Pompei: il plastico e la città

altair4 pompei

23 maggio 2017


Pompei: il plastico e la città
Orientarsi fra spazio e tempo

Video di 7 minuti realizzato da Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Altair4 multimedia

VIDEO PREVIEW
https://www.youtube.com/watch?v=tYtHM5O2xXw&feature=youtu.be

Il video prodotto da Altair4 Multimedia è nato dall’esigenza di valorizzare il grande plastico degli scavi di Pompei, fatto realizzare da Giuseppe Fiorelli nel 1861 e ospitato nella grande sala XCVI del MANN. Il filmato è stato concepito in modo da aiutare il visitatore a comprendere l’importanza del plastico e dell’area archeologica che esso documenta nella fase ottocentesca degli scavi: da qui il sottotitolo “orientarsi fra spazio e tempo”.

A distanza di centocinquanta anni dalla sua realizzazione il plastico ha acquisito una preziosità museale che rischia in parte di compromettere lo scopo per il quale era stato concepito. Il continuo dialogo che si stabilisce fra video e plastico ha perciò l’obbiettivo di restituire alla maquette la sua funzione primaria, senza sminuirne il significato e valore storico. Il visitatore potrà osservare e capire con semplicità dove si trova l’area degli scavi riprodotta nel plastico (che è solo una parte dell’antica città) e quali sono le aree di principale interesse, come il Foro o il Quartiere dei Teatri.

I filmati e le ricostruzioni 3D, montate in asse con il plastico grazie alla fotogrammetria e ai tracciamenti della camera (camera tracking), ci restituiscono inoltre una visione della città prima dell’eruzione e, in particolare, permettono allo spettatore di capire quale fosse la reale posizione di Pompei in rapporto alla vicina linea costiera e al Vesuvio, o come il Vesuvio stesso, nel 79 d. C. alla vigilia dell’eruzione, si presentasse agli antichi abitanti della città più simile a una dolce collina che a un minaccioso vulcano.

Il visitatore del Museo può così immergersi in un affascinante viaggio tra spazio e tempo attraverso le ricostruzioni della città romana, le immagini degli scavi e la lettura dei dati incrociati tra la realtà e il plastico di Giuseppe Fiorelli.

Informazioni: Tel. 06.39734814
www.altair4.it


Aspetti tecnici e tecnologici

L’esigenza di avere la migliore corrispondenza possibile tra il plastico e il modello virtuale della città da noi elaborato ha reso necessario l’ausilio di soluzioni tecniche e tecnologiche appositamente studiate.

Il primo problema affrontato è stato quello derivato della mancata corrispondenza tra la planimetria reale di Pompei e il plastico stesso. Il plastico infatti presenta nella macro scala evidenti discrepanze metriche, probabilmente dovute sia al metodo costruttivo utilizzato, per assemblaggio di blocchi costruiti separatamente, sia alle deformazioni che l’opera ha subito durante la sua lunga vita. Per questo, durante una prima fase, è stato indispensabile realizzare il rilievo della grande maquette, eseguita dall’equipe di Altair4 tramite tecnica fotogrammetrica. Il conseguente modello virtuale del plastico, elaborato con la fotomodellazione, è servito come strumento imprescindibile per la referenziazione dei modelli ricostruttivi della città antica.

La scelta registica di usare immagini reali e non virtuali dell’opera ha reso necessaria poi una seconda campagna di riprese, questa volta non fotografica ma cinematografica, eseguita con l’ausilio di un braccio meccanico lungo 7 m montato su binari, con testa remotata per il controllo dei movimenti della macchina da presa. Le sequenze acquisite sono state in seguito sottoposte ad un processo di camera traking per catturane il movimento, il quale è stato poi referenziato attraverso il modello fotogrammetrico e in seguito sovrapposto a quello ricostruttivo della città antica. Dai filmati, con l’ausilio di maschere animate e chromakey, è stata nascosta la sala reale del museo e sostituita con un modello virtuale, allo scopo di aumentare l’attenzione del visitatore sul plastico.

Tutte le parti infine sono state assemblate in compositing e sottoposte a color correction.


ALTAIR4 – La storia

 Altair 4 Multimedia discende dall’omonimo gruppo artistico fondato nel 1986. Il nome è come un manifesto programmatico per le aspirazioni e la missione della società: Altair4 è il Pianeta Proibito dell’omonimo film del 1956 di Fred McLeod Wilcox, quello dove i sogni e i desideri possono materializzarsi non per una esoterica magia, ma attraverso uno straordinario progresso delle facoltà intellettive umane. Figli di una cultura che vede il futuro come opportunità e sfida, i soci fondatori hanno creato Altair4 con l’intento di dar vita ad un brand innovativo di alta qualità, nel design per i nuovi media, sul modello di quanto già fatto, per altri settori della produzione, dalle grandi firme e dai grandi maestri del design industriale italiano.

La scommessa è stata quella di immaginare, già 30 anni fa, il moltiplicarsi dei sistemi di comunicazione, postulando per questo la necessità di creare una disciplina di design orientata alla ideazione e alla qualificazione di nuovi prodotti.

Alessandro Furlan, Pietro Galifi e Stefano Moretti, soci fondatori di ALTAIR4, hanno perciò concepito lo studio come una vera propria bottega d’arte dove coesistono e operano, in un dialogo continuo tra loro, diverse discipline tecnologico-creative. Il nucleo pensante della società, proveniente da diverse esperienze nell’ambito delle arti applicate della computer grafica e della regia televisiva, ha trovato nello strumento “multimediale” un modo nuovo e più organico di comunicare, dove la fusione di diverse discipline e metodologie porta all’elaborazione di nuovi linguaggi di sintesi. L’amore per l’arte e la storia ha influenzato la scelta degli argomenti trattati negli ultimi anni, che sempre più spesso, senza disdegnare parentesi nel mondo dell’animazione e della televisione, contengono tematiche inerenti la divulgazione e valorizzazione del patrimonio artistico culturale. Proprio in questo ambito è da segnalare l’ampia produzione di ricostruzioni archeologiche tridimensionali realizzate dall’atelier per musei, produzioni televisive, Cd-Rom e DVD interattivi. Il continuo dialogo tra passato e presente caratterizza tutta la produzione di ALTAIR 4 e la distingue per un nuovo, più dinamico e complesso modo di creare prodotti legati all’utilizzo del computer, integrando la tecnologia con i contenuti artistici e culturali.


La codifica di un metodo

Altair4 nasce in Italia, il paese con il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo occidentale.
La formazione tecnico-artistica dei soci fondatori ha favorito l’impegno e il successo di Altair4 nel campo della valorizzazione di questo immenso patrimonio.
In 30 anni di attività, Altair4 ha collaborato con importanti enti ed istituti di ricerca in Italia e all’estero, contribuendo alla formazione di un nuovo modo di concepire la comunicazione in ambito culturale.

In particolare, metodologie e processi produttivi sono stati perfezionati e codificati progressivamente nel corso delle produzioni, con verifiche e correzioni ripetute, portando la società, all’avanguardia nel mondo nella realizzazione di simulazioni e ricostruzioni archeologiche, per esperienza, competenza, database, qualità e rigore scientifico.

Dal 1986 questo percorso di studio e di appassionato lavoro ha portato Altair4 a misurarsi con tematiche connesse al patrimonio storico-artistico, visualizzandone, di volta in volta, gli aspetti scientifici, didattici e divulgativi, attraverso una vasta produzione di contenuti “multimediali” aggettivo che potrebbe sembrare ormai logoro, ma che pur rispecchia la molteplicità dei mezzi tecnologici ed espressivi utilizzati.

Le istanze di rigore metodologico sono dunque il punto di forza del nostro lavoro, che procede sempre in continuo dialogo con il mondo scientifico ed accademico.


Ricostruzioni e restauri virtuali

Altair 4 è stata la prima ad affrontare in modo sistematico le problematiche della ricostruzione archeologica virtuale in Italia.
Ogni produzione è sempre stata un elemento di un processo di sperimentazione unitario, che ha portato, nel corso degli anni, alla costruzione di una propria metodologia innovativa, sviluppatasi attraverso lo studio e la realizzazione di decine di ricostruzioni.

Tale metodologia, che oggi guida ogni nostro processo di ricostruzione dei monumenti, è il risultato della convergenza di aspetti tecnologici e sensoriali, connessi alla visualizzazione dei contenuti nei differenti media, con quelli più espressamente scientifici, legati allo studio tipologico, alla lettura del palinsesto storico e all’integrazione con l’ambiente circostante.

Altair4 ha così iniziato, lavoro dopo lavoro, una catalogazione delle problematiche della ricostruzione, identificando a livello percettivo gli elementi che, a seconda delle tipologie costruttive e dei materiali, rendono la ricostruzione virtuale credibile e suggestiva e in tal modo riconoscibile e quindi interpretabile.

La tecnologia, nelle sue espressioni più avanzate, è sempre stata uno strumento e mai un fine: uno strumento asservito allo scopo principe dell’opera di Altair4 che è la comunicazione.
Anche nella fase costruttiva dei contenuti però, la tecnologia non è mai espressione di una contrapposizione, ma un naturale prosieguo di esperienze passate, legate insieme da un filo rosso.
Un filo rosso che lega ad esempio esperienze come la Brunelleschiana scoperta delle leggi geometriche della prospettiva agli algoritmi che muovono i sistemi di realtà virtuale.

La consapevolezza dell’esistenza di queste connessioni permette così di passare, senza soluzione di continuità, dalla trattatistica rinascimentale alle più moderne problematiche del rilievo fotogrammetrico, in un virtuoso processo dell’agire umano.
La ricostruzione diviene poi, come frutto dell’interazione di dati provenienti da diverse discipline, un eccezionale strumento di studio e ricerca, vero proprio elemento moltiplicatore delle informazioni e, nella sempre più esasperata interazione con l’oggetto reale, grazie alle tecniche MVR, si fa vera forma di restauro virtuale.


Crediti:
regia
Pietro Galifi della Bagliva
ricostruzioni Pietro Galifi della Bagliva e Stefano Moretti
direzione di produzione Alessandro Furlan
3d Artist Pietro Galifi della Bagliva, Stefano Moretti, Luigi Giannattasio, Paolo Saracini
2d Artist Alessia Moretti
camera traking ed editig Luigi Giannattasio
fotogrammetria Pietro Galifi della Bagliva
assistente alla fotografia Paolo Saracini
Ripese video Luca de Marinis (fotografia), Bracceri (operatore crane)