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  N. 142-2010
Luglio-Agosto
 

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FABIO MANISCALCO: A MANI NUDE CONTRO I NEMICI DELLA MEMORIA

Personaggi
di Piero Pruneti
Rivista: N. 129-2008 mese: Maggio-Giugno

Si distruggono i beni culturali di un popolo per fargli perdere la coscienza di sé: è la logica che ha sempre mosso la mano degli aggressori e contro cui un piccolo grande uomo dal cuore napoletano ha messo di traverso la propria vita...

L'immagine più bella della sua lotta - dopo tutto solitaria - Archeologia Viva l'ha pubblicata sul numero 108, con l'articolo "Goodbye Palestina?", da lui firmato. È il 2004 (il tempo di Ariel Sharon) e lo vediamo nei centri storici di quella terra disgraziata semidistrutta dai carri israeliani, a Nablus a Hebron, mentre insieme alla gente del posto appende la bandiera bianca con lo scudo blu, il simbolo previsto dalla Convenzione dell'Aja per la protezione dei beni culturali nelle zone di guerra: un invito disarmato a non colpire determinati edifi­ci per il loro valore culturale. Maniscalco (nato a Napoli nel 1965) ci credeva in queste azioni simboliche, condotte a mani nude sui campi di battaglia, per coinvolgere gli abitanti nella tutela del proprio patrimonio, per non lasciare alibi ai distruttori, per lanciare a tutti un messaggio di civiltà.

Laureato in archeologia e giovane ufficiale in ferma breve dell'esercito italiano per operazioni di peace-keeping, aveva chiesto di essere impegnato nel monitoraggio dei beni culturali della Bosnia, direttamente in quella città fantasma che era Sarayevo dopo tre anni d'assedio ferocissimo. Le regole d'ingaggio non prevedono un comportamento tanto spericolato e il tenente Maniscalco deve firmare che si muoverà a suo rischio. «La distruzione del ponte di Mostar ha impressionato il mondo - mi disse al suo rientro proponendo un primo articolo per Archeologia Viva ("La memoria perduta", in AV n. 73) - ma molto più gravi sono stati il saccheggio e l'incendio della Biblioteca nazionale di Sarayevo. I muri si possono anche ricostruire, ma libri e manoscritti?». Messa in qualche modo sotto controllo la situazione in Bosnia dalle forze multinazionali, la crisi balcanica proseguiva su altri fronti, con l'Albania allo sbando e il Kosovo divenuto a sua volta mira di quel campione della "pulizia etnica" che è stato il serbo Mjlosevic. […] Articolo su 1 pagina

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