La dinastia di Augusto al Museo dell’Ara Pacis

la copia in gesso del ritratto di Gaio adulto di Fondazione Sorgente Gro...

18 maggio 2017


I ritratti della Gens Giulio Claudia appartenenti alla Fondazione Sorgente Group entreranno nella storia degli studi archeologici. Dal 17 maggio le loro copie in gesso fanno parte di un nuovo allestimento del Museo dell’Ara Pacis (promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con Zètema Progetto Cultura), dove vanno a completare la serie già esposta dal 2006.
Il progetto è stato finanziato interamente dalla Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, senza finalità di lucro istituita nel 2007 grazie al sostegno economico del Gruppo finanziario Sorgente Group con lo scopo di valorizzare, promuovere e divulgare tutte le espressioni della cultura e dell’arte appartenenti al nostro patrimonio culturale.


Gens Giulio Claudia nel nuovo allestimento al Museo dell’Ara Pacis

Il progetto, che riunisce per la prima volta la famiglia di Augusto, è una preziosa opportunità di presentare un apparato iconografico e documentario inedito e un’imperdibile occasione di partnership pubblico/privato per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico.
La serie è stata infatti completata con sei calchi provenienti dalla Fondazione Sorgente Group: si inizia con Marcello, il nipote preferito di Augusto, assente dalla sequenza dei volti imperiali del Museo; si prosegue con i ritratti di Gaio e Lucio Cesari; si aggiungono, inoltre, i volti di Antonia Minore, di Germanico e di Gaio adulto. In particolare, il ritratto di Marcello è considerato il migliore esemplare del volto del giovane principe.


La copia in gesso del ritratto di Marcello di Fondazione Sorgente Group


Le copie in gesso di Gaio e Lucio di Fondazione Sorgente Group

La famiglia di Augusto, il primo grande imperatore di Roma, si può dire dunque ricongiunta.
Marcello, figlio di Ottavia, l’amata sorella di Augusto, era stato adottato e designato come erede, per poi morire in giovane età. Gaio e Lucio Cesari sono i figli che Giulia, unica figlia di Augusto, ebbe da Marco Agrippa: furono adottati dopo la morte di Marcello e designati alla successione, ma entrambi morirono prematuramente. I due ritratti di Gaio e Lucio, che rappresentano i personaggi da giovani, ci restituiscono un’impressione di grande freschezza. Di Gaio Cesare sarà esposto anche un secondo ritratto da adulto. Chiudono la serie Antonia Minore, la figlia di Marco Antonio e Ottavia, raffigurata come divinizzata con corona imperiale, e suo figlio Germanico, adottato da Tiberio per volere di Augusto. Nessuno di questi Principi è mai arrivato alla successione.


Gaio adulto, Antonio Minore e Germanico di Fondazione Sorgente Group

Informazioni: Tel. 06.0608
www.arapacis.it
www.museiincomuneroma.it


“Marcello, un principe nell’era di Augusto”
Testo di Valerio Massimo Manfredi
(da: V.M. Manfredi, “Marcello”, pp.125-128, Fondazione Sorgente Group*)

[…] Del giovane Marcello non rimase che il ricordo nel grande teatro iniziato da Giulio Cesare che porta ancora il suo nome e nei versi di Properzio e di Virgilio.
Properzio non può che compiangere la sua infelice e immatura scomparsa con versi di grande intensità:

 “Perì. All’infelice era stato fissato il ventesimo anno
Tante cose belle quel giorno chiuse in così breve
volger di tempo…
Vai, ora, leva il tuo entusiasmo, sogna in cuor tuo i trionfi
Goditi la gente tutta in piedi nel teatro ad applaudirti
… tutto brucerà nelle fiamme”.

I poeti riescono sempre a trovare l’ispirazione superiore, quella che elude il committente e la logica di politica e propaganda. Properzio piange solo un giovane di vent’anni che brucia sul rogo, stroncato da un destino amaro.
Virgilio gli trova spazio nell’Eneide. Anchise in persona ne mostra l’ombra dolente a Enea nell’aldilà fra gli spiriti che un giorno sarebbero stati persone.
Esaurito l’elogio retorico che la celebrazione della famiglia del princeps esigeva e che, secondo la testimonianza di Donato provocarono lo svenimento della madre presente alla recita, scioglie finalmente versi non meno intensi e commossi di quelli di Properzio:

Ahi, povero ragazzo, se mai tu potessi spezzare il tuo duro destino
tu sarai un Marcello.
Datemi gigli a piene mani che i fiori splendenti io sparga e sommerga di doni
l’anima del mio nipote e compia un inutile rito…”

I versi dei due grandi poeti, probabilmente ispirati dall’orazione funebre dello stesso Augusto, furono molto più risonanti delle imprese di quel giovane destinato a chissà quale futuro e le cui ceneri riposarono invece nell’ombra del gran mausoleo silenzioso.

Non sappiamo quanto credito possiamo concedere all’episodio riferito da Elio Donato, un grammatico del IV secolo, secondo il quale, quando Virgilio lesse ad Ottavia il brano dell’Eneide dedicato al figlio scomparso, alle parole “Tu Marcellus eris…” sarebbe svenuta per l’emozione e avrebbe poi ricompensato il poeta con diecimila sesterzi per ogni verso.

È però in sintonia con quanto le fonti ci riportano del carattere di questa donna, bella e mite, sempre vicinissima ad Augusto e da lui sinceramente amata. Ottavia ebbe dalla vita non poche delusioni. Fu docile strumento nelle mani del fratello accettando matrimoni di Stato che giovavano alla sua causa ma soffrì sicuramente per il comportamento di Antonio che trascorse in tutto con lei pochi giorni e poi si unì pubblicamente e platealmente a Cleopatra. Continuò, come un’antica matrona, a custodire la casa di lui finché non ne fu brutalmente espulsa. Certamente per lei Marcello fu la consolazione più grande, il figlio che avrebbe potuto ricompensarla delle cocenti umiliazioni subite. Molto probabilmente sognò per lui un futuro sfolgorante e la propria presenza discreta e affettuosa al suo fianco. Lo seguì nei giorni in cui se ne preparava l’ascesa, nelle sue prime apparizioni pubbliche, gioì dell’affetto che il popolo gli tributava e per questo la perdita di un figlio così amabile dovette essere ancora più straziante. Spente le fiamme del rogo funebre e l’eco delle fastose commemorazioni, chiusa la pesante lastra sul suo sarcofago nel mausoleo imperiale, restò un’infinita malinconia, la stessa che qualunque madre prova per un figlio perduto, la stessa che leggiamo sul volto e sull’atteggiamento del giovane scomparso nei ritratti che ci sono pervenuti.

Augusto avrebbe continuato la sua opera di fondatore dell’Impero sempre mantenendo la sua benevola attitudine di servitore dello Stato, di esecutore della volontà del Senato e del Popolo ma reggendo il potere con mano di ferro. Racconta Svetonio che quando si sentì prossimo a morire si fece truccare, mettere un po’ di colore e massaggiare le guance smunte, ravviare i pochi capelli.
Poi si rivolse agli astanti: “Ho recitato bene la mia parte?” chiese. Seguiva un imbarazzato silenzio “Allora, se ho recitato bene, applauditemi”.

 

*Volume pubblicato in occasione della presentazione al pubblico del ritratto di Marcello presso la sede del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme per la mostra “Scopri il Massimo”.