|
|
|
Giuliano Volpe'Ustica, crocevia del Mediterraneo: parlano i fondali del porto'Quando l’archeologia subacquea è davvero ricerca e didattica. È un’esperienza rara quella che stiamo vivendo a Ustica, un intervento di archeologia subacquea che presenta alcune importanti novità dal punto di vista dell’approccio. A mio avviso l’archeologia subacquea in Italia è ancora troppo legata alla grande scoperta occasionale e poco alla ricerca scientifica sistematica. Vari sono gli esempi, uno per tutti quello del famoso ritrovamento, nel 1972, dei Bronzi di Riace a cui non ha fatto seguito alcuna ricerca seria in quell’area. Si prediligono i grandi progetti superfinanziati piuttosto che il lavoro quotidiano e continuativo di tutela, ricerca e valorizzazione. Anche recentemente, il progetto Archeomar del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, finanziato con sette milioni di euro, pur essendo opportunamente finalizzato ad un censimento dei beni archeologici sottomarini (al momento solo di alcune regioni italiane come Puglia, Basilicata, Calabria e Campania) con tecnologie innovative e la realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale, rischia di restare un fatto isolato, mentre manca un’attività costante e sistematica. Ciò che vorremmo è un’archeologia subacquea più normale, con dei progetti di lunga durata, con l’individuazione di precisi problemi storici, con procedure scientifiche che possano condurre a risultati affidabili. In poche parole quello che stiamo tentando di fare, in piccolo, a Ustica, nel quadro di un’attività che Archeologia Viva conduce da molti anni: le Lezioni di archeologia e scienze subacquee. Un’iniziativa molto intelligente a cui partecipano studenti di archeologia, ma anche molti appassionati che legano l’amore per il mare all’interesse per le testimonianze del passato. Ustica nelle antiche rotte mediterranee. Le nostre operazioni di ricerca si sono concentrate nella zona di Cala Santa Maria, la zona dell’attuale porto di Ustica, la stessa in cui era ubicato il porto antico, essendo l’insenatura che meglio si presta all’attracco delle navi. Nell’antichità era un’area di passaggio e di sosta dove, attraverso l’indagine stratigrafica dei fondali, è possibile tentare di ricostruire la storia dei collegamenti marittimi che avevano in quest’isola un riferimento fondamentale lungo una rotta importante del Mediterraneo. Abbiamo perciò organizzato un vero cantiere di scavo nonostante il poco tempo a disposizione, una decina di giorni in tutto, con le modalità tipiche della ricerca stratigrafica. Gli allievi conducono direttamente tutte le operazioni, dalla ripulitura degli strati con la sorbona ad acqua, alla numerazione dei reperti, alla documentazione grafica, fotografica e video. I locali della bella torre dello Spalmatore ospitano sia l’attività didattica con un ciclo di lezioni e seminari, sia l’attività di laboratorio sui reperti. Dunque un vero cantiere, come quelli che organizziamo normalmente a terra e che vorremmo fossero la norma anche nell’archeologia subacquea. Ciò che è stato rinvenuto ci permette di rintracciare elementi della storia dei collegamenti dall’età ellenistica fino al Tardoantico, un periodo in cui l’isola conobbe un’intensa occupazione. Ma soprattutto emerge l’importante ruolo di Ustica appunto durante il Tardoantico, nella rotta che si sviluppava in particolare tra Roma e le città del Nord Africa, prime fra tutte Cartagine. Al contempo è interessante notare come i dati più importanti di questo scavo subacqueo confermino quelli di terra. Un’integrazione di conoscenze vitale, che costituisce un’altra caratteristica metodologica importante. Il nostro prossimo progetto è quello di dar vita a una carta archeologica subacquea dell’isola indagando zone che non sono mai state interessate da ricerche, come quella del braccio di mare all’interno della riserva marina integrale. Abbiamo iniziato questo lavoro con un primo censimento nella zona del porto, speriamo di andare molto avanti. Quello di Ustica è un progetto piccolo, ma ciò che più conta è il tipo di impostazione metodologica scelta, nella quale i problemi della tutela, della ricerca scientifica e quelli della formazione della didattica e del turismo intelligente si coniugano davvero molto bene. Oltre ad Archeologia Viva partecipano all’iniziativa l’Università di Foggia, la Soprintendenza per i Beni Culturali di Palermo (Sezione Archeologica, diretta da Francesca Spatafora), la A.S.S.O di Roma, il Diving Barracuda di Ustica. Giuliano Volpe Stampa |
![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
|||||||||||||||||||||||
® 2010 - Giunti Editore S.p.a. - Archeologia Viva
Web by Media Studio srl PortalGenerator 1.8 by InterWorld.SDN |
|||