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  N. 151-2012
Gennaio-Febbraio
 

  :: GRECI E ROMANI A... ORGOSOLO
Maria Ausilia Fadda
 

  :: AMABILI RESTI... A PALERMO
NELLE CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

Dario Piombino-Mascali, Alessia Franco e Albert Zink
 

  :: VETULONIA DEI METALLI
STORIA DI UNA METROPOLI ETRUSCA

Simona Rafanelli
 

  :: VIAGGIO IN EGITTO
L’OTTOCENTO SUL NILO

Silvia Einaudi
 

  :: SAN GIOVANNI D’ACRI
DOPO I CROCIATI GLI ARCHEOLOGI

Fabrizio Benente ed Edna J. Stern
 

  :: BATTAGLIA DELLE EGADI: ORA PARLA L’ARCHEOLOGIA
Stefano Zangara
 

  :: ROVERETO 22a VOLTA
Guido Scialpi e Graziano Tavan
 

  :: INCONTRO CON GIULIANA TOCCO
Intervista di Giulia e Piero Pruneti
 

  :: NOTIZIE
Autori Vari
 

  :: DALLE RIVISTE
a cura di Giulia Pruneti
 

  :: IN LIBRERIA
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  :: EDITORIALE
Piero Pruneti
 
 
 
 
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VELEIA: NELLA TERRA DEI LIGURI

Mondo romano
Monica Miari, Carla Conti e Roberta Conversi
Rivista: N. 143-2010 mese: Settembre-Ottobre

Prima centro di riferimento delle bellicose tribù dell'Appennino settentrionale e poi città strategica per il controllo romano di un territorio di montagna conquistato a caro prezzo Veleia si presenta oggi nel rinnovato percorso di visita come uno dei siti archeologici più suggestivi dell'Emilia Romagna...

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Citata nelle fonti antiche (Plinio, Naturalis Historia VII, 163) come oppidum Veleiatium, ovvero centro fortificato dei Veleiati, la cittadina romana di Veleia (in comune di Lugagnano val d'Arda), nel cuore dell'Appennino piacentino a 460 metri di altitudine, è oggi, con i sui resti, uno dei siti archeologici più importanti dell'Italia settentrionale. Fu scoperta casualmente nel 1747, dopo il ritrovamento della più grande iscrizione latina su bronzo nota per tutto il mondo romano: la Tabula Alimentaria (esposta al Museo di Parma) che, con riferimento al territorio di Veleia (Ager Veleias), ricorda la concessione ai proprietari della zona, da parte dell'imperatore Traiano (98-117 d.C.), di un prestito ipotecario i cui interessi erano destinati al mantenimento dei fanciulli e delle fanciulle poveri. L'interesse per l'eccezionale ritrovamento fu tale che, nel 1760, il duca di Parma don Filippo I di Borbone, rivaleggiando con il fratello Carlo III, re di Napoli, che in quegli stessi anni cominciava l'esplorazione di Pompei, diede avvio agli scavi ufficiali e pochi mesi dopo fondò, per accogliere gli straordinari reperti, il Ducale Museo di Antichità, oggi Museo archeologico nazionale di Parma. Nel corso di soli cinque anni, dal 1760 al 1765, la città fu riportata in luce quasi per intero: l'area del foro e della basilica, con l'eccezionale scoperta delle dodici statue raffiguranti i membri della famiglia giulio-claudia, l'impianto termale e i quartieri di abitazione. […] Articolo su 8 pagine

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