cuore di Mosul

Portroppo quanto avevamo già indicato come probabile si è verificato. Fonti militari irachene hanno accertato la distruzione intenzionale con esplosivo della celeberrima Grande Moschea di Nur ad-Din, il Norandino delle crociate (XII sec.), detta Jama’ an-Nuri, sita nel cuore della città (teatro dell’autoproclamazione del califfo al-Baghdadi). L’immagine satellitare mostrerebbe anche la distruzione del suo bellissimo minareto, icona cittadina molto amata e nota come al-hadbah, “il pendente”. Nel luglio 2014 venne salvata da una folla di cittadini accorsi a sua difesa. Leggende popolari ravvisavano nell’inclinazione un atto di ossequio all’ascesa al cielo del Profeta Muhammad, il famoso viaggio notturno della tradizione coranica.

La distruzione della moschea e del minareto sarebbe dovuta al tentativo dei pochi miliziani dello Stato Islamico rimasti a Mossul di farsi terra bruciata per cercare di fuggire dalla città assediata. Ma rappresenterebbe anche un modo per impedire la conquista del loro principale quartier generale e simbolo di potere a Mosul.

Foto satellitare: Mosul Eye

Nelle due foto sopra:
Immagini satellitari di ASOR (American Schools of Oriental Research) documentano il prima e il dopo della distruzione della Grande Moschea storica Jama’ al-Nuri e del minareto pendente nel centro storico di Mosul.


8 giugno 2017

IRAQ
Nuove distruzioni intenzionali a Maltai e saccheggi al Museo di Mosul

Museo di Mosul
La collega Lamia Al Galiani Werr riferisce di nuovi saccheggi al Museo di Mosul, tuttora privo di adeguata protezione: è stato rubato uno dei due dipinti di Hafidh al-Droubi (1914-1991), uno dei massimi esponenti dell’arte moderna irachena, di cui il museo possedeva due splendide opere raffiguranti Hatra e Ninive. In particolare, riferisce Lamia, è sparito il dipinto storico-paesaggistico che rappresentava le suggestive rovine archeologiche di Hatra, nello stile inconfondibile di al-Droubi con quel bel intreccio di colori e forme tratto dalla vita quotidiana. Ciò farebbe pensare che altri saccheggi potrebbero avvenire al Museo di Mosul.


Museo di Mosul: il quadro storico (non rubato) del celebre pittore iracheno Hafidh al-Droubi con la rappresentazione di Ninive. (Foto: Suzanne E. Bott, 2008).

Rilievi rupestri di Sennacherib a Maltai
Attori non identificati, nutriti di profonda ostilità e avversione per i moderni cristiani assiri, hanno gravemente vandalizzato alcuni dei loro simboli: in particolare, i bei rilievi rupestri del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.) ubicati a Maltai vicino a Dohuk nel Kurdisatn iracheno e raffiguranti una parata di divinità (Assur, Ninlil, Sin, Anu, Shamash, Adad e Ishtar) dinnanzi al sovrano. La collega Lamia Al Galiani Werr, che ha visto le fotografie dei rilievi distrutti, lo definisce “un disastro”.


Rilievo rupestre di Sennacherib a Maltai prima della distruzione.
(Foto: 2013 – Department of Art History and Archaeology, Columbia University)


Rilievo rupestre di Sennacherib a Maltai dopo la distruzione del volto del sovrano.
(Foto Babylon FM: https://www.facebook.com/BabylonFM/posts/1299198693534152)


Altre distruzioni al primo rilievo rupestre assiro a Maltai.
(Foto Babylon FM: https://www.facebook.com/BabylonFM/posts/1299198693534152)


1 maggio 2017

IRAQ
Hatra liberata: le prime immagini non mostrano la tanto paventata esplosione del sito!

Le prime immagini di Hatra liberata nei giorni scorsi dai jihadisti dell’IS mostrano che i monumentali iwan, ovvero le enormi cappelle voltate del principale santuario cittadino dedicato al dio Sole (II sec. d.C.), Shamash, sono ancora in piedi, contrariamente a quanto si temeva in seguito a voci locali che parlavano di esplosioni occorse nel marzo 2015. Un’ottima notizia, avremmo potuto perdere molto di più, anche se rimangono, come noto, le distruzioni intenzionali delle sculture architettoniche che arricchivano i numerosi templi cittadini. Si veda nell’ultima esclusiva immagine la testa decapitata e distrutta di un dignitario di Hatra come appare oggi dopo la riconquista del sito.


Foto: Ihsan Fethi


Foto: Ihsan Fethi


Foto: Ihsan Fethi


Foto: Ahmad al Rubaye/AFP


23 marzo 2017

IRAQ
Mosul, massacro di civili e in pericolo il Manarat alHadba (Minareto Pendente)

Le fonti da Mosul ci riferiscono di centinaia di morti tra la popolazione civile a causa dei bombardamenti americani che distruggono anche il nucleo storico della città dove i miliziani dello Stato islamico si nascondono nelle case della popolazione. È stato colpito e potrebbe crollare da un momento all’altro l’ultimo, e certo il più rappresentativo, simbolo cittadino rimasto ancora in piedi: il celebre minareto Manarat alHadba, “il pendente”, come lo chiamano gli abitanti locali.

Parte della Grande Moschea di Nūr ad-dīn (XII sec. dinastia Zenghide), detta Jama’ an-Nuri, nel centro della città, il minareto si è salvato dalla furia dell’IS perché nel luglio 2014 una folla di cittadini si è mossa in sua difesa, pronta a dare la vita. Si tratta di un gioiello dell’arte islamica con un fusto cilindrico in mattoni di 48 m di altezza con una scala a chiocciola interna; risulta inclinato a causa del fenomeno di plasticizzazione della malta gessosa sottoposta ai forti venti. Un intervento di restauro e consolidamento fu parzialmente realizzato nel 1974 su progetto del Centro Scavi di Torino. Secondo la tradizione popolare invece la sua inclinazione sarebbe dovuta all’atto di riverenza, un vero e proprio inchino, nei confronti del viaggio notturno del profeta Muhammad e della sua successiva ascesa al Cielo (miraj). Le sue condizioni attuali sono preoccupanti.

Mosul: il minareto alHadba, “il pendente”, prima dei bombardamenti e nel marzo 2017 in pericolo di crollo.
(Foto Mosul Eye)


16 marzo 2017

IRAQ
Le prime strazianti immagini della devastazione del Museo di Mosul
Uno studio di cosa è rimasto

Corrediamo la nota con la pubblicazione delle prime terribili immagini della devastazione perpetrata dai miliziani dell’IS al Museo di Mosul. Un nuovo video permette lo studio preliminare dell’entità delle distruzioni (https://youtu.be/fT6l11gmkYQ). Nell’insieme, la Galleria Assira e quella di Hatra sono ormai macerie e desolazione, evidentemente le sculture sono state distrutte con esplosivo, anche se l’edificio stesso è ancora in piedi.

Galleria Assira
La Galleria Assira è stata oggetto di un mio recente studio in cui si dimostrava come fossero esposte trentasei sculture originali (94,8%) e due sole copie moderne in gesso (5,2%). Risulta ora completamente distrutta, il pavimento sfondato, ma con le macerie in situ dei seguenti oggetti:

  • le sculture assire dei due enormi leoni alati androcefali (lamassu) dal tempio di Ninurta a Nimrud dell’età di Assurnasirpal II (883-859 a.C.), con un’iscrizione cuneiforme incisa verosimilmente su uno dei due leoni alati; si notano ancora i grandi blocchi con le zampe anteriori dei leoni e parte delle ali, ma mancano le teste probabilmente trafugate;
  • del leone dal tempio di Ishtar di Nimrud, in fondo alla sala sopra le scale a destra, non ci sono tracce visibili, a meno che i suoi resti non siano stati ammassati sui lamassu;
  • nella sezione sopra le scale al fondo, si scorge al centro, vicino a dei tavoli, l’incensiere “decapitato” dal tempio dei Sibitti a Khorsabad (antica Dur Sharrukin), capitale del re assiro Sargon II (706 a.C.);
  • e anche probabilmente la metà inferiore della famosa “Stele del Banchetto” di Assurnasirpal II, con l’iscrizione cuneiforme che celebrava la festa di inaugurazione del palazzo nord-ovest di Nimrud e il ritratto del sovrano in preghiera di fronte ai simboli divini: questa parte della stele sembrerebbe quella mancante, probabilmente saccheggiata;
  • mancano i resti della base del trono di Assurnasirpal II dal palazzo nord-ovest di Nimrud che era collocata dove il pavimento del museo è sfondato; forse è stata razziata o è crollata nel pavimento;
  • come i resti dei pregiati rilievi parietali con il ciclo dell’albero sacro e dei geni alati dallo stesso palazzo di Nimrud (stanza L) che si trovavano lungo la parete a sinistra del pavimento crollato;
  • inoltre non si vedono le macerie dei geni alati a testa d’aquila (stanza F) sulla parete di destra sopra le scale al fondo della galleria, o i pezzi del rilievo storico sulla parete di sinistra, sempre da Nimrud;
  • mancano anche i resti degli altri rilievi storici da Ninive.

Verosimilmente tutti questi rilievi che si trovavano appesi ai muri, per via delle dimensioni ridotte e del loro straordinario valore sul mercato antiquario, potrebbero essere stati rimossi e saccheggiati.

Dalle fotografie, e da un nuovo video, si vede la sezione d’entrata della Galleria con:

  • la distruzione delle famose porte del tempio di Mamu a Balawat (Assurnasirpal II): i pannelli lignei moderni su ci era montata la porta sono tutti accatastati e le fasce bronzee istoriate sono state probabilmente rubate;
  • l’altare da Ninive dedicato ai Sibitti da Salmanassar III (858-824) è ancora riconoscibile in situ anche se è andato distrutto, mentre due blocchi lì vicini potrebbero essere parte della “Stele della Strada Reale” di Sennacherib (704-681) proveniente da Ninive.

Sui capolavori dell’arte assira del Museo di Mosul, si veda il mio recente studio pubblicato sul Journal of Near Eastern Studies 2016 dal seguente titolo: The Assyrian Sculptures in the Mosul Cultural Museum: A Preliminary Assessment of What Was on Display Before Islamic State’s Attack http://www.journals.uchicago.edu/doi/abs/10.1086/687581

 

Galleria di Hatra
Nell’inventario redatto dalla collega irachena Lamia Al-Gailani Werr risultano ventisei sculture originali (86,7%) e sole quattro copie (13,3% ) di sovrani, divinità e alti dignitari. Come si vede dalle immagini, le macerie delle statue distrutte sono state rimosse e in parte accatastate su un lato della sala, alcune probabilmente sono state razziate.

Conclusioni
La scena è drammatica, il museo è ridotto molto peggio di quello di Palmira, dove le sculture per quanto sfregiate e colpite risultavano ancora riconoscibili, mentre a Mosul si vedono solo macerie quasi informi. Sono stati anche bruciati migliaia di preziosi volumi e manoscritti della biblioteca museale che si trova nel seminterrato. Per chi ha visto il museo negli anni del suo splendore le immagini provocano una grande disperazione. La riabilitazione del Museo di Mosul rappresenterà una sfida senza precedenti.


Museo di Mosul: entrata. (Foto Mosul Eye)


Museo di Mosul: due immagini (sopra) della Galleria Assira distrutta. (Foto Mosul Eye)

 


Museo di Mosul: immagine della Galleria Assira con le indicazioni dei rilievi distrutti e/o razziati. (Elaborazione Foto Mosul Eye)


Museo di Mosul: iscrizione cuneiforme da un leone alato androcefalo dal tempio di Ninurta di  Assurnasirpal II. (Foto Mosul Eye)

Museo di Mosul: distruzione dell’altare da Ninive di Salmanassar III. (Foto Qanat Almawsiliat Alfadayiya)

Museo di Mosul: distruzione delle porte del tempio di Mamu a Balawat, con i pannelli lignei su cui erano montate accatastati al suolo. (Foto Qanat Almawsiliat Alfadayiya)

Museo di Mosul: la distruzione della Galleria di Hatra. (Foto Qanat Almawsiliat Alfadayiya)


8 marzo 2017

IRAQ
Liberato il Museo di Mosul

Le forze irachene hanno liberato stanotte diversi edifici governativi e  il Museo di Mosul, ubicato nel cuore della città vecchia vicino al ponte di Jumhuriya sul fiume Tigri. Si tratta del secondo museo dell’Iraq dopo quello di Baghdad, che, come ricordiamo, venne brutalmente distrutto e saccheggiato dai miliziani dello Stato islamico nel febbraio 2015. Edificato nel 1952 nella reggia di Faisal II, fu ricostruito negli anni Settanta in una nuova e suggestiva struttura in stile islamico contenente quattro galleria: la Galleria Assira, di Hatra, Preistorica e Islamica.

Intanto continuano le scoperte sul Tell Nebi Yunus (una delle due acropoli di Ninive): nei tunnel scavati dall’IS sotto la Moschea di Giona distrutta sono venuti alla luce altri reperti neoassiri della “reggia-arsenale” di Sennacherib (704-681 a.C.), tra cui i resti di un grande toro alato androcefalo che proteggeva il portale.


Museo di Mosul.
(Foto Suzanne E. Bott, 2008)


Ninive, Tell Nebi Yunus, tunnel dell’IS; toro alato androcefalo della reggia-arsenale di Sennacherib.

(Foto Mosul Eye)


Ninive, tunnel di scavo dell’IS: rinvenimento di un fregio neoassiro con figure femminili in atto lustrale.

(Foto Mosul Eye)


28 febbraio 2017

IRAQ
Ninive liberata: sensazionale scoperta di resti assiri sotto la moschea di Giona distrutta dall’IS

La liberazione di Ninive lo scorso gennaio 2017 ha permesso la ricognizione, da parte dei colleghi iracheni coordinati dall’archeologa Layla Salih, che ha individuato importanti resti assiri sull’acropoli del Tell Nebi Yunus, direttamente sotto le macerie della moschea del profeta Giona distrutta dall’IS il 24 luglio 2014.

Come ho indicato nel mio intervento a “tourismA 2017”, la distruzione dello Stato Islamico ha permesso l’indagine dei livelli basali neoassiri. Esplorando un tunnel di scavo effettuato di tombaroli dell’IS (tra l’altro uno di quelli che ho mostrato a tourismA), Layla Salih ha rinvenuto le testimonianze materiali dell’ekal masharti, la “reggia-arsenale” edificata dal sovrano assiro Sennacherib (704-681 a.C.) e ricostruita dal figlio Esarhaddon e dal nipote Assurbanipal nel VII secolo a.C. – un palazzo sinora perlopiù non indagato.

Sono emersi pregiati rilievi parietali con una serie di figure femminili (forse divine, o donne di alto rango della corte assira) che reggono in mano dei germogli, chiara allusione all’azione purificante dell’acqua di vita. Una grande lastra reca invece l’iscrizione di Esarhaddon, che include nella titolatura anche il riferimento all’atto di ricostruzione di Babilonia intrapreso dal sovrano nel corso del suo regno.

L’importanza straordinaria dei reperti, e la presenza di tunnel di scavo clandestino dell’IS, dimostra che Ninive è stata oggetto di saccheggi estensivi in questi due anni e mezzo di controllo del Califfato (come del resto sapevamo dalle immagini satellitari). Centinaia di reperti assiri, tra cui vasi, mortai e figurine, sono inoltre stati ritrovati dai militari iracheni nel cortile della casa di un emiro dell’IS, nel settore orientale della Mosul liberata.

Fotografie da: http://www.telegraph.co.uk/news/2017/02/27/previously-untouched-600bc-palace-discovered-shrine-demolished/

 
Ninive, tunnel di scavo clandestino dell’IS: figure femminili in atto lustrale dalla reggia-arsenale di Sennacherib sull’acropoli di Nebi Yunus.


Ninive: iscrizione cuneiforme di Esarhaddon dalla reggia-arsenale sull’acropoli di Nebi Yunus.


20 gennaio 2017

SIRIA
Palmira: distrutti il tetrapilo e una parte del teatro romano

Come si vede dalle immagini satellitari pubblicate da ASOR CHI, lo Stato Islamico ha recentemente distrutto con esplosivo il tetrapilo: rimangono in piedi solo due colonne, mentre si vedono le macerie dei tamburi delle altre colonne sul terreno.
Il monumento romano, in parte ricostruito negli anni Sessanta del Novecento, è formato da quattro piedistalli sorreggenti quattro colonne ciascuno e una statua; serviva da cerniera e snodo per armonizzare il cambiamento di direzione del Grande colonnato.
Anche il teatro romano del II secolo d.C. è stato colpito, in particolare sarebbe andata distrutta la frons scaenae scandita in tre esedre e colonnato.
Lo Stato Islamico ha utilizzato il teatro, il Museo Archeologico e la nuova base militare russa ubicata nella necropoli nord per compiere esecuzioni sommarie di prigionieri.
Questo nuovo attacco a Palmira sarebbe avvenuto, dopo la recente riconquista del sito da parte dell’IS, tra il 26 dicembre 2016 e il 10 gennaio 2017.

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http://www.palmyra-monitor.net/isis-destroyed-the-tetrapylon-and-part-of-the-roman-theater-in-palmyra/

Immagini ASOR CHI


23 dicembre 2016

Un 2016 di distruzioni in Iraq e Siria

IRAQ
L’annientamento dei simboli del mondo cristiano da parte dello Stato Islamico

Il terribile anno che ci lasciamo alle spalle si chiude con la scoperta annunciata di distruzioni, atti vandalici e dissacrazioni (mutilazioni di statue e immagini, costruzioni di cunicoli sotterranei usati come rifugi dai miliziani dell’IS) di quasi tutte le più importanti chiese e monasteri della piana di Ninive/Mosul, che spaziano dai primi secoli del cristianesimo all’età moderna. Le forze di liberazione irachene e curde nel mese di novembre 2016 hanno rialzato le croci sui resti spettrali di molti edifici cristiani dell’area, che rappresenta, anche se spesso viene dimenticato, il fulcro della cristianità perché qui sono sorte le prime chiese della storia. Colpite soprattutto le chiese e i cimiteri delle cittadine e dei villaggi cristiani di

  • Bakhdida (Qaraqosh): chiese di al-Tahira, Dar Mar Polis, Mar Yohanna, Mar Gerges, Mart Shmone, e il monastero di Naqurtaya;
  • Bashiqa, dove sono stati distrutti anche dei santuari Yazidi di Sheikh Muhammad, Sitt Habibi, Sitt Hecici, e le chiese di  Mar Gerges, Mart Shmone, Mart Mariam e il cimitero di Mar Gerges;
  • Bartella: chiese di Mar Gewargis, Mar Shmone, Syriac Orthodox Cultural Center, cimitero cristiano;
  • Karamlish: chiese di Mar Ada al-Rasool, Mart Barbara, Mar George, Mar Yonan, Virgin Mary (Deir Mar Banat Mariam).
    Si veda ASOR Cultural Heritage Initiatives (CHI)

Siti assiri: Nimrud
Per quanto riguarda i siti assiri, l’Unesco ha organizzato la settimana scorsa un’ispezione del sito più danneggiato, quello di Nimrud, da parte di due colleghi iracheni che dovranno stilare un primo censimento dei danni. Restano tuttavia forti motivi di preoccupazione per la difesa del sito, in quanto non è ancora stato predisposto un piano di sicurezza e di tutela come del resto per i centri cristiani di cui sopra.

SIRIA

Prime immagini di Aleppo, città fantasma, e della Grande Moschea omayyade in parte distrutta negli scontri tra forze governative e fazioni ribelli il 24 aprile del 2013. In particolare, era stato raso al suolo il minareto, icona edificata nel 1094 d.C. dal sultano selgiuchide Malik Shah e dal governatore Tutush e Patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco. Il sopraluogo nel dicembre 2016 del Dipartimento di Antichità Siriano conferma i danni subiti. Della Palmira riconquistata dall’IS si tace, ma la preoccupazione è fortissima!
http://dgam.gov.sy/index.php?d=314&id=2148

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Karamlish: la Chiesa di Mar Barbara liberata a novembre 2016.
(Fotografia Thomas Goisque, novembre 2016)

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Karamlish, Chiesa di Mar Ada al-Rasool: statua della Vergine Maria decapitata.
(Fotografia Thomas Goisque, novembre 2016)

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Bakhdida (Qaraqosh): distruzione della Chiesa di Mar Yohanna.
(Fotografia Thomas Goisque, novembre 2016)


21 novembre 2016

IRAQ
Probabilmente in parte salvi molti rilievi della capitale assira di Nimrud

Buone notizia dalla appena liberata capitale assira di Nimrud, l’antica Kalkhu rinfondata da Assurnasirpal II (883-859). Ho ricevuto stamane l’informazione dalla eminente collega irachena Lamia Al Gailani Werr che “un’archeologa del Dipartimento di Antichità iracheno ha visitato il sito nella giornata di ieri, e ha potuto constatare che molti dei rilievi assiri sono stati distrutti ma si trovano ancora sul terreno, quindi c’è la speranza concreta di poterli ricostruire sebbene sarà un compito arduo e di lunga durata”.

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Nimrud: tori alati guardiani e genio alato dal palazzo nord-ovest prima delle distruzioni dell’IS.
(Foto Suzanne E. Bott, e Oriental Institute, University of Chicago)


16 novembre 2016

IRAQ
Nimrud: le prime scioccanti immagini della distruzione dell’IS

Dopo la recente liberazione di Nimrud da parte dell’eserciti iracheno, sono state pubblicate le prime esclusive immagini delle distruzioni intenzionali e dei saccheggi perpetrati dallo Stato Islamico nel sito assiro di Nimrud, l’antica Kalkhu – fondata da Salmanassar I (1273-1244 a.C.) e scelta poi da Assurnazirpal II (883-859) come nuova capitale. Gli attacchi mostrati nei due video propagandistici dell’11 aprile 2015 e del 7 giugno 2016 evidenziavano l’esplosione del palazzo nord-ovest di Assurnasirpal II e quella del tempio di Nabu dell’età di Adad-nirari III (810-783 a.C.) e della regina Sammuramat, di cui avevamo già dato conto.

Le nuove immagini documentano purtroppo le macerie dei grandi centauri e leoni alati androcefali (detti lamassu) di guardia alle porte di ingresso della sala del trono del palazzo nord-ovest e i muri crollati con i resti degli ortostati con il ciclo dei geni alati e dell’albero sacro delle sale N, L, S nell’area del bitanu, la parte cerimoniale più privata della reggia.

Una delle porte laterali della sala del trono appare ancora in piedi, ma i pannelli istoriati e i lamassu risultano asportati dalla parete. Sembrano invece ancora in parte conservati i resti molto deteriorati di un genio alato con situla e pigna e di un albero sacro dalla sala N, nonché di un pannello (posto in origine sulla facciata della corte esterna) con un suddito siriano con le mani alzate e chiuse a pugno in segno di obbedienza. Un’altra immagine mostra l’esplosione del tempio di Nabu, in particolare della celebre “Fish Gate”, l’ingresso principale protetto da due enormi geni a forma di pesce.

Fonti locali autorevoli come lo sceicco Ali al-Bayati lamentano “una distruzione totale del sito” e la presenza di bombe trappola e ordigni esplosivi disseminati ovunque dall’IS. Prima di effettuare le ricognizioni per il censimento dei danni, l’area dovrà quindi essere bonificata. Dobbiamo tuttavia ricordare che la zona colpita, l’acropoli principale, è certo la più importante, ma che il sito di Nimrud si estende per 350 ettari e dunque non si può parlare di distruzione completa.

Il ministro iracheno della cultura Qais Hussain Rasheed ha affermato che “la liberazione di Nimrud dalle forze dell’IS è una vittoria non solo per l’Iraq ma per l’intera umanità”.

Immagini tratte da International Business Times (Safin Hamed/AFP):
http://www.ibtimes.co.uk/inside-3000-year-old-assyrian-city-nimrud-destroyed-by-isis-1591721

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Palazzo nord-ovest: macerie con una zampa di leone alato dalla porta di ingresso della sala del trono.

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Nelle tre foto sopra
Palazzo nord-ovest: distruzione del ciclo dei geni alati e dell’albero sacro delle sale N, L, S, con rilievo di albero sacro ancora in parte conservato, e particolare delle ali spezzate di un genio. 

 

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Palazzo nord-ovest: portale di ingresso alla sala del trono con i lamassu rimossi dalla muratura.

 

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Palazzo nord-ovest: genio alato con situla e pigna in parte conservato.

 

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Palazzo nord-ovest: rilievo con un suddito dalla parete esterna della corte della sala del trono.

 

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Palazzo nord-ovest: vista generale dell’area fatta esplodere dall’IS.

 

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Distruzione del tempio di Nabu e della “Fish Gate”.


10 novembre 2016

IRAQ
La capitali assire Nimrud e Khorsabad: nuove distruzioni

Spianata la ziqqurrat di Ninurta a Nimrud
Sconcertanti immagini satellitari pubblicate da ASOR (The American Schools of Oriental Research, Cultural Heritage Initiatives) dimostrano lo spianamento  con bulldozer  da parte dello Stato Islamico, avvenuto all’inizio di ottobre, della  ziqqurrat dedicata al dio guerriero Ninurta dal sovrano assiro Assurnasirpal II (883-859 a.C.). Si tratta di un’imponente struttura in crudo a pianta quadrata (ubicata a nord del palazzo NW), con rivestimento in mattoni cotti e lastre lapidee alla base, di 58 x 58 metri, per un’altezza di 43 metri, che in antichità raggiungeva i 60 metri. E’ stato anche parzialmente danneggiato il limitrofo tempio di Ishtar (noto come Ishtar Sharratniphi), anch’esso scavato nel 1851 da Austen Henry Layard, e luogo da cui provengono i celeberrimi leoni guardiani del British Museum e del Museo di Mosul.

Nimrud, l’antica capitale assira di Kalkhu, la biblica Caleh, aveva già subito l’esplosione del palazzo NW (IX sec a.C.) e del tempio di Nabu (VIII sec a.C.). Le motivazioni della distruzione della ziqqurrat sarebbero anch’esse legate al passato idolatra delle civiltà mesopotamiche dell’età preislamica (ricordiamo che l’IS aveva già distrutto la ziqqurrat di Assur nel maggio 2015); ma non si può escludere anche l’utilizzo del sito  come base militare. Senza dubbio si tratta comunque di un’azione dimostrativa, mirata a seminare terrore nella popolazione locale e a dimostrare la forza dei jihadisti in un momento in cui l’IS ha ormai perso considerevole terreno. Nimrud, a circa 30 chilometri a sud-est di Mosul/Ninive, sarebbe appena stata riconquistata dalla forze irachene ma non abbiamo ancora ricognizioni sul terreno che confermino l’entità dei danni.

Base militare a Khorsabad
Inoltre, avevamo già riferito di reperti assiri emersi nell’altra antica capitale di Dur-Sharrukin (Khorsabad) in seguito a operazioni militari da  parte dei peshmerga curdi. Le immagini satellitari mostrerebbero che, dopo avere strappato il sito all’IS, le forze di liberazione curde avrebbero creato una base militare in piena regola direttamente sulle antiche rovine, spianando parte del sito per sistemare trincee, banchine di terra, postazioni per blindati, ecc.
In questa escalation militare si teme per l’integrità degli altri siti archeologici che a centinaia si concentrano nella piana di Ninive.

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Nelle due foto sopra
Nimrud: la ziqqurrat di Ninurta e il tempio di Ishtar prima (agosto 2016) e dopo la distruzione dell’IS (ottobre 2016)

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Nimrud: la ziqqurrat di Ninurta vista dal palazzo NW prima della distruzione di entrambi. (Foto Suzanne E. Bott 2008-2010)

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Nelle due foto sopra
Dur-Sharrukin (Khorsabad): l’area della cittadella con il palazzo reale di Sargon II (721-705) prima e dopo la costruzione delle banchine di terra (in rosso) della base militare.

Immagini da ASOR (The American Schools of Oriental Research, Cultural Heritage Initiatives), ASOR CHI Facebook page.

https://www.facebook.com/CulturalHeritageInitiatives/photos/pcb.422885397835292/422883681168797/?type=3&theater

Si veda anche:
http://news.nationalgeographic.com/2016/11/iraq-mosul-isis-nimrud-khorsabad-archaeology/


4 novembre 2016

IRAQ
Avanzata a meno di un chilometro dalle mura dell’antica Ninive

La liberazione di Mosul da parte delle forze speciali irachene, dei peshmerga curdi, col supporto aereo della coalizione alleata, procede dal settore orientale della città, dal quartiere periferico di Gogjali che si trova a circa un chilometro dalle antiche mura di Ninive. Siccome sarà il settore orientale a essere interessato dall’avanzata, lo stesso dove si trova l’antico sito, ci sono seri pericoli per la capitale assira, già occupata dalle forze jihadiste dell’IS che avrebbero dislocato mezzi pesanti scavando tunnel nell’area perimetrale delle mura urbiche.

Esprimo la mia profonda preoccupazione per l’evolversi degli eventi, nella speranza che i raid aerei tengano conto delle coordinate della città assira, e che i blindati iracheni e curdi si astengano dal transitare sulle sue rovine.

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Cartine con l’ubicazione di Ninive e la composizione etnica di Mosul.
(La cartina in basso è adattata da: Mosul Eye عين الموصل)


3 novembre 2016

IRAQ
L’avanzata verso Mosul: saccheggi e distruzioni intenzionali dei siti della piana di Ninive da parte dell’IS

Area di Kirkuk
Mentre continua l’operazione di liberazione di Mosul da parte delle forze speciali irachene e curde, emergono dati inquietanti sulla sorte di molti siti che vanno dalla preistoria all’età neoassira di cui è particolarmente ricca la regione. In particolare sotto attacco sarebbe l’area di Kirkuk, anticamente parte dello stato di Mitanni, quindi del regno neoassiro (II-I millennio a.C.).
L’emittente Iraqi News ha riportato la recente esplosione di un sito archeologico assiro e di oltre cento tombe, nei pressi di  Hawija a 55 chilometri a sud-ovest di Kirkuk, quindi di saccheggi sistematici nei siti archeologici vicini a  Tel al-Mahwis, al-Riyadh, Zab, Riyad, Abbasi e Rashad.
Secondo fonti irachene il commercio illegale di antichità costituirebbe una risorsa economica molto importante per i jihadisti che avrebbero dovuto subire, a causa dei bombardamenti alleati, un arresto nel mercato nero di petrolio.
http://www.iraqinews.com/iraq-war/isis-destroys-steals-archaeological-sites-near-kirkuk/

Area a nord di Mosul: carrarmati curdi nella capitale assira di Khorsabad (Dur-Sharrukin)
Straordinarie immagini pubblicate sulle pagine facebook dell’Iraq Museum di Baghdad e di Basheqa mostrano l’avanzata dei Peshmerga curdi da nord che si imbattono in una serie di reperti archeologici di età neoassira dopo avere liberato Khorsabad, la capitale nota anticamente come Dur-Sharrukin (Fortezza di Sargon) inaugurata dal sovrano Sargon II  nel 706 a.C. ma presto abbandonata dal suo successore Sennacherib.
Le immagini mostrano epigrafi con iscrizioni in caratteri cuneiformi, ceramica, elementi architettonici ed eccezionali pannelli decorati con figure in bassorilievo. Il fatto evidenzia tuttavia come i siti liberati siano potenzialmente a rischio di distruzione a causa del passaggio di blindati e mezzi pesanti. Il sito di Khorsabad aveva già subito gli attacchi dello Stato Islamico nel marzo 2015.

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Nelle foto sopra: Khorsabad, immagini dei reperti neossiri in cui si sono imbattuti i Peshmerga.

https://www.facebook.com/Ba3sheqa/photos/a.440698595945434.124398.269297949752167/1498875196794430/
https://www.facebook.com/museummm/posts/429485213888832

 

SIRIA
Palmira: i saccheggi continuano sotto gli occhi dei russi

Lo riferisce Chiekhmous Ali, archeologo e responsabile della Association for the Protection of Syrian Archaeology (APSA), di sede a Strasburgo ma che vanta contatti diretti con i locali, in una intervista recente rilasciata al Telegraph. Ali dichiara che «sono gli stessi saccheggiatori che facevano affari con l’IS ad agire impuniti anche durante l’occupazione russo-siriana, corrompendo soldati e ufficiali del regime che hanno creato una base militare nel sito».
La notizia viene confermata da Khaled Omran, membro dell’APSA e fuggito in Turchia dopo che suo zio Khaled al-Assad, già direttore delle Antichità di Palmira, è stato trucidato dai miliziani dell’IS nell’agosto 2015. L’archeologo, che denuncia anche la presenza della base militare russa nel sito al quale non potrebbero accedere i siriani, si occupa di monitorare il mercato illegale di beni culturali, e documenta la presenza di un fiorente commercio di antichità siriane attraverso la Turchia e il Libano, soprattutto statue, monete e ceramiche. Notizie inquietanti che comunque devono essere attentamente vagliate e documentate.
http://www.telegraph.co.uk/news/2016/10/03/under-the-russians-noses-looters-continue-to-plunder-treasures-o


18 ottobre 2016

Ieri, lunedì 17 ottobre, è iniziato il conto ala rovescia per la liberazione di Mosul/Ninive da parte delle forze irachene, curde e dei loro alleati occidentali. Abbiamo notizie terribili sulle condizioni della popolazione, intrappolata nella città, la quale, stando a fonti arabe come Al Jazeera, sarebbe stata circondata da un fossato pieno di petrolio.

I jihadisti dell’ISIS lo utilizzerebbero come “fiume di fuoco” per proteggersi dall’attacco imminente. In tali condizioni, e con i bombardamenti aerei della coalizione a guida USA, è chiaro che il sito della capitale assira di Ninive è a fortissimo rischio di devastazione, per non parlare della popolazione.

Vorrei lanciare un appello alle autorità italiane, alla Presidenza della Repubblica  e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, affinché il governo italiano faccia pressione su quello statunitense per mitigare i danni ai popoli e al loro incredibile retaggio storico. Quello che perderemo, sarà perso per sempre.
Spero che a questo mio appello si uniscano i colleghi archeologi e la società civile.
Paolo Brusasco
http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2016/10/mosul-fall-great-cost-161018081625917.html
https://www.middleeastmonitor.com/20160921-daesh-prepares-river-of-fire-to-defend-mosul/


29 settembre 2016

IRAQ
Basi militari e saccheggi nei siti archeologi della piana di Ninive e nella capitale assira

Contestualmente all’avanzata verso Mosul/Ninive da parte delle forze alleate curde e irachene, si registrano nuovi saccheggi e/o costruzioni di basi militari nel sito della biblica Ninive, capitale dell’impero neoassiro nel VII sec. a.C. sotto Sennacherib e Assurbanipal. Immagini satellitari pubblicate dall’American Schools of Oriental Research (ASOR – Weekly Report 103-104) mostrano diverse nuove gallerie scavate sul lato di tell Kuyunjik, l’acropoli principale della città, e sui fianchi dei resti dell’antico sistema murario che per dodici chilometri cingeva la città antica – sistema di fortificazioni già in parte fatte saltare insieme alle principali porte urbiche dallo Stato Islamico la scorsa primavera. La stessa tipologia di gallerie laterali è presente nei siti archeologici di Qara Tepe e Khidr Alyas vicino alla città di Tal Afar, non distante da Mosul. Il fatto che i tunnel siano orizzontali, e non verticali, potrebbe indicare un copione già visto per alcuni siti sumerici del sud dell’Iraq indagati dal British Museum in una ricognizione del 2008: ovvero la creazione di basi militari ricavate nel terreno per nascondere blindati, mezzi pesanti di vario tipo e materiale bellico. Un’operazione già attestata, per esempio, nel sito preistorico e sumerico di  Tell Obeid, nei pressi di Ur, nel sud dell’Iraq, dove si notano le installazioni militari radiali ad opera delle forze irachene durante la seconda Guerra del Golfo.

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Un tunnel scavato nel fianco delle mura di Ninive.
(ASOR CHI/DigitalGlobe; May 2, 2016).

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Sito sumerico di Tell Obeid, fotografato durante l’ispezione di J. Curtis, 6 giugno 2008: vista aerea del tell che mostra installazioni militari radiali.
(Foto British Museum)

 

IRAQ
Bombardamenti Usa sull’Università di Mosul, covo dei miliziani dell’IS

Mentre le forze alleate dei curdi e dell’esercito iracheno intensificano la loro azione congiunta di accerchiamento da nord e da sud della città di Mosul ancora in mano ai miliziani dello Stato Islamico, si registrano danni molto gravi alla prestigiosa Università di Mosul, la più importante dell’Iraq dopo quella di Baghdad, a causa dei bombardamenti da parte della coalizione guidata dagli USA. Fondata nel 1967, l’Università aveva un organico di circa quattromila docenti e oltre trentamila studenti prima dell’avvento dell’IS nel giugno 2014.

Contava di un campus principale, con diverse facoltà tra cui quelle di Economia, Agricoltura, Ingegneria e Scienze Umanistiche – molte delle quali, tra cui Archeologia, Storia dell’Arte, Legge e Scienze Politiche soppresse dai miliziani jihadisti perché considerate contrarie alla legge islamica. Si trovava anche il celebre “Palazzo delle Spade” voluto da Saddam Hussein nel 1994 come centro presidenziale, e quindi occupato dai marines  della 101st Airborne Division durante la seconda guerra del Golfo del 2003.

L’Università di Mosul è stata purtroppo trasformata dall’IS in un centro di ricerca altamente specializzato – e coordinato da scienziati affiliati allo Stato Islamico provenienti da ogni parte del mondo – nella costruzione di ordigni, esplosivi, bombe chimiche e per l’acquartieramento dei combattenti. Da qui la decisione di bombardarne le strutture.

(Amaq News https://www.youtube.com/watch?v=-WqeiF6-YSk)
ASOR – Weekly Report 105–106

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Bombardamento dell’Università di Mosul (marzo-agosto 2016).
(Foto Vice News)

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Distruzione dell’Università di Mosul (agosto 2016).
(Foto Amaq News Agency/Youtube)


18 luglio 2016

IRAQ
L’inizio della rinascita del patrimonio iracheno: l’area alluvionale delle paludi del sud dell’Iraq e i siti sumerici di Eridu, Uruk e Ur appena nominati Patrimonio Unesco

Finalmente una buona notizia. È arrivata oggi l’iscrizione nei siti Patrimonio Mondiale dell’Unesco della suggestiva pianura alluvionale con le paludi del sud dell’Iraq (quattro aree note come Ahwar) e tre dei celebri siti sumerici di Eridu, Uruk e Ur. Le motivazioni sono legate alla straordinaria ricchezza naturalistica e alla grande biodiversità della regione unita alla sua incredibile valenza storico-archeologica.

Ne hanno dato notizia Géraldine Chatelard e il team iracheno del Dipartimento di Antichità che da anni lavorano alla riqualificazione dell’area paludosa che era già stata in parte prosciugata dagli ingegneri di Saddam Hussein negli anni novanta del Novecento per mettere allo stremo le popolazioni indigene sciite dei Madan (gli abitanti della paludi). Dopo anni di sforzi per riportare l’acqua in quelle suggestive terre, sfondando le dighe costruite da Saddam, si è riusciti a restituire al luogo la bellezza originaria che nella Bibbia (Genesi) è considerato il Giardino nell’Eden.
Dal punto di vista storico, si tratta del cuore pulsante dove sono sorti i primi centri urbani della Mesopotamia, una regione che ha subito pesanti saccheggi dopo le guerre del Golfo.

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Le paludi del sud dell’Iraq appena nominate Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
(Foto da https://vimeo.com/172279035)

La sumerica Eridu, città antidiluviana, che nella Lista Reale Sumerica viene designata come “il luogo dove per prima scese dal cielo la regalità”, vanta diversi livelli obeid con le attestazioni degli edifici centrali (templi e centri direttivi) inglobati nella ziqqurrat di Enki, dio delle acque, e le prime ceramiche connotanti la fase obeid (VI-V millennio a.C.).

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Eridu: vista del tell (collina archeologica) principale con la ziqqurrat di Enki.
(Foto British Museum)

Uruk, uno dei primissimi centri urbani della storia, diviene nel periodo protourbano (c 3500-3000 a.C.) una delle principali metropoli del Vicino Oriente, con i due enormi santuari dell’Eanna (santuario-palazzo di Inanna) e dell’alta terrazza di Anu.

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Uruk, santuario dell’alta terrazza di Anu: Steingebäude (edificio in pietra) forse cenotafio di Dumuzi, il dio pastore.
(Foto British Museum)

Ur, infine, con le ricchissime necropoli protodinastiche messe in luce da Leonard Woolley negli anni venti del Novecento, rappresenta poi con la Terza Dinastia la più importante e meglio conservata capitale sumerica del III millennio a.C. Esempio emblematico sono la ziqqurrat di Ur-Nammu (in parte ricostruita nella seconda metà del Novecento) e i mausolei reali.

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Ur: la ziqqurrat di Ur-Nammu (2112-2095 a.C.).
(Foto British Museum)

È auspicabile che la loro nomina a siti Patrimonio Unesco possa segnare l’inizio di una fase di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale iracheno, dopo anni di distruzioni e negletto.

Unesco: http://whc.unesco.org/en/list/1481

Non perdetevi lo straordinario video!
https://vimeo.com/172279035


16 luglio 2016

SIRIA
Palmira, un’altra Babilonia: la base militare russa sul sito archeologico Patrimonio Unesco

Tutti abbiamo gioito per la liberazione di Palmira quando nel marzo scorso, dopo circa dieci mesi di occupazione da parte dei miliziani dell’IS, le truppe governative siriane con l’appoggio russo hanno strappato la città alle forze del sedicente Stato Islamico. Tuttavia, dopo le drammatiche distruzioni intenzionali dei miliziani jihadisti – precedute purtroppo dalla costruzione di una base militare da parte delle forze di Assad, e contestualmente da saccheggi estensivi nel sito archeologico – una ennesima minaccia incombe sul sito Patrimonio Unesco.

La costruzione di una nuova base militare nell’area della Necropoli Nord, ubicata sul versante settentrionale del sito in prossimità della città moderna di Tadmor e del Museo di Palmira, che, secondo le fonti russe, sarebbe stata allestita per portare a termine l’opera di sminamento del sito archeologico. Sebbene poco indagata, la Necropoli Nord vanta una notevole estensione e una straordinaria serie di tombe a torre, ipogei e templi funerari del I-III sec. d.C. che, anche se meno conosciuti al pubblico, per ricchezza e varietà eguagliano le più celebri tombe della “valle dei sepolcri”.

Un recente rapporto dell’ASOR (The American Schools of Oriental Research) Cultural Heritage Initiatives, che riprende documenti e filmati pubblicati da diversi mezzi di stampa, ripropone una serie di sconcertanti immagini della base militare, sia da terra sia dal satellite. Come si evince anche da un video della AFP (Agence France-Presse) news agency, la base, edificata tra aprile e maggio 2016, è composta da una grande spianata rettangolare, circondata da una recinzione metallica e filo spinato, con all’interno una serie di strutture che vanno dai container alle tende, da una cucina da campo a grosse parabole satellitari; si trovano inoltre un eliporto, due nuove strade pavimentate che tagliano il sito, una serie di parcheggi per mezzi pesanti che insistono direttamente su alcuni ipogei, delle banchine triangolari utilizzate come postazioni di artiglieria, e diversi blindati che stazionano nella base e attraversano l’area archeologica.

Se lo scopo di bonificare Palmira è del tutto lodevole, tuttavia non si comprende il motivo per cui si debba sistemare le attrezzature militari nel mezzo del sito stesso. Sembra di vedere un copione già sperimentato a Babilonia in Iraq, quando dopo la seconda Guerra del Golfo tra l’aprile 2003 e il dicembre 2004 venne allestita la base militare alleata (americana e polacca) Camp Alpha che, secondo attendibili stime dell’UNESCO e del British Museum, ha creato un danno irreversibile al sito. Così come la fantastica capitale di Hammurabi e Nabucodonosor II, anche Palmira è soggetta ai traumi causati dalle infrastrutture militari, siano essi le forti vibrazioni causate dagli elicotteri o il passaggio di mezzi blindati che alterano sensibilmente i fragili livelli archeologici della Necropoli. La lezione di Babilonia non è purtroppo servita.

Rapporto ASOR

AFP video

PALMIRA SATELLITARE PRIMA DELLA BASE

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Palmira: foto satellitare prima (sopra) e dopo (sotto) la costruzione della base militare russa nella Necropoli Nord. (Foto da ASOR Cultural Heritage Initiatives, ASOR CHI/DigitalGlobe, 25 maggio, 2016)

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Palmira: base militare russa con il castello arabo di ibn Ma’an sullo sfondo. (Foto AFP, 7 maggio, 2016)

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Palmira: blindati nella base militare. (Foto AFP, 7 maggio, 2016)

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Babilonia: base alleata Camp Alpha (2003-2004) accanto al ricostruito palazzo Sud di Nabucodonosor II (604-562 a.C.).


9 luglio 2016

SIRIA
Museo di Palmira: oltre alla distruzione delle statue anche la profanazione della mummie!

Il sedicente Stato Islamico ha pubblicato oggi un breve video propagandistico risalente al periodo di occupazione di Palmira in cui viene mostrata la già nota distruzione con mazze delle splendide sculture funerarie che decoravano le necropoli cittadine. Un elemento di novità sono purtroppo le immagini della profanazione con bulldozer di quattro mummie assai ben conservate, due uomini e due donne, del II-III secolo d.C., nascoste dal Dipartimento di Antichità siriano in un magazzino segreto poco prima della presa di Palmira da parte dell’IS, dopo essere state esposte nel Museo dal 2005. Si trattava di resti umani con una serie di strati di tessuto eccezionalmente conservati. Una grave perdita e un’azione barbara.
http://art-crime.blogspot.it/2016/07/isis-releasesvideo-showing-its.html

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8 giugno 2016

IRAQ
Esplosione del tempio di Nabu a Nimrud

In un nuovo video propagandistico i miliziani dello Stato islamico mostrano la distruzione dei “simboli del politeismo degli infedeli kuffar” – come recita il terrorista che commenta la scena. Quindi si vede l’esplosione del celebre tempio di Nabu, la cosiddetta Ezida di Nimrud, edificato nell’angolo sud-est dell’acropoli principale della città nell’VIII sec a.C. probabilmente dalla regina Shammuramat o dal sovrano Adad-nirari III (810-783 a.C.).

Il tempio, sviluppato su due cortili sul lato orientale, con doppia cella lunga e adyton di tipo assiro era dedicato al dio della scrittura e della sapienza Nabu – figlio del dio babilonese Marduk – e alla consorte Tashmetu; il culto di Nabu aveva assunto una grande rilevanza religiosa anche in Assiria. Il santuario venne ampliato da Sargon II (721-705 a.C.) nel settore nord-ovest con l’aggiunta di un cortile affiancato da una sala del trono e due piccoli santuari dedicati alla divina coppia di Nabu e Tashmetu per l’akitu, la festività annuale del Capodanno in cui attraverso il “matrimonio sacro” avveniva la  rigenerazione della natura.

Il santuario era anche una rinomata “università” e centro del sapere per la presenza di una nutrita biblioteca di testi cuneiformi con presagi astrologici, magici, medici e scritti letterari.
Venne scavato nel XIX secolo dagli archeologi Loftus e Rassam, quindi negli anni cinquanta del Novecento da Max Mallowan e infine fu ricostruito negli anni settanta dal Dipartimento di Antichità iracheno.

Il copione della distruzione è lo stesso di quello che aveva visto l’esplosione sempre a Nimrud del palazzo nord-ovest di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) nel video dell’11 aprile 2015: nel nuovo video si vede in particolare la distruzione e il crollo dell’arcata del principale ingresso del tempio conosciuto come “Fish Gate” per via della presenza  ai suoi lati di due enormi geni protettivi in pietra a forma di tritone (le teste vennero distrutte in antichità) che erano conservati ancora in situ.

Il resto delle strutture del tempio appaiano invece ancora in discrete condizioni. Nuove immagini satellitari pubblicate da UNOSAT (United Nations Operational Satellite Applications Programme) indicano che la distruzione è avvenuta poco prima del 3 giugno 2016. Alla fine di questo nuovo video si sente la voce del jihadista dell’IS che minaccia anche di distruggere le piramidi in Egitto, di cui si mostra la foto, un atto di propaganda e proselitismo non nuovo…
Video

Nimrud Entrata tempio di Nabu Maggio 2008

Nimrud Maggio 2008 Entrata tempio di Nabu)

Nimrud, tempio di Nabu prima della distruzione: l’entrata principale “Fish Gate” con i geni a forma di tritoni che la proteggono ai lati (le teste vennero distrutte in antichità).
Fotografia del maggio 2008, Suzanne E. Bott.

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Nimrud: cella del tempio di Nabu prima dell’esplosione.
Fotografia del maggio 2008, Suzanne E. Bott.

 

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Nimrud: tempio di Nabu durante l’esplosione.
Fotografie del 7 giugno 2016, IS.

 

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Nimrud: tempio di Nabu dopo l’esplosione. Si vede l’arco collassato dell’entrata principale (“Fish Gate”) con il resto delle strutture templari ancora in piedi.
Fotografia del 7 giugno 2016, IS.

 

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Nimrud, tempio di Nabu: dopo l’esplosione in una foto del 7 giugno 2016 (IS), con in primo piano il genio-tritone a protezione della “Fish Gate” ridotto in frammenti, e come era prima della distruzione in una foto del maggio 2008 di Suzanne E. Bot.

 

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Nimrud, tempio di Nabu prima e dopo l’esplosione avvenuta poco prima del 3 giugno 2016. Fotografia UNOSAT (United Nations Operational Satellite Applications Programme)

8 giugno 2016

IRAQ
Ninive. Parziale distruzione della Porta di Nergal

Nella parte inziale dello stesso Video si vede lo spianamento con bulldozer delle mura di Ninive e della Porta di Mashki di cui avevamo già dato conto. Un nuovo dato è il recente attacco alla Porta di Nergal: quello che rimane dei tori alati androcefali (lamassu), già in parte sfigurati e distrutti come si vedeva nel video dl 26 febbraio 2015, sono stati ora rimossi con ruspe, mentre la parte posteriore della porta è stata sfondata.

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Ninive, Porta di Nergal: rimozione dei resti dei tori alati ancora in situ e distruzione della parete posteriore della porta.
Fotografia del 7 giugno 2016, IS.


17 maggio 2016

IRAQ
La distruzione delle porte, delle mura e del “Palazzo senza eguali” di Ninive

Analisi delle immagini di propaganda dell’IS

Il sedicente Stato Islamico ha pubblicato una serie di immagini propagandistiche che mostrano lo spianamento con bulldozer delle fortificazioni di Ninive nei tratti della Porta di Mashki e di Adad, di cui avevamo già dato conto le settimane passate. Il testo e le immagini, pubblicate da “l’Ufficio Amministrativo dell’IS del Vilayet Ninawa”, documentano la “demolizione dei simboli del politeismo della città di Mosul”.

In sequenza si vede l’attacco alle suddette porte, in particolare le arcate in mattoni della Porta di Mashki, la cosiddetta “Porta dell’abbeveraggio” ricostruita dal Dipartimento di Antichità iracheno ai tempi di Saddam Hussein e nel 2009, mentre una fotografia del fregio ricostruito della Porta di Nergal confermerebbe che questo accesso sia ancora in piedi.

Soprattutto colpisce la distruzione del celeberrimo “Palazzo senza eguali” (Palazzo sud-ovest) di Sennacherib (704-681 a.C.) che avevamo già documentato in base alle fotografie satellitari. Dalle immagini pubblicate dall’IS si vede l’attacco alla suite del trono I-V. Una veduta generale della sala V da sud-est, con in primo piano il toro alato androcefalo (lamassu) di protezione del portale che immette alla sala del trono I.

Il toro alato, già in parte frammentario e privo della parte frontale, appare quasi inalterato, tuttavia si notano i resti e le macerie delle mura della sala del trono I e della sala retrostante V. La copertura metallica risulta depredata, i piloni metallici di sostegno crollati e le murature del Palazzo ancora parzialmente in piedi nell’angolo nord-ovest (come appurato anche dalle fotografie satellitari).

L’IS ha pubblicato anche quattro immagini di bassorilievi celebrativi con la raffigurazione delle campagne militari del Levante (i rilievi provengono dalla suite del trono I-V): si vedono fiumi in paesaggi di montagna, cavalli, carri e soldati deturpati verosimilmente nelle loro fattezze iconografiche per motivi ideologici (ma lo stato di conservazione frammentario dei rilievi non permette di appurarlo con certezza).

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Ninive, “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW), suite del trono: Sala V da sud-est, con in primo piano il toro alato androcefalo (nel passaggio verso la Sala del trono I), prima (fotografia Centro Scavi di Torino 2002) e dopo la distruzione dell’IS (foto IS, 16 maggio 2016).

 

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Ninive, “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW): bassorilievi dalla suite del trono I-V.
(Fotografia IS)

 

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Ninive, “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW): bassorilievi dalla suite del trono I-V. (Fotografia IS)

 

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Ninive, particolare della sommità della Porta di Nergal ancora in piedi.
(Fotografia IS)

 

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Ninive, Porta di Mashki (“Porta dell’Abbeveraggio”) prima e dopo la distruzione dell’IS.
(Fotografia IS)

 

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Ninive, Porta di Mashki (“Porta dell’Abbeveraggio”): distruzione dell’IS.
(Fotografia IS)

 

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Ninive, distruzione delle mura nel tratto attiguo alla Porta di Mashki e di Adad da parte dell’IS.
(Fotografia IS)

Fonte delle immagini: http://www.coobra.net/showthread.php?t=9689


10 maggio 2016

IRAQ
Ninive. Spianato il “Palazzo senza eguali” di Sennacherib

Nuove immagini satellitari, supportate da testimoni locali, indicano l’attacco da parte dei miliziani del sedicente Stato Islamico del palazzo sud-ovest (SW), il celeberrimo “Palazzo senza eguali” edificato dal sovrano neoassiro Sennacherib (704-681 a.C.) “per l’ammirazione di tutti i paesi” sull’acropoli principale di Kuyunjik.

Scavato da Austen Henry Layard per il British Museum dal 1847 all’aprile del 1851 – con la scoperta di oltre settanta ambienti decorati da circa 3 chilometri di lastre d’alabastro intagliate con i bassorilievi delle vittorie, delle cacce e delle scene di corte (oltre al rinvenimento di parte della famosa biblioteca di Assurbanipal) –, il palazzo venne successivamente indagato dagli archeologi inglesi William King (1903-4) e dal giovanissimo Max Mallowan (1931-32). L’area della suite del trono, purtroppo quella interessata dalle distruzioni recenti, venne quindi restaurata e musealizzata con l’allestimento di un grande parco archeologico negli anni Sessanta del Novecento dal Dipartimento Iracheno delle Antichità sotto la direzione di Tariq Madhloom.

Infine l’Università di Berkeley nel 1987 riprese ulteriori indagini nel sito e J.M. Russell studiò lo stato di conservazione dei rilievi parietali rimasti in situ (la gran parte della lastre era stata infatti inviata al British Museum da Layard). Era evidente il forte degrado in cui versavano le fragili lastre in alabastro gessoso, esposte all’urto degli agenti atmosferici – fatto appurato inoltre dalla campagna stereo-fotogrammetrica e petrografica attuata nel 2002 dagli esperti del Centro Scavi di Torino e dalla immagini del 2013 pubblicate dal Dipartimento di Antichità iracheno.

Le immagini satellitari pubblicate da ASOR Cultural Heritage Initiatives del 2, 8 e 9 maggio 2016 mostrano chiaramente la distruzione con bulldozer delle murature in crudo della suite del trono, in particolare la sala del trono I e le sale retrostanti IV e V. La tettoria metallica di protezione, ripristinata nel 2004 dopo la seconda Guerra del Golfo, risulta anche completamente asportata. Tutte le sculture parietali (ortostati) che decoravano le sale I e V sono stati distrutte e/o razziate, e sembrano rimanere in situ solo alcuni blocchi del lato sud-occidentale della sala V.
Tracce di veicoli pesanti sono visibili all’interno dell’area del palazzo e nella corte antistante l’entrata della sala del trono I.

È verosimile ipotizzare che l’IS da un lato abbia proceduto al furto di quei rilievi ancora in buono stato al fine di immetterli sul mercato clandestino (furti occasionali di rilievi erano già avvenuti nel 1995-96) e, dall’altro, allo spianamento delle strutture meno ben conservate. La distruzione del nucleo principale del palazzo rappresenta una perdita di estrema gravità dal punto di vista storico e archeologico, dal momento che la biblica Ninive e la sua reggia erano il centro propulsore del primo impero universale della storia, caduto nel 612 a.C. sotto l’urto di Medi e Babilonesi.

Alla luce di questi tragici avvenimenti, desta seria preoccupazione la sorte della capitale Ninive, in particolare le altre strutture ubicate sull’acropoli di Kuyunjik, come il palazzo nord di Assurbanipal (668-631 a.C.), il sito in cui H. Rassam rinvenne il famoso ciclo delle grandi cacce al leone (oggi al British Museum), ma anche le aree archeologiche della città bassa.

Google Earth - Palazzo senza eguali

Ninive: immagine Digital Globe (aprile 2016) del “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW) prima della distruzione, con la tettoia ancora visibile.

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Ninive: immagine Digital Globe (2 2016) del “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW) dopo la distruzione.
Rielaborazione da ASOR Cultural Heritage Initiatives
https://www.facebook.com/CulturalHeritageInitiatives/posts/358854640905035

NINIVE- PALAZZO SENA EGUALI SALA V 2013

Ninive: il “Palazzo senza eguali” (Palazzo SW) in una fotografia del 2013 che mostra lo stato di degrado in cui versavano i bassorilievi parietali.
ASOR Cultural Heritage Initiatives
https://www.facebook.com/CulturalHeritageInitiatives/posts/358854640905035


6 maggio 2016

IRAQ
Ninive. Saccheggi, costruzione di infrastrutture e aggiornamento sulle mura

L’American School of Oriental Research (ASOR Cultural Heritage Initiatives) ha reso noto che la distruzione delle mura di Ninive riguarda la Porta di Mashki e quella di Adad, mentre la Porta di Nergal sarebbe ancora intatta (a parte la distruzioni dei tori alati androcefali del febbraio 2015).
La fonte locale che aveva fornito le immagini delle distruzioni, pubblicate anche da noi su questa rubrica, aveva identificato erroneamente la Porta di Adad con quella di Nergal (entrambe insistono sul lato nord delle mura).

Tuttavia le notizie non sono incoraggianti: le immagini satellitari confermano la distruzione della Porta di Adad e di Mashki e di lunghi tratti dello spettacolare sistema di fortificazioni merlate, in crudo e pietra, sul lato nord-occidentale e settentrionale della città. Inoltre il satellite, e alcuni testimoni locali, evidenziano la presenza di aree interessate dai saccheggi: in particolare sarebbero state razziate pregiate sculture parietali che decoravano il celeberrimo palazzo sud-ovest, “la reggia senza eguali” che il sovrano Sennacherib (704-681 a.C.) aveva edificato in oltre dieci anni di lavori sull’acropoli di Quyunjik; gli scavi clandestini interessano diversi settori della città, specialmente l’area dell’acropoli principale. A questi gravi danni si aggiunge un fenomeno non nuovo: lo sviluppo urbano incontrollato, con la costruzione di due strade che attraversano il sito e di un nuovo ponte sul fiume Khosr.

NINIVE MAPPA

Immagini da ASOR Cultural Heritage Initiatives
https://www.facebook.com/CulturalHeritageInitiatives/posts/357880997669066

Porta di Nergal dal satellite, 2 maggio 2016

Porta di Nergal, foto 2 maggio 2016. La Porta risulta intatta.

 

Porta di Adad, dal satellite, 1 aprile 2016

Porta di Adad dal satellite, 2 maggio 2016

Porta di Adad prima (1 aprile 2016) e dopo la distruzione (2 maggio 2016).

 

Porta di adad e tratto di mura dal satellite, 1 aprile 2016

Porta di Adad e tratto di mura dal satellite, 2 maggio 2016

Tratto delle mura di Ninive e della Porta di Adad prima (1 aprile 2016) e dopo la distruzione (2 maggio 2016).

 

Porta di Mashki dal satellite, 1 aprile 2016

Porta di Mashki dal satellite, 2 maggio 2016

Tratto delle mura di Ninive e della Porta di Mashki prima (1 aprile 2016) e dopo la distruzione (2 maggio 2016).

 

Immagine satellitare di un tunnel di scavo candestino a Ninive

Immagine satellitare di un tunnel di scavo clandestino a Ninive.

 

Immagine satellitare del fiume Khosr a Ninive, 1 aprile 2016

Immagine satellitare del ponte costruito sul Khosr, 2 maggio 2016

Immagine satellitare del fiume Khosr a Ninive prima (1 aprile 2016) e dopo (2 maggio 2016) la costruzione del ponte.


21 aprile 2016

IRAQ
Le devastanti immagini della distruzione della Porta di Mashki e di Adad

Purtroppo sono giunte alcune devastanti immagini sulla distruzione della Porta di Adad e di Mashki, di cui abbiamo fornito il resoconto la settimana scorsa. Nelle foto si vedono i resti della Porta di Adad con in lontananza un bulldozer. Anche di quella di Mashki non sembra rimanere più nulla come si evince dalle rovine in secondo piano dietro il cartello che indica la porta stessa. Fonti locali sosterrebbero che lo Stato Islamico starebbe spianando anche dei tratti delle poderose fortificazioni della biblica Ninive, la capitale neoassira di Sennacherib e Assurbanipal.

Queste distruzioni intenzionali, che non sono nemmeno “giustificate” dal pretesto dell’attacco ai “falsi idoli” visto che le porte in questione (a parte quella di Nergal) non avevano tori alati androcefali, indicherebbero un’azione propagandistica dell’IS atta a riaffermare il suo potere in un momento di particolare debolezza politico-militare: sarebbe imminente l’offensiva delle forze alleate irachene per riprendere Mosul, la città moderna dove si trova l’antica Ninive.

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Immagini tratte dal Cultural Heritage Initiative (CHI), American Schools of Oriental Research, pubblicate sul National Geographic:
http://news.nationalgeographic.com/2016/04/160419-Islamic-State-ISIS-ISIL-Nineveh-gates-Iraq-Mosul-destroyed/


18 aprile 2016

SIRIA
Ultime da Palmira

Prime esclusive immagini di Palmira da un drone russo
La televisione russa ha trasmesso le prime straordinarie immagini dall’alto di Palmira girate dopo che il sito Patrimonio Unesco e la città moderna sono stati riconquistati recentemente dalle forze di Assad con il supporto russo. Nel video, il drone mostra i resti in rovina dell’area limitrofa al teatro, con la Corte della Tariffa e l’agorà con portici corinzi in discrete condizioni. Si vede quindi in primo piano il celeberrimo teatro provinciale romano del II secolo d.C. senza apparenti danni strutturali alla cavea e al palcoscenico scandito da esedre e nicchie. Viene quindi ripresa la Grande Via Colonnata, che appare in buone condizioni, e la distruzione dell’Arco monumentale severiano con in lontananza il tempio di Bel raso al suolo. Sul lato opposto del teatro si nota anche il tetrapilo, monumento con quattro piedistalli colonnati, solo parzialmente danneggiato. Un quadro quindi incoraggiante per quanto riguarda la conservazione dei monumenti di cui non si aveva notizia (l’agorà, il teatro e le mura).
Video Russian TV: https://www.youtube.com/embed/zFHcIm9F41w

Il Leone di Allat si può ricostruire dai pezzi originali!
Il direttore del Dipartimento di antichità siriano, Maamoun Abdulkarim, ha recentemente dichiarato che “le rovine di Palmira appaiono in buone condizioni, molto meglio di quello che ci si poteva aspettare”. Abbiamo certo perduto due gioielli come i templi di Bel e Baal Shamin così come l’arco trionfale severiano e almeno sette spettacolari tombe a torre, fatti saltare dallo Stato Islamico, ma ci sono buone notizie per la conservazione generale degli altri monumenti storici. Non solo: del tempio di Bel sono rimasti ancora i blocchi che permetterebbero una anastilòsi: il restauro dei pezzi originali. Ma anche quello di Baal Shamin verrà presto ricostruito con il supporto dell’Unesco.

La notizia sensazionale è il recupero dei frammenti del celeberrimo Leone di Allat (I sec. a.C.), simbolo della nota divinità femminile panaraba; Maamoun Abdulkarim sostiene (come si vede nella foto qui allegata) che si potranno rimettere insieme i pezzi originali della mastodontica statua di 15 tonnellate distrutta dallo Stato Islamico la scorsa estate 2015 (distruzione di cui avevamo dato conto sulla pagina facebook di AV). Un annuncio di buon auspicio visto che il leone era considerato irrecuperabile. Danni più strutturali sono invece visibili nel Castello musulmano, la roccaforte che svetta su Palmira costruita in età ayyubide (XIII sec.) e riedificata nel XVI sec. dall’emiro druso Fakhr-al-Din ibn Ma’an.
http://www.dailymail.co.uk

Prime immagini del Museo di Palmira
Il Dipartimento di Antichità siriano (DGAM) intanto ha pubblicato le prima esclusive immagini delle rovine di Palmira che documentano lo stato di conservazione del sito, e soprattutto le fotografie del Museo di Palmira. Oltre 400 sculture, generalmente busti funerari provenienti dalle necropoli cittadine, vennero evacuate dal museo pochi giorni prima dell’arrivo dello Stato Islamico nel maggio 2015, ma erano rimaste in situ diverse statue di grandi dimensioni e inamovibili. Dalle foto del DGAM appare come queste ultime siano state sfigurate e fatte a pezzi dall’IS ma in maniera che non comprometterebbe un loro restauro a partire dai pezzi originali.

Intanto, sono stati resi noti altri sconcertanti dettagli sulla distruzione del museo dopo una prima visita a metà aprile da parte di archeologi polacchi guidati da Bartosz Markowski, del Polish Archaeological Center dell’ Università di Varsavia. Il Museo di Palmira si presentava in condizioni pietose, tutte le 200 sculture rimaste in situ sono state distrutte con mazze, in particolare decapitate e private delle mani, mentre un numero imprecisato di capolavori è stato rubato. Gli archeologi polacchi hanno impiegato una settimana a raccogliere i frammenti dei reperti che sono poi stati messi al sicuro al Museo di Damasco. Molti di essi potranno essere restaurati a partire dai pezzi originali ma certamente sarà impossibile restituire appieno il loro originario splendore. Un fatto inquietante: l’archeologo Markowski sostiene che “il museo presentava anche notevoli danni strutturali dovuti ai bombardamenti aerei”.

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Le prime immagini del Museo di Palmira
(Foto DGAM) – http://www.dgam.gov.sy/index.php?d=314&id=1957

 

Il futuro di Palmira
Nonostante le note di ottimismo, rimangono da verificare i danni causati al sito dai bombardamenti aerei russi e siriani e dal suo uso come base militare delle forze del regime. Intanto, le forze russe stanno inviando ingegneri, artificieri e robot per avviare un piano di sminamento delle antiche rovine di Palmira. Solo dopo la bonifica del sito, che l’IS aveva pesantemente minato, si potranno stilare le somme dei danni e avviare un progetto di restauro. Un interessante reportage di RTnews mostra nuove immagini di Palmira e del Museo distrutto, con l’intervista esclusiva al direttore del Dipartimento di Antichità siriano, Maamoun Abdulkarim.

Reportage RTnews su Palmira:
https://www.youtube.com/watch?v=IERftLWF9SQ
https://www.rt.com/news/337414-russia-palmyra-mine-robots/


15 aprile 2016

IRAQ
Ninive. Spianata la Porta di Adad e le mura attigue

In questi giorni, una dopo l’altra le celebri porte di Ninive starebbero soccombendo alle distruzioni dello Stato Islamico. Purtroppo nuove sconcertanti notizie ci giungono dall’Iraq secondo le quali i miliziani avrebbero spianato con bulldozer la Porta di Adad, dio della tempesta, ubicata sul lato nord delle mura poco distante dalla Porta di Nergal. Anche il tratto delle fortificazioni tra questi due accessi monumentali sarebbe sotto attacco.
La Porta di Adad, sebbene parzialmente ricostruita negli anni Sessanta dal Dipartimento di Antichità iracheno, presentava eccezionali strutture murarie originali (in crudo) dell’VIII-VII sec. a.C., ancora visibili nella sezione
anteriore del passaggio voltato. Se confermate da immagini queste terribili notizie non possono che destare seria preoccupazione per la sorte di un sito tra i più importanti del Vicino Oriente antico.

PORTA DI ADAD-NINIVE
La Porta di Adad prima della distruzione


15 aprile 2016

IRAQ
Ninive. Distrutte le mura e la Porta di Nergal

Fonti locali riferiscono che giovedì 14 aprile i miliziani dell’IS hanno distrutto completamente con bulldozer un tratto delle mura e quel che resta della Porta di Nergal, dio dell’oltretomba, sita sul lato nord di Ninive.
All’interno della struttura, riedificata negli anni settanta, si trovava il Museo di Nergal, due stanze che contenevano alcuni rilievi neoassiri, sculture e calchi moderni già distrutti dall’IS nel video del 26 febbraio 2015. Nello stesso video, si vedevano i miliziani che sfiguravano con mazze e seghe elettriche i grandi tori alati androcefali (lamassu) che ne proteggevano l’ingresso (scavati da Layard a metà dell’Ottocento).

La notizia è inquietante se letta alla luce delle recentissima distruzione della Porta di Mashki. Sembra che ora l’abbattimento degli idoli non sia più sufficiente, ma i terroristi stiano attaccando anche le strutture murarie e le porte della città biblica di Sennacherib (VIII sec a.C.).

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La Porta di Nergal prima della distruzione


11 aprile 2016

IRAQ
Attacco alle mura e alle porte monumentali di Ninive

Purtroppo notizie da fonti locali attendibili mi hanno comunicato (tuttavia non sono pervenute ancora immagini) dello spianamento con bulldozer da parte dello Stato Islamico della celebre porta urbica di Mashki a Ninive. Anche se ricostruita in crudo negli anni di Saddam Hussein e quindi nel 2009, il monumento è di straordinaria importanza storica: si tratta della “Porta dell’abbeveraggio” citata nelle fonti del sovrano neoassiro Sennacherib (704-681 a.C.), utilizzata per condurre le mandrie ad abbeverarsi nelle acque del fiume
Tigri che scorre nelle vicinanze. Si trova sul lato occidentale delle fortificazioni di Ninive, poco a nord dell’acropoli principale di Kuyunjik.

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Si teme anche per l’integrità di queste spettacolari opere di difesa in crudo: di 12 chilometri di perimetro, larghe sino a 45 metri, alte oltre 10, rivestite in pietra e protette da torri merlate, cingevano la capitale di 750 ettari – la città che la Bibbia descrive come “larga tre giornate di cammino” (Libro di Giona 3,3). In antichità, quindici porte turrite, che portavano i nomi dei principali dei del pantheon mesopotamico, si innalzavano per oltre 23 metri sul livello di campagna. Quella di Nergal (sul lato nord delle mura), protetta da tori alati androcefali, è stata distrutta dall’IS, come si ricorderà, nel video del 26 febbraio 2015.


21 marzo 2016

SIRIA
Aleppo Città Fantasma

Nuove e scioccanti immagini sulle condizioni della cittadella e dei quartieri storici limitrofi
I bombardamenti degli aerei russi e delle forze del regime siriano durante la conquista di Aleppo hanno recentemente colpito una serie di moschee storiche, tra cui quella di Al-Khayrat. Una troupe di France 24 guidata dalle milizie di Assad è riuscita a filmare, per la prima volta nel corso di questi cinque anni di guerra civile, il disastro delle distruzioni che si sono verificate a causa dello scontro tra le forze governative e le varie fazioni ribelli, sia all’interno della cittadella sia nei quartieri storici limitrofi, recanti le tracce del vecchio sistema a zonizzazione in isolati regolari della città ellenistica.

Le immagini sono confermate anche dalle fotografie scattate con droni tra il 25 e il 31 gennaio 2016 che il Dipartimento di Antichità siriano (DGAM) ha postato il primo febbraio sulla sua pagina telematica. Dalla primavera 2014, il gruppo islamista dell’Islamic Front ha fatto esplodere gallerie sotterranee minate distruggendo edifici storici sul lato meridionale della cittadella come le moschee-madrase Khusrawiyah e Sultaniyah, il Carlton Citadel Hotel (noto come l’Ospedale ottomano Ghouraba), il Khan as-Shouneh (1546), il Grand Serail (età mandataria, 1936) e il Matbakh al-Ajami (palazzo zenghide, XII sec.), mentre i Souq al-Zarb (mercato del conio di età mamelucca) e Qara Qamash (mercato tessile ottomano) sono stati bruciati dal fuoco dei combattimenti dal 2012 a oggi.

Si tratta di edifici di straordinaria rilevanza storica: la moschea Khusrawiyah è il primo importante monumento ottomano della Siria terminato nel 1547 su commissione del governatore di Aleppo Khusruv Pasha; la madrasa e moschea Sultaniyah (1225) è la tomba del grande sultano al-Zaher Ghazi, terzogenito di Saladino.

La cittadella di Aleppo
Le immagini mostrano danni apparentemente meno evidenti all’interno della cittadella di Aleppo, anche se sono visibili colpi di mortaio sulle strutture murarie delle fortificazioni, con crolli, macerie e resti di granate in vari punti. Il nucleo più antico della città, risalente al II millennio a.C., svetta su un’altura naturale di 55 metri di altezza rinforzata da terrapieni e possenti murature in pietra che si sono sviluppate dall’età seleucide e bizantina sino alle dinastie musulmane zenghide, ayyubide e mamelucca.

Nelle immagini sono visibili danni superficiali alla splendida entrata monumentale, decorata con draghi e leoni, una delle opere di difesa più straordinaria del Vicino Oriente medievale. Nel video si notano anche sacchi di sabbia collocati a protezione di un rilievo neoittita dal Tempio del dio della tempesta Adad, scoperto alla fine degli anni novanta del Novecento e risalente al II-I millennio a.C.; si vede quindi la grande Sala del Trono, originariamente residenza di al-Zaher Ghazi, poi riedificata dal governatore mamelucco Jakam Saif ad-Din, e la Grande Moschea (Jami’ al-Kabir), fondata (come quella di Abramo) dalle dinastie zenghide e ayyubide.

France 24 video:
http://www.francetvinfo.fr/monde/revolte-en-syrie/document-france-2-syrie-au-coeur-de-la-vieille-ville-d-alep-ravagee-par-la-guerre_1284019.html

Immagini dal Dipartimento Siriano di Antichità (DGAM):
http://www.dgam.gov.sy/?d=314&id=1903

Il futuro di Aleppo
Una nota positiva è la recente nascita di un progetto di ricostruzione di Aleppo da parte di un gruppo di esperti siriani espatriati a Budapest (Center for Conflict, Negotiation and Recovery – CCNR – at the Central European University in Budapest), che hanno lanciato una piattaforma telematica e stanno raccogliendo e documentando le meraviglie storiche della loro città cercando di coinvolgere la popolazione locale per pianificare la ricostruzione dei monumenti distrutti una volta terminato il conflitto. thealeppoproject.com

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Entrata della cittadella di Aleppo.
(Foto DGAM 2016)

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In primo piano l’entrata della cittadella di Aleppo, con la distruzione della moschea Khusrawiyah e del Khan al-Shouneh (in alto a destra), e del Grand Serail e la moschea Sultaniyah (in alto, centro-sinistra). Foto DGAM 2016

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La cittadella di aleppo vista dalla via attigua di al-Jamaa al-Umawi.
Foto DGAM 2016


24 febbraio 2016

SIRIA
Bombe sulla cittadella di Bosra

Le micidiali bombe a barile lanciate dagli elicotteri dell’esercito regolare di Assad il 22 dicembre 2015 colpiscono la cittadella di Bosra, capitale romana della provincia imperiale di Arabia, già capitale del regno nabateo, e Patrimonio Unesco dal 1980. Lo ha riferito e documentato con eloquenti immagini il Bosra al-Sham Department of Antiquities e il Syrian Observatory for Human Rights.

È stato pesantemente bombardato il settore occidentale del sito, con gravi danni allo straordinario teatro romano in pietra basaltica del II sec. d.C. (età traianea) e all’imponente fortificazione di età ayyubide del XIII sec. che lo circonda. Del teatro sono state colpite alcune colonnate del cortile, mentre la torre occidentale della cittadella è crollata.

Si tratta di uno dei teatri meglio conservati del Mediterraneo con una cavea contenente almeno 6000 spettatori. La cittadella venne iniziata dagli Omayyadi e dai Selgiuchidi, prima di essere completata dal sultano di Damasco al-Adil (figlio di Nur ed-Din), al fine di munire la città contro gli attacchi dei Crociati.

L’intervista con il direttore del Bosra al-Sham Department e le immagini delle distruzioni pubblicate da Orient News: https://www.youtube.com/watch?v=3melGaveV-s


7 febbraio 2016

SIRIA

Dopo i saccheggi e il campo terroristico, Ebla bombardata dai raid aerei russi

Alle ore 11 del 12 novembre, caccia russi hanno bombardato il sito archeologico di Ebla, in particolare il lato orientale dell’acropoli, causando danni e un cratere visibile al suolo. Si tratterebbe dell’area limitrofa al centro ufficiale del potere con i palazzi e templi principali della Ebla protosiriana (2400-2250 a.C.). Lo ha riferito, dopo un sopralluogo di verifica il 13 novembre 2015, il team del Day After Heritage Protection Initiative, un progetto di tutela diretta da Dr. Amr Al-Azm, già membro del Dipartimento di Antichità Siriano e ora docente di Antropologia e Storia del medio Oriente all’Università di Shawnee nell’Ohio.

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Ebla: la freccia indica l’area dell’acropoli colpita dai bombardamenti russi con i danni visibili sul terreno (foto in basso)

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Colpite dai raid russi anche le “città morte” bizantine del nord ella Siria, Patrimonio Unesco dal 2011

Alla fine di ottobre 2015, i raid russi, facendo uso delle micidiali munizioni a grappolo, hanno colpito anche due celeberrimi villaggi bizantini del nord della Siria: Shinshara e Serjilla (provincia di Idlib), in un’area che risulta al di fuori del territorio controllato dallo Stato Islamico. Serjilla è uno dei centri bizantini meglio conservati e data a partire dai primi secoli dell’era cristiana. Anche Shinshara, appartenente ai periodi ellenistico e bizantino, è Patrimonio Unesco e fa parte del parco archeologico di Bara and Serjilla. Si tratta di siti caratterizzati da una ricca varietà di edifici storici, tra cui bagni, chiese e raffinate tombe.

Immagini e fonti: http://dgam.gov.sy/?d=314&id=1821
ASOR Cultural Heritage Initiatives (CHI)


20 gennaio 2016

IRAQ
Immagini satellitari confermano la distruzione di Dair Mar Elia a Mosul

Immagini satellitari confermano la distruzione nell’agosto 2014 di Dair Mar Elia a Mosul, il più antico monastero cristiano dell’Iraq. Continua purtroppo la “pulizia culturale” delle minoranze etnico-confessionali dell’Iraq da parte dello Stato Islamico. Recenti foto satellitari mostrano inequivocabilmente la distruzione con bulldozer e dinamite di uno dei più celebri e antichi monasteri cristiani della regione.

Fondato alla fine del VI secolo dal monaco assiro (Mar) Elia, poi divenuto sede della chiesa siriana ortodossa e quindi caldea, il monastero era uno dei luoghi di pellegrinaggio cristiani più importanti dell’Iraq. Su una collina prospicente la città, svettava con oltre una trentina di stanze per i monaci, santuari e cappelle.

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La Messa nel 2010 a Mar Elia per i soldati USA

Nel 1743, venne attaccato e oltre cento monaci che si rifiutarono di convertirsi all’Islam furono messi a morte su ordine di Nadir Shah, fondatore della dinastia persiana degli Afsharidi. Rimasto in rovina sino all’inizio del XX secolo, fu teatro di battaglia durante la seconda Guerra del Golfo dell’aprile 2003, quando le truppe americane della 101st Airborne Division occuparono la struttura. Ma neanche allora venne risparmiato: graffiti e deturpazioni di vario tipo alterarono gli splendidi affreschi murali finché uncappellano dell’armata, compresa la straordinaria importanza storica del luogo, iniziò un piano di tutela e conservazione sviluppato dopo il 2008 con una ricognizione scientifica del 94th Engineer Battalion.

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Immagini satellitari che testimoniano la distruzione di Mar Elia

 

SIRIA
E in Siria il saccheggio continua

Dobbiamo sottolineare, tuttavia, come lo Stato Islamico non sia l’unico a perpetrare crimini contro il patrimonio culturale: secondo un recente rapporto di Ma’moun Abdelkarim, direttore del DGAM (Dipartimento delle Antichità Siriano), bande di terroristi e di contrabbandieri starebbero saccheggiando in modo sistematico l’area archeologica della provincia di Quneitra nell’estremo sud della Siria – in particolare l’antico villaggio di al-Rafid e i siti di al-Mahir, al-Ahmar, and al-Hawi al-Gharbi, ricchi di chiese e strutture funerarie di età bizantina e islamica, in un area quindi che non sarebbe sotto il controllo di forze jihadiste ma di semplici oppositori del regime di Assad.
Troppo spesso si dimentica che tutte le forze in campo commettono atti criminali contro i beni artistici della Siria e dell’umanità.


21 dicembre 2015

IRAQ
Distruzioni lapide tombali a Mosul

Purtroppo l’anno finisce nell’insegna di altre distruzioni intenzionali. Come dimostrano le immagini, i miliziani dello Stato Islamico hanno iniziato una campagna di sistematica distruzione dei cimiteri cittadini di Mosul, in particolare le lapidi tombali (dette Shahid).

Mosul vanta oltre diciassette cimiteri musulmani tra cui quelli di Bab al-Tob, al-Mishahda, Bab al-Maidan, Sheikh Fathi, Sheikh Hanash, al-Kawazin, Nabi Sheet e Imam Abdul-Rahman, molti di essi sono edifici storici di età medievale e rappresentano un distintivo tratto culturale della città. Anche quelli cristiani continuano ad essere colpiti.

Secondo Ihsan Fethi, membro dell’Associazione degli Architetti Iracheni, le distruzioni avverrebbero per mano di prigionieri di minoranze etnico-confessionali al fine di assicurarsi una qualche forma di redenzione (i.e. salvarsi la vita).
Un altro vile attacco all’umanità tutta, alla memoria e alla storia.

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3 novembre 2015

SIRIA
La fine di Palmira

Purtroppo l’Association for the Protection of Syrian Archaeology, sito telematico gestito da archeologi e studiosi siriani espatriati, ha appena pubblicato un video che conferma la distruzione da parte dello Stato Islamico dell’arco trionfale di Palmira, celeberrima opera del III sec. d.C. che fungeva da cerniera di svolta sulla via colonnata. Le immagini parlano da sole.
https://www.facebook.com/apsa2011
https://www.youtube.com/watch?v=pS92hUHq34k&feature=youtu.be


Contrabbando di reperti da Siria e Iraq

Intervista del 6 ottobre 2015 rilasciata dal professor Paolo Brusasco a “Repubblica” sulla filiera criminale del contrabbando di reperti da Siria e Iraq
Leggi l’intervista


8 ottobre 2015

SIRIA
Palmira. Minato il teatro romano

Le autorità siriane del Ministero della Cultura hanno ricevuto un rapporto confermato dagli abitanti di Palmira secondo il quale i miliziani dello Stato Islamico avrebbero minato recentemente il teatro di Palmira, gioiello dell’arte romana del II secolo d.C., per altro anche noto per le recenti esecuzioni capitali attuate dall’IS. La sua distruzione, secondo il macabro rituale dei terroristi, potrebbe essere imminente.

Il direttore del Dipartimento di Antichità della Siria, M. Abdulkarim, ha dichiarato che si tratta solo di una questione di tempo: Palmira verrà rasa al suolo.
http://sputniknews.com/middleeast/20151006/1028118213/palmyra-syria-isil-theater.html#ixzz3nuKaUFFX


19 settembre 2015

YEMEN
“Arabia Infelice”: l’attacco al passato dello Yemen

L’Arabia Felix dei classici sta subendo una pesante devastazione che non ha precedenti nella storia del Paese, una guerra settaria tra sciiti e sunniti che ricorda il conflitto siriano e iracheno ma che non ha catturato l’attenzione dei media. Negli ultimi sei mesi, i raid aerei della coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita, mirati a colpire i ribelli Houthi di credo sciita, hanno distrutto oltre 36 siti di interesse storico e archeologico. Tra questi, nella capitale San’a (Patrimonio Unesco), i raid hanno distrutto alcune celebri case-torri edificate in uno stile architettonico in mattoni e pietra risalente all’età preislamica, parte del palazzo reale del sovrano sabeo Ilisharah Yahdub (III sec. d.C.) e una sezione del Museo Archeologico dello Yemen nel palazzo dell’imam; gran parte della città di Sa’da è stata bombardata; inoltre colpita anche l’antica Marib, capitale del regno sabeo, con la famosa grande diga, capolavoro di ingegneria idraulica che smistava l’acqua verso la città, e il sito di Sirwah.

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Immagini bombardamenti sauditi alle case-torri di San’a

Ma proprio ieri fonti di stampa araba hanno ripreso le dichiarazioni di Lamya Khalidi che riportava informazioni e immagini trasmesse dall’American Institute of Yemeni Studies (AIYS) circa il bombardamento mirato della celebre città di Baraqish, l’antica Yathill, la seconda città del regno carovaniero di Ma‘in dopo la capitale Qarnaw, e centro che venne conquistato dal generale romano Elio Gallo nella campagna del 25-24 a.C. in Arabia. In particolare, le immagini pubblicate mostrano la distruzione totale dei due bellissimi templi ipostili A e B, dedicati rispettivamente agli dèi Nakrah e Athtar. Il santuario di Nakrah, dio poliade, rimonta al VII sec. a.C. e rimase in uso sino al I sec. d.C.

Portato alla luce nel 1990-1992 dagli scavi diretti da Alessandro de Maigret, il tempio di Nakrah fu completamente restaurato nel 2004: con pianta quadrata di 13 metri di lato, ha una struttura ipostila e sanctum diviso in cinque navate da quattro file di monumentali pilastri alti 5,50 metri. Anche il muro di cinta di Baraqish è stato distrutto così come la casa della Missione Italiana. Mohannad al-Sayani, direttore dello Yemen’s General Organisation of Antiquities and Museums, lamenta che si potrebbe trattare di distruzioni mirate, per motivi ideologici, ad annientare il patrimonio culturale del Paese, simili a quelle intenzionali perpetrate dallo Stato Islamico in Iraq e Siria.

È difficile stabilire le motivazioni, al di là della follia di una guerra settaria tra sciiti e sunniti; tuttavia, è un dato di fatto che ad Aden, per esempio, vengono prese di mira da parte dei sunniti proprio le moschee sciite dei ribelli Houthi, mentre le milizie qaediste minacciano atti iconoclastici contro gli “idoli” conservati nel museo di Mukallah, e contro due santuari sufi tra cui la antica moschea di Lahj del XIII sec. Una strage per l’incredibile patrimonio culturale dello Yemen che si aggiunge alla crisi umanitaria di un Paese allo stremo delle forze.

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Immagini della distruzione dei templi di Baraqish scavati e restaurati dalla Missione Archeologica Italiana

 

IRAQ
Ricostruzioni devastanti da parte del governo nella città santa di Kerbala

Ha dell’incredibile la notizia fornita dall’architetto iracheno Ihsan Fethi circa la ristrutturazione del celeberrimo santuario dell’Imam al-Hussain a Kerbala nell’Iraq centro-meridionale, luogo di sepoltura del nipote del profeta Muhammed, e terzo imam degli sciiti, dopo che venne trucidato nel 680 d.C. nel più grande scisma della religione musulmana. La moschea, in origine del VII sec. d.C., è stata recentemente interessata dalla copertura dell’esteso cortile (sahn) con una tettoia metallica che sovrasta l’immensa corte circostante, col risultato negativo di ridurre significativamente la visibilità dell’imponente cupola storica dorata che svetta sopra il mausoleo. Per rimediare al danno le autorità hanno preso una decisione quanto meno sconcertante: costruire una nuova cupola che contenga al suo interno quella originale, come una matrioska in un gioco a incastro inverosimile. La comunità di studiosi iracheni ha giustamente lanciato un appello al governo e all’Unesco per fermare lo scempio.

 

SIRIA
IS video sulla distruzione di Mar Elian

Intanto è uscito un video della distruzione lo scorso agosto del monastero cristiano del V sec. di Mar Elian, martire cristiano ucciso dal padre, un soldato romano, per non avere ripudiato la nuova fede.
http://www.clarionproject.org/videos/islamic-state-release-video-monastery-destruction


5 settembre 2015

SIRIA
Palmira. Distrutte sette tombe a torre

Purtroppo, come si temeva, ci sono altre distruzioni. Il direttore del Dipartimento di Antichità della Siria, M. Abdulkarim, ha riferito che fonti locali hanno registrato la distruzione con esplosivo di sette tombe a torre ubicate nelle necropoli di Palmira. Tra queste figura anche la celeberrima tomba di Elahbel, una delle meglio conservate della città. Edificato nel 103 d.C. da una ricca famiglia palmirena, il mausoleo presentava quattro piani e un livello sotterraneo, tutti magistralmente decorati nello stile echeggiante la koiné ellenistico-aramaica e partica.

Inoltre in un recentissimo rapporto di Asor (American Schools of Oriental Research) si vedono immagini satellitari che dimostrano la distruzione intenzionale di altre tre tombe, tra cui quella di Iamliku e di Atenaten colpite tra giugno e agosto 2015.

Non dobbiamo tuttavia farci ingannare da questi atti vandalici: ritengo che le distruzioni intenzionali siano solo una copertura da parte dell’IS per nascondere le prove dei saccheggi perpetrati a Palmira in questi mesi, secondo un format già visto nel sito assiro di Nimrud. Secondo eminenti colleghi, sul mercato internazionale e in particolare a Londra, vi sarebbero già oggetti palmireni in vendita. Cosa aspetta l’Occidente a intervenire?
Paolo Brusasco, Università di Genova
www.asor-syrianheritage.org/special-report-update-on-the-situation-in-palmyra/

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31 agosto 2015

SIRIA
Palmira

Purtroppo le immagini satellitari di Unitar (Nazioni Unite) confermano che il peggio è avvenuto: il tempio di Bel a Palmira del I sec. d.C. è stato fatto completamente esplodere dai miliziani dell’IS.

È stata distrutta la cella con il doppio adyton in cui si venerava il dio semitico Bel, e gli dei del sole Yarhibol e della luna Aglibol.
Si tratta di una perdita gravissima per l’archeologia: insieme al tempio Baalbek in Libano rappresentava il più importante ed esteso santuario di tutto il Vicino Oriente.
www.theguardian.com

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30 agosto 2015

SIRIA
Palmira. Baalshamin: immagini satellitari ne confermano distruzione

Sono giunte immagini satellitari del 25 agosto (satellite francese) che purtroppo confermano anche dal cielo il livellamento del tempio di Baalshamin, come si vede dal confronto con la fotografia del 22 maggio scorso in cui il tempio si ergeva ancora intatto (Pléiades Earth-observation system).
www.bbc.com/news/science-environment-34090536

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25 agosto 2015

SIRIA
Palmira. Distrutto il tempio di Baalshamin

Purtroppo le supposizioni più nere sulla sorte del tempio di Baalshamin a Palmira sono risultate attendibili. Le tremende immagini che ci arrivano non lasciano speranze.

Gli ultimi aggiornamenti ci arrivano sempre dal nostro collaboratore professor Paolo Brusasco (Università di Genova): “Sono state pubblicate sui social media le foto della distruzione del tempio di Baalshamin, divinità semitica occidentale con aspetti assimilabili al dio della tempesta Adad. Il format è sempre lo stesso, quello utilizzato nella capitale assira di Nimrud: uomini del califfato che piazzano le micidiali bombe a barile all’interno e all’esterno delle mura del tempio, che era tra i meglio conservati di Palmira.

Alcuni colleghi mi hanno suggerito che non è casuale l’attacco a Baalshamin, dal momento che il suo culto era associato a quello della dea Allat, citata nel Corano come simbolo di idolatria preislamica. Secondo il direttore delle Antichità Siriane, M. Abdulkarim si tratta del primo di una lunga serie di attacchi a Palmira”.
http://www.independent.co.uk


agosto 2015

IRAQ
La distruzione di Assur

Sempre del professor Paolo Brusasco ecco un aggiornamento, altrettanto catastrofico, sul sito di Assur (in Iraq): «In riferimento alla distruzione della cittadella di Assur, testimoniata da abitanti locali il 28 maggio 2015, sono giunte immagini satellitari che confermano l’esplosione e il livellamento di parte della celeberrima ziqqurrat e del tempio del dio Assur fondato dal re assiro Shamshi-Adad I (1812-1780 a.C.).

Colpiti dall’IS anche il palazzo ottomano dello sceicco Farhan Pasha (capo della tribù Shammar alla fine dell’Ottocento), ubicato all’interno della estesa corte centrale del tempio di Assur e l’archivio con la documentazione di scavo ivi contenuto che è stato bruciato.

Non sono apparentemente visibili invece danni alla porta neoassira di Tabira e alle tombe reali nell’area del palazzo vecchio, ma la copertura metallica installata su queste ultime dal Dipartimento di Antichità iracheno nel 2013 potrebbe celare eventuali interferenze”. Nelle due foto aeree si vede l’area del tempio di Assur subito prima (maggio 2015) e subito dopo l’attacco (giugno 2015).
http://www.asor-syrianheritage.org/syrian-heritage-initiat…/

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IRAQ 2015
Il futuro perduto di città millenarie

I terroristi dello Stato Islamico hanno dichiarato guerra all’Occidente blasfemo e in questo quadro ideologico rientrano le distruzioni metodiche delle testimonianze delle civiltà preislamiche riportate in luce in centocinquant’anni di ricerche archeologiche in Mesopotamia condotte in gran parte dagli Europei
di Paolo Brusasco

Per chi come me ha avuto la fortuna di scavare i siti assiro-babilonesi dell’Iraq, assistere alla disintegrazione delle antiche capitali d’Assiria, di centri rinomati dell’ellenismo come Hatra, o di monasteri cristiani straordinari come Mar Behnam (IV sec.) non può che suscitare una profonda tristezza. […] Da Archeologia Viva n. 172 luglio/agosto 2015

Leggi tutto l’articolo


dicembre 2014 – febbraio 2015

IRAQ
Dopo un relativo periodo di apparente tranquillità, si registrano nuove drammatiche distruzioni intenzionali da parte dell’IS nel nord dell’Iraq

Antica Ninive/Mosul
Sono autentiche le immagini del video pubblicato giovedì 26 febbraio dallo Stato islamico sui social media che mostrano la barbarica distruzione a colpi di martello e trapano delle spettacolari sculture custodite nel Museo di Mosul. Fondato nel 1952 e riallestito negli anni settanta del Novecento in una suggestiva struttura in stile islamico, il Museo è il secondo per importanza dopo l’Iraq Museum di Baghdad e ospita quattro gallerie: la sala preistorica, quella Assira con sculture da Nimrud, la sala di Hatra e quella islamica. Tuttavia, per motivi di sicurezza, gran parte dei 1500 straordinari reperti custoditi nelle vetrine espositive vennero evacuati nel marzo 2003, poco prima della II guerra del Golfo, e inviati all’Iraq Museum di Baghdad dove ora si trovano.

Ad una attenta osservazione dei fotogrammi del video risulta pertanto evidente che molti dei reperti – anche se non tutti – sono delle repliche moderne in gesso in sostituzione degli originali. In particolare, quasi tutti i rilievi assiri mostrati sono copie di quelli preservati al British Museum dopo gli scavi ottocenteschi di H. Layard. Alcune splendide sculture di Hatra, la capitale ellenistica con tratti partici e arabi, sono purtroppo autentiche e quindi risultano perse per sempre. Così come autentico è anche il toro alato androcefalo (lamassu) che nella sezione finale del video di IS viene sfigurato e distrutto con un trapano elettrico: si trova a protezione della porta urbica di Nergal, ubicata nel sistema di fortificazione della città di Ninive che il sovrano assiro Sennacherib (704-681 a.C.) edificò nell’VIII-VII sec. a.C.

Inoltre, un altro spettacolare genio alato a protezione di un’altra porta urbica (non identificabile) è stato distrutto. La motivazione: sempre la stessa pretestuosa applicazione di una fantomatica legge coranica di soppressione degli idoli pagani. Idoli che a seconda della convenienza del momento vengono però contrabbandati da IS sul mercato nero dell’arte. Sembrerebbe inoltre che alcuni reperti originali del Museo di Mosul potrebbero essere stati trafugati dall’IS che si sarebbe limitato a obliterare quelli che per dimensioni era più difficile rimuovere e rivendere.

La cittadella medievale e assira di Tal Afar
Riprese fotografiche documentano le esplosioni occorse il 31 dicembre 2014 nella cittadella medievale di Tal Afar, noto centro dell’Iraq settentrionale a circa 50 chilometri a ovest di Mosul, con importanti resti di età neoassira. Oltre ai danni visibili nelle murature della fortezza, sarebbero in corso scavi clandestini tra le stesse rovine – ha riferito Mohammed Ibrahim al-Baiyati, capo del comitato di sicurezza provinciale iracheno.

https://gatesofnineveh.wordpress.com/2015/02/10/isis-destroys-several-more-sites-in-mosul-and-tal-afar/
www.business-standard.com/article/news-ians/is-militants-damage-ancient-citadel-shrines-in-iraq-114123100681_1.html

Nuove distruzioni di moschee funerarie e chiese cristiane a Mosul
La stessa fonte riporta anche la distruzione a Mosul delle moschee funerarie dell’Imam Muhsin (colpita con un bulldozer) e di Sultan Waiys, e di quelle di Al-Umawiyya e di Al-Fatih nel quartiere orientale di Qasim Al-Khayat di Mosul, con il rapimento dello sceicco Idris al-Noaimi e altri tre civili che avevano cercato di fermare l’operazione. Le moschee sarebbero state fatte esplodere dall’IS perché espressione tangibile di politeismo in quanto ospitavano sepolture al loro interno. Il giornale curdo Rudaw riporta anche l’abbattimento di una chiesa a Mosul, ma non è certo se sia quella di al-Tahira o la chiesa domenicana.
http://www.al-sharq.com/news/details/300157#.VOSnLNJ0xy2
http://rudaw.net/arabic/middleeast/iraq/020220157

Biblioteche di Mosul: circa 2000 libri bruciati?
Secondo l’Associated Press, che riprende testimonianze di cittadini di Mosul, il 31 gennaio 2015, l’IS avrebbe bruciato oltre 2000 libri – perché “non islamici” – dopo averli sequestrati dalla Biblioteca Universitaria, da quella Centrale e Domenicana. Tuttavia una nota pubblicata dall’Oriental Institute dell’Università di Chicago come “rapporto affidabile da Mosul” ridimensiona la notizia e riferisce di furti minori.
http://bigstory.ap.org/article/1ec4e2a1bb5b4dce97faa462478f7c0e/iraqi-libraries-ransacked-islamic-state-group-mosul

 

SIRIA

Secondo il drammatico rapporto pubblicato il 17 febbraio 2015 sul sito ufficiale del DGAM, il Dipartimento di Antichità siriano , nei due noti siti archeologici di Mari e Dura Europos sul medio Eufrate siriano sono in atto sistematici saccheggi da parte di bande di criminali armati, provenienti anche dai paesi confinanti, che operano sotto la direzione dello Stato Islamico. A dirlo sono alcuni membri delle stesse comunità dei villaggi ubicati nei pressi dei siti. IS incentiverebbe i saccheggi, sfruttando anche l’estrema povertà della popolazione locale, e imporrebbe su ciascun reperto la tassa islamica del khums, incrementandola ad addirittura 1/3 (anziché 1/5) del valore del bene. La portata delle distruzioni era nota dalle immagini satellitari pubblicate nei mesi scorsi, ma queste notizie dirette sono particolarmente allarmanti perché si tratta di due siti di primaria importanza, inseriti nella lista provvisoria Unesco di quelli candidati a diventare patrimonio mondiale dell’umanità.
http://www.dgam.gov.sy/index.php?d=314&id=1597

Nuove e importanti misure del Consiglio di Sicurezza dell’ONU su Siria e Iraq
Il 12 febbraio 2015, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2199 che vieta il mercato di beni culturali illegalmente rimossi dalla Siria a partire dal 15 marzo 2011 e dall’Iraq, a decorrere dal 6 agosto 1990. Questa misura, finalizzata alla tutela del patrimonio culturale dei due paesi, mira anche a colpire le principali fonti di finanziamento dell’IS: il commercio clandestino di beni archeologici è al secondo posto dopo il mercato nero del petrolio.
http://uscbs.org/news/breaking-news-resolution-2199-bans-trade-cultural-materials-illegally-removed-syria/


L’Is distrugge le statue per propaganda
«Quel che conta è il racket dei reperti»

Intervista a Paolo Brusasco (Avvenire, 28 febbraio 2015)

Paolo Brusasco manca da Mosul dal 2002. «Già allora la situazione si stava deteriorando – racconta -. Alcune zone della città erano chiamate Kandahar, come per dire che lì comandavano gli emuli dei taleban». Archeologo dell’Università di Genova, Brusasco ha condotto numerose campagne di scavo nel Vicino Oriente ed è stato fra i primi a denunciare il saccheggio in atto nella zona (suo il saggio Tesori rubati, edito nel 2013 da Bruno Mondadori).

Professore, che cosa è veramente successo a Mosul?
Quello che di solito succede nei territori occupati dallo Stato islamico: si vendono i reperti che è possibile smerciare e si distruggono quelli che non hanno mercato. Una logica che può apparire contraddittoria, ma che obbedisce sempre a un criterio di convenienza, economica o ideologica che sia.

È vero che molte delle opere distrutte erano in realtà copie?
Di sicuro non erano copie i libri mandati al rogo nei giorni scorsi. Costituivano il patrimonio del museo di Mosul (il secondo per importanza in Iraq), della biblioteca dei Domenicani e di quella Centrale, che è stata addirittura fatta esplodere. Quanto al museo stesso, vanta una collezione molto articolata, che dalla preistoria arriva fino all’età islamica. Nel 2003, alla vigilia della Seconda guerra del Golfo, non meno di 1.500 pezzi tra i più preziosi, come quelli provenienti dal sito ellenistico di Hatra, sono stati portati in salvo a Baghdad, proprio per evitare razzie e distruzioni simili a quelle che già si erano verificate nel 1991. Quindi sì, ad andare in frantumi sono state più che altro riproduzioni in gesso. E anche i rilievi assiri che abbiamo visto vandalizzare erano repliche: gli originali sono conservati a Londra, presso il British Museum. Diverso, purtroppo, il discorso per quanto riguarda i due grandi tori alati con testa d’uomo.

Le statue colossali sfregiate a colpi di trapano?
Esatto, sono raffigurazioni del lamassu, il genio che vegliava sui portali delle regge assire. Nel famigerato filmato se ne riconoscono due: uno era conservato presso il museo, l’altro era ancora collocato in una delle porte dell’antica Ninive. Il rischio, a questo punto, è che lo Stato islamico voglia distruggere anche le mura.

Ci si è accaniti contro i lamassu perché sono raffigurazioni dolatriche?
Più che altro perché, non essendo trasportabili, non avevano valore commerciale. Nel Corano, del resto, non c’è alcun invito a distruggere gli idoli. Si tratta di un’interpretazione estremistica, tipica della scuola wahhabita, appellandosi alla quale i miliziani dell’Is stanno distruggendo decine di moschee funerarie, considerate luoghi di idolatria perché conservano le tombe di imam, sufi e profeti del passato.

Quanto guadagna lo Stato islamico dal traffico di reperti?
Dopo il commercio illegale di petrolio, questa è la sua seconda fonte di finanziamento, basata su una struttura di tipo mafioso, un vero e proprio racket che prevede il subappalto a bande di criminali locali e sfrutta la complicità di alcuni archeologi professionisti. La cifra complessiva non è nota, tuttavia fonti di intelligence hanno rivelato che, ancora prima della conquista di Mosul, l’Is aveva ricavato 36 milioni di euro dallo sfruttamento di un solo sito di scavi clandestini. Ma il quadro complessivo è ancora più allarmante.

Perché?
Perché lo Stato islamico non è l’unico a trarre profitto da questa situazione. A Beirut, per esempio, sono state sequestrate alcune statue provenienti da Palmira, vale a dire da una parte della Siria che è ancora controllata dalle truppe di Assad. E anche in Turchia procurarsi una tavoletta cuneiforme, una moneta antica o un sigillo è tutt’altro che impossibile.