Nella villa romana di Positano Archeologia vesuviana

Archeologia Viva n. 183 – maggio/giugno 2017
pp. 8-19

di Giovanni Di Maio, Luciana Jacobelli, Maria Antonietta Iannelli e Giuseppina Balassone
a cura di Luciana Jacobelli

I recenti scavi di una lussuosa residenza affacciata sulla Costiera Amalfitana hanno riportato in luce un triclinio con gli straordinari affreschi dell’epoca romana e consentito di ricostruire la dinamica del particolare evento distruttivo indotto dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. che portò al seppellimento della struttura

Con le tipiche case a terrazze aggrappate ai versanti di una baia ben riparata, Positano è uno dei luoghi più belli della Costiera Amalfitana, sempre affollata da turisti. La straordinaria bellezza e la confortevole posizione ne fecero già in epoca romana il luogo ideale per edificarvi una sfarzosa villa d’ozio. A partire dalla seconda metà del II sec. a.C., infatti,  tutta la costa campana vide l’edificazione di lussuose abitazioni dove l’élite romana amava trascorrere il tempo libero (otium) in armonia e bellezza. Di questo immenso patrimonio residenziale restano tracce nella zona flegrea, in quella vesuviana e lungo la costa sorrentina, ma poche sinora erano le testimonianze lungo la costa d’Amalfi.

È dunque di enorme interesse il ritrovamento a Positano di una di queste fastose dimore. In realtà, l’esistenza di una grande villa era nota già dalla metà del Settecento nel periodo delle grandi scoperte archeologiche a Ercolano (1738), Pompei (1748) e Stabiae (1749).  In una breve relazione del 23 aprile 1758 Karl Weber, ingegnere svizzero addetto agli scavi borbonici, riporta che «al lato della Chiesa con campanile posta di fronte alla spiaggia, alla profondità di circa metri 6,70 furono trovati i resti di un edificio antico con pavimento in mosaico bianco».

Aggiunge poi di aver visto poco discosta dalla chiesa una serie di stanze dipinte, ma in cattive condizioni, colonne in stucco rosso e un giardino con vasca. Nel corso del tempo altri importanti resti della villa sono emersi in più punti della cittadina, tanto da far pensare a una  residenza imponente, realizzata su più piani degradanti fin sulla spiaggia. L’estensione dei ruderi fece supporre allo studioso Matteo Della Corte (1875-1962) che la denominazione stessa del sito derivasse dal nome del proprietario della villa, che egli ipotizzò fosse Posides Claudi Caesaris, liberto dell’imperatore Claudio, dal quale deriverebbe il toponimo Positano. […]