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Scavi "AV" estate 2012

  :: Villaggio preistorico dei Faraglioni 2012
Scavo archeologico a Ustica per volontari
 

  Immagini scavi a Ustica  
 
 
 

Gino Fornaciari

'Dentro le tombe dei Medici: risultati di una indagine'

Esumazione e studio delle salme. Il primo progetto di studio dei resti della famiglia Medici, conservati nelle cappelle medicee di Firenze, risale al lontano 1948, con il professore e medico insigne Gaetano Pieraccini, allora sindaco di Firenze. La morte, nel 1956, non gli permise di pubblicare i risultati definitivi, ma la sua opera monumentale sulla stirpe dei Medici di Cafaggiolo è ancora una specie di Bibbia per noi studiosi. Il nostro progetto (collaborano insieme le università di Pisa e di Firenze, la Soprintendenza Speciale al Polo Museale Fiorentino, l’Opificio delle Pietre Dure e l’Opera Mediceo-Laurenziana, e inoltre le università di Camerino, Macerata e alcune università americane) prevede l’esumazione e lo studio dei Medici più recenti: da Giovanni delle Bande Nere (1498-1526), passando per Cosimo I fino all’ultima della dinastia che è Anna Maria Luisa (1667-1743), l’Elettrice Palatina. Pur indagando anche tombe già studiate dal professor Pieraccini, grazie alle moderne tecnologie applicate, stiamo arrivando a risultati molto più approfonditi. I nostri obiettivi sono: quello paleopatologico, ovvero diagnosticare e rintracciare le malattie che possono avere colpito questi personaggi importanti; quello antropologico, cioè capire il loro stile di vita e le loro abitudini; quello storico-archeologico, cioè arrivare a informazioni rilevanti anche sul rituale funebre granducale. Sarà possibile anche un controllo sullo stato di conservazione delle sepolture e un eventuale loro restauro. Le indagini previste vanno dall’antropologia fisica fino alla biologia molecolare, lo studio cioè del DNA antico, da applicare su ben cinquanta sepolture nello spazio di due anni, ai quali ne seguiranno altrettanti per gli studi di laboratorio. Utilissima è stata anche la documentazione d’archivio che ci ha permesso di confrontare le “cartelle cliniche” dell’epoca dei personaggi con i nostri risultati.

Resti umani e corredi. L’indagine è iniziata dalla cappella di Cosimo I (1519-1574) e del figlio Don Garcia. Dopo aver sollevato la lapide in marmo con l’epigrafe, a una certa profondità abbiamo trovato un enorme lastrone di pietra del peso di diversi quintali, sotto al quale si apriva il loculo con le cassette metalliche dove vennero deposti i resti dopo la ricognizione del 1948. Eravamo convinti in tal modo di avere capito qual era la situazione di tutte le sepolture della cripta medicea e quindi passammo alla sepoltura di Gian Gastone (1671-1737), l’ultimo granduca dei Medici. Ma la situazione archeologica di questa deposizione è risultata completamente diversa. Sotto la lapide non c’era alcuna lastra di copertura né loculo. Dopo un po’ di smarrimento abbiamo rinvenuto ciò che, sotto le false sembianze di una decorazione pavimentale, era una botola che immetteva a una cripta sotterranea. Gian Gastone era sepolto in una “cripta sotto la cripta”. Una scaletta di accesso conduceva davanti al sarcofago del granduca, contornato da numerosi altri sarcofagi che poi abbiamo scoperto essere tutti di bambini. L’alluvione del 1966 aveva danneggiato irrimediabilmente molte delle sepolture, ma quelle salve contenevano ancora il corpo del defunto in ottime condizioni. Ciò che più ci ha sorpreso è stato il ritrovamento delle vesti perfettamente conservate di un bambino di cinque-sei anni. Si tratta di abiti estremamente rari e preziosi dal punto di vista storico-artistico, per il recupero dei quali è già stato incaricato l’Opificio delle Pietre Dure. Il problema maggiore è stato quello dell’identificazione di questi bambini, tutti di età compresa tra zero e sette anni. Incrociando i dati di archivio con quelli antropologici siamo risaliti ad Anna, figlia di Cosimo I, e ai figli di Francesco I (1541-1587), Romola e Don Filippino. Nel caso di Gian Gastone sfortunatamente i resti erano danneggiati, ma la sepoltura è risultata intatta ed è stato possibile così rinvenire la sua corona, un’epigrafe celebrativa posta dietro la testa, due medaglioni d’oro assai voluminosi e pregevoli, un crocefisso d’argento che il granduca doveva indossare sul petto e un tubo di piombo contenente un documento.

Molte scoperte d’interesse paleopatologico. Cosimo I, fondatore della dinastia granducale e uomo politico eminente, era un individuo molto vigoroso, come si deduce dai segni degli attacchi muscolari rimasti sulle ossa, che praticava l’equitazione quasi tutti i giorni e si sovraccaricava di grossi pesi sul torace (evidentemente le pesanti armature dell’epoca). Al contrario di ciò che riportano i referti medici dell’epoca, non era affetto da gotta, ma soffriva di una malattia articolare di origine familiare, la DISH (iperostosi scheletrica idiopatica diffusa). Una osservazione simile era stata effettuata nel corso delle indagini degli anni Cinquanta, quando il prof. Costa, anatomo-patologo di Firenze, scoprì che Piero detto “il Gottoso” in realtà non aveva mai sofferto di quella malattia. Sui resti cranici dei personaggi presi in esame è stata effettuata anche una scansione laser tridimensionale allo scopo di confrontare questi risultati con i ritratti dell’epoca, per vedere se quei pittori erano abbastanza realistici oppure se adattavano le condizioni del soggetto ai canoni estetici dell’epoca. A questo proposito, confrontando il cranio di Cosimo I col famoso ritratto del Pontormo, abbiamo notato che esso non coincide molto bene col disegno, in quanto la fronte è meno sfuggente, così come nel caso del ritratto fattogli dal Bronzino, dove l’aspetto del granduca risulta assai ingentilito. Passando alla moglie, molto amata, di Cosimo I, Eleonora di Toledo, si è scoperto che anche lei era una persona piuttosto attiva dal punto di vista fisico. La sua storia clinica è caratterizzata da ben undici parti, molti anche per quell’epoca. Dopo aver sofferto a lungo di tubercolosi morì forse di malaria perniciosa, così come i due figli Don Garcia e Giovanni, malattia contratta molto probabilmente durante una visita di Stato nell’allora zona malarica di Grosseto. Per quanto riguarda invece Francesco I, il cosiddetto “principe dello studiolo”, successore di Cosimo I, un intellettuale più interessato alle pratiche alchemiche che alla politica del Granducato, abbiamo scoperto che non era per niente un individuo sedentario. Lo stereotipo dello studioso, dell’intellettuale, dell’uomo da tavolino che trascorreva tutto il tempo nel suo laboratorio deve essere cancellato. Le analisi delle sue ossa chiariranno anche se durante la sua pratica alchemica, si sia intossicato, fornendoci così dei chiarimenti sulla causa del decesso. Attualmente non abbiamo sufficienti dati per verificare se sia veramente morto avvelenato dal fratello Ferdinando I, o se queste furono voci messe in giro dai nemici della casata fiorentina. Affatto bella, e tantomeno in salute, era la granduchessa Giovanna d’Austria, moglie di Francesco I. Dalle analisi del cranio emerge che aveva il cosiddetto “morso degli Asburgo”, ovvero l’arcata dentale inferiore protrudente rispetto a quella superiore, mentre la paleopatologia della povera granduchessa rivela una vera e propria collezione di malattie: ispessimento della teca cranica, malformazioni dentali, scoliosi della colonna lombare (si diceva di lei che fosse gobba), bacino deforme e sub-lussazione dell’anca. In conclusione, il Progetto “Medici” da un lato potrà integrare notevolmente la storia della famiglia granducale, fornendo agli storici nuovi elementi nosografici di prima mano, dall’altro arricchirà certamente il Museo delle Cappelle Medicee di nuovi, preziosi reperti provenienti dalle tombe ancora intatte.

Gino Fornaciari
docente di Storia della medicina all’Università di Pisa



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