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Villaggio preistorico dei Faraglioni 2010

Scavo archeologico a Ustica per volontari

Punta Spalmatore - Ustica (Pa)
21 agosto - 2 settembre 2010

Direttore delle ricerche
Francesca Spatafora (Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo)

Attività teorico-pratica
Scavo stratigrafico, condotto dalla Sezione archeologica della Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo, nel Villaggio dei Faraglioni, uno dei più importanti insediamenti dell’età del Bronzo nel Mediterraneo
Mattino: scavo
Pomeriggio: metodologia e laboratorio (lavaggio, siglatura, classificazione)

ALTRE ATTIVITÀ*
• Presentazione delle ricerche archeologiche della Soprintendenza di Palermo
• Presentazione della Soprintendenza del Mare
• Conferenza "Fauna subacquea nel Mediterraneo"
• Visita guidata a: Villaggio preistorico dei Faraglioni 
• Escursione naturalistica: traversata dell'isola sul Sentiero di Mezzogiorno (durata 3 ore)

*N.B. Le "Altre attività" sono gratuite: non si garantisce che tutte abbiano luogo e che possano essere programmate in orari liberi dalle lezioni.


Servizi. I servizi di ospitalità (pensione completa) iniziano con la cena della data di arrivo e terminano con la prima colazione della data di partenza.
Equipaggiamento. Scarponcelli, guanti da lavoro, zainetto.
Diplomi. Al termine dei corsi viene rilasciato un attestato di partecipazione.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE 2010/persona: € 790

La quota comprende
• Trattamento di pensione completa (formula brunch, vino e acqua inclusi) in camera tripla presso il Villaggio "Punta Spalmatore" (eventuale possibilità di sistemazione in doppia o singola da concordare all'atto dell'iscrizione)
Lezioni teoriche, attività di scavo, laboratorio e tutto quanto riportato in programma (comprese “Altre attività”)
• Abbonamento e maglietta "Archeologia Viva".

La quota non comprende gli extra e tutto quanto non specificato in programma


ISCRIZIONI E ORGANIZZAZIONE TECNICA
Blu Sails, via F. Cilea 97, 90144 Palermo
Tel 338.9023849
blusails@libero.it

(termine iscrizioni a esaurimento disponibilità)

Informazioni
Archeologia Viva
055.5062303
archeologiaviva@giunti.it


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Gli scavi del Villaggio preistorico dei Faraglioni

Gli scavi sono aperti alla partecipazione di volontari nell’ambito delle Lezioni di archeologia e scienze subacquee di Ustica. Interessano l’insediamento antico più importante dell’isola: un villaggio sorto nel XIV e abbandonato nel XIII sec. a.C. L’abitato preistorico, uno dei più importanti ed estesi del Mediterraneo antico, è detto “dei Faraglioni” poiché si trova sul bordo di una falesia a strapiombo sul mare con due faraglioni antistanti, ai quali la costa e il villaggio stesso erano probabilmente collegati. L’antico abitato, con caratteri e dimensioni protourbane, era circondato da un imponente muraglione di difesa. Gli scavi archeologici sono finalizzati a riportare in luce la parte ancora inesplorata del villaggio con i suoi fondi di capanna intatti come al momento dell’abbandono.


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L’organizzazione dell’abitato

Le capanne, giustapposte tra loro e costruite verosimilmente con un zoccolo in pietra ed elevato di argilla mescolata a paglia, erano per lo più di forma ovoidale o rettangolare con angoli arrotondati ed erano adiacenti a spazi all’aperto semplicemente recintati. Alcune di quelle riportate alla luce sono disposte ai lati di una lunga strada larga circa un metri. All’interno erano dotate di panchina, realizzata su un lato della stanza, e, in molti casi, di apprestamenti per la molitura: in particolare si sono rinvenute, ancora nella loro originaria posizione, grandi piattaforme di macina di forma grosso modo ovoidale. L’arredo mobile delle capanne è risultato particolarmente ricco e ben conservato, documentando, quindi, un elevato tenore di vita della popolazione residente che, probabilmente, doveva basare la sua economia di sussistenza, oltre che sulle tradizionali attività legate alla pastorizia e all’agricoltura, anche sui commerci transmarini, di cui tuttavia esistono ancora poche e sporadiche testimonianze. Lo stile dei vasi, sebbene elaborato localmente, richiama quello delle coeve ceramiche del Villaggio del Milazzese di Panarea, nelle Isole Eolie, e quello dei vasi dello Stile di Thapsos, così denominato dalla ben nota stazione preistorica individuata sulla penisola di Magnisi nel siracusano. Nelle zona all’aperto, infine, venivano collocati le grandi giare e gli orci per la raccolta dell’acqua piovana, unica fonte di approvvigionamento idrico per il villaggio; uno di essi si è trovato interrato in una buca scavata nella roccia e ricoperta da lastre di pietra, a mo’ di vera e propria cisterna. Il villaggio, sorto nel XIV sec. a.C. venne improvvisamente abbandonato intorno al 1250/1200 a.C. e solo brevemente rioccupato qualche decennio dopo; quali siano le ragioni di questa repentina fuga non è dato conoscere allo stato attuale delle ricerche: è plausibile ipotizzare un evento naturale inaspettato che abbia suggerito alla gente di lasciare con grande fretta le proprie abitazioni abbandonandovi, all’interno, tutta la ricca e abbondante suppellettile domestica.

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Campagna di scavi 2007

Il Villaggio dei Faraglioni è situato sulla cuspide settentrionale dell’isola e si affaccia direttamente sul mare. L’insediamento era protetto su un lato dall’alta scogliera, mentre per il resto era difeso da un possente muro di fortificazione che delimitava un’area abitata di circa settemila metri quadrati (ma l’estensione doveva essere ben maggiore se consideriamo lo sprofondamento della costa). Le capanne, giustapposte tra loro e costruite verosimilmente con uno zoccolo in pietra ed elevato di argilla mescolata a paglia, erano adiacenti a spazi all’aperto semplicemente recintati. Alcune di quelle riportate in luce sono disposte ai lati di una lunga strada. All’interno le capanne erano dotate di panchina e, in molti casi, di apprestamenti per la molitura: in particolare si sono rinvenute, ancora nell’originaria posizione, grandi piattaforme di macina. L’arredo mobile, ben conservato, documenta l’elevato tenore di vita della popolazione residente, che doveva basare la sua economia di sussistenza, oltre che sulle tradizionali attività pastorali e agricole, anche sui commerci transmarini, di cui tuttavia esistono ancora poche testimonianze. Lo stile dei vasi, sebbene elaborato localmente, richiama quello delle ceramiche del villaggio del Milazzese a Panarea, nelle isole Eolie, e quello dei vasi dello stile “di Thapsos” (così denominato dalla stazione preistorica individuata sulla penisola di Magnisi, nel Siracusano). Nelle zone all’aperto venivano collocati le grandi giare e gli orci per la raccolta dell’acqua piovana: uno era interrato in una buca ricoperta da lastre di pietra, a mo’ di vera e propria cisterna. Dopo circa un secolo di vita il villaggio venne abbandonato all’improvviso intorno al 1250-1200 a.C. e solo brevemente rioccupato qualche decennio dopo. Quali siano le ragioni di questa fuga non è dato conoscere allo stato attuale delle ricerche: è ipotizzabile un evento naturale che abbia suggerito alla gente di lasciare in gran fretta le abitazioni abbandonandovi tutta la suppellettile domestica. Le scoperte sono emozionanti, infatti si presenta l’occasione pressoché unica di intervenire in un’area dove precedenti indagini della Soprintendenza si sono appena concluse con l’asportazione dei livelli superficiali e dove, conseguentemente, sono rimasti ancora in situ gli strati di abbandono, caratterizzati da una presenza massiccia di suppellettile d’uso comune. Gli scavi al Villaggio dei Faraglioni di Ustica, avviati a partire dal 1974, dopo una lunga battuta di arresto sono ripresi nel 2003 grazie a un finanziamento della Comunità Europea. Quest’anno le ricerche continuano…

Francesca Spatafora
direttore Sezione Archeologica
Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo



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