I capolavori della ritrattistica del III secolo a Camarina

mostra a Camarina

2 ottobre 2017


In una mostra organizzata nel Museo Regionale di Camarina (Rg), aperta al pubblico fino al 30 settembre 2017, la Direzione della NY Carlsberg Glyptotek di Copenaghen mette in mostra i gioielli della ritrattistica imperiale del III secolo d.C.

Due ritratti di Caracalla, uno di Giulio Vero Massimo, uno di Balbino e uno di Gallieno sono i veri capolavori della ritrattistica di età severiana e del periodo così detto degli “imperatori militari” (192 – 248 d.C.). Nell’ambito di un reciproco accordo fra la Glyptotek e il Museo siciliano è stata allestita una mostra nel padiglione subacqueo del Museo, in relazione all’esposizione del così detto “Tesoro dei sei imperatori”, le cui primi emissioni sono relative a Gallieno.

Il vero capolavoro artistico dell’esposizione è proprio il ritratto colossale di Gallieno. Il ritratto gigante di Gallieno (foto sotto) esposto al Museo di Camarina appartiene al primo tipo, cioè alla fase dell’ascesa al trono di questo imperatore: testa colossale allungata, ovale, occhi a mandorla, con pupille incise, sguardo intenso, fronte larga, ciocche ad uncino, capelli a calotta con incisioni, barba estesa.
Il ritratto di Gallieno assomma tutte le tensioni storiche e politiche della seconda metà del III secolo in una straordinaria sintesi fra gli elementi plastici dell’età severiana e alcune anticipazioni dei ritratti della tetrarchia, fra un diffuso senso di angoscia, di ambizione e di potere.

Molto intensi i due ritratti di Caracalla (nelle due foto sotto): uno del 212 d.C. quando diventa monarca assoluto, con capelli corti a riccioli, la barba corta e il gusto per una espressione facciale energica, con un deciso volgere il capo verso sinistra, sul modello di Alessandro Magno, con un intenso espressionismo (la fronte corrucciata, gli occhi a mandorla, il collo robusto).
Nell’altro ritratto di Caracalla di Copenaghen, esposto in mostra, i tratti facciali sono distesi con una ripresa di alcuni realismi (testa massiccia, ampia fronte, naso corto, occhi grandi, pupille incise, mascella squadrata, labbra serrate, barbetta digradante) che lasciano comunque spazio ad una espressione più mediata.

 

Nel 235 d.C., cioè dall’uccisione dell’ultimo imperatore della dinastia severiana, si apre un periodo di quarantasei anni di anarchia militare caratterizzato da “imperatori soldati”.

Emblematica la vicenda del primo imperatore soldato (foto sotto): G. Giulio Vero Massimo, nato in Tracia, che mai fu a Roma e che già nel 238 fu dichiarato nemico dello Stato e ucciso durante l’assedio di Verona dalle sue truppe che non solo straziarono il suo corpo ma esibirono la testa all’Urbe. Il senato ne decretò la damnatio memoriae. Le officine romane elaborarono un ritratto dell’imperatore Massimo ben rappresentato dal ritratto dei Musei Capitolini (Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori) e da pochi altri custoditi al Louvre, al Museo Nazionale Romano.

Il ritratto di Copenaghen in mostra a Camarina appare interpretare la corrente ispirata e trascendentale del III secolo, guance lisce, morbide, mento piccolo, labbra carnose e socchiuse, fronte priva di rughe. La capigliatura “a emme” si dispone attorno alla fronte e sulla calotta con i capelli trattati “a penna”.

Il ritratto, infine, di Balbino (238 d.C.) esposto a Camarina testimonia un’altra tendenza della ritrattistica imperiale del III sec.d.C.
Nel ritratto di Copenaghen a Camarina in particolare, alla tendenza quasi stereo-morfica del volto si associano i classici tratti facciali che compaiono nelle altre repliche e nelle emissioni monetali: i capelli corti, le rughe sulla fronte, le borse sotto gli occhi, la bocca piccola, le guance piene. Nel ritratto di Balbino da Copenaghen la tendenza dell’allungamento della testa con viso più duro appare anticipare le tendenze successive di fine secolo. (Foto in alto)

Informazioni: Tel. 0932.826004
museo.camarina@regione.sicilia.it

Testo Giovanni Di Stefano