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Scavi "AV" estate 2012

  :: Villaggio preistorico dei Faraglioni 2012
Scavo archeologico a Ustica per volontari
 

  Immagini scavi a Ustica  
 
 
 

Louis Godart

'Sulla collina di Hissarlik sfogliando l'Iliade'

I Greci si riconoscono nell’opera di Omero. La storia della città di Troia appartiene all’immaginario collettivo dell’Occidente da oltre duemilasettecento anni, ovvero da quando, nell’VIII sec. a.C., un poeta geniale chiamato Omero ha riunito in un insieme coerente e armonioso racconti e leggende che le popolazioni egee si tramandavano da almeno ottocento anni. Esistono civiltà come l’ebraica con la Torà, la cristiana con l’Antico e il Nuovo Testamento, la musulmana con il Corano, che sono basate sull’obbedienza al dettato di un libro che riflette l’insegnamento di un dio. La civiltà greca è una delle poche a riconoscersi nell’opera di un poeta che canta le gesta degli uomini. Questo la dice lunga sull’atteggiamento dell’uomo greco nei confronti della divinità e sulla sua indipendenza rispetto al sacro. Alla luce degli ultimi insegnamenti delle ricerche su Troia e sull’epopea omerica, vorrei affrontare tre domande: cosa rappresentava Troia? Chi erano i troiani? Chi era Omero?

Cosa rappresentava Troia? I resti di Troia si trovano nella zona nordorientale dell’Egeo. La città controllava la rotta marittima che dall’Egeo portava al Mar Nero e alle miniere del Caucaso. La collina di Hissarlik, costituita in gran parte dai resti accumulati dagli insediamenti che si sono succeduti sul posto per oltre 3000 anni, è il luogo dove sorgeva la città di Troia. Tra le varie città i cui resti si possono rintracciare negli strati della collina, la più importante è la Troia II, databile alla metà del III millennio a.C. È la Troia del tesoro cosiddetto “di Priamo” scoperto da Schliemann. La città di Troia cantata da Omero invece risale alla fine dell’età del Bronzo (1300-1260 a.C.). L’insediamento del XIII sec. a.C. era infinitamente più vasto di quello portato alla luce da Schliemann. Le ultime ricerche condotte dalla missione dell’Università di Tubinga in collaborazione con le autorità turche hanno potuto accertare che la Troia della tarda età del Bronzo è stata distrutta da uno scontro bellico, e che i suoi resti furono visitati nell’VIII sec. a.C. dall’autore dell’Iliade.

Chi erano i Troiani? Dalle ricerche condotte in tempi recenti appare che i troiani erano profondamente legati sia al mondo anatolico che a quello egeo. All’alba del III millennio a.C., momento in cui viene fondata la prima città di Troia, assistiamo a una vasta migrazione che dalle coste nordoccidentali dell’Anatolia si sposta verso il mondo egeo e raggiunge le spiagge di Creta. Lo dimostra l’introduzione nell’isola di Minosse dello stesso tipo di ceramica attestata nella zona nordoccidentale dell’Anatolia. Il popolo che approda a Creta nel III millennio a.C. darà vita alla brillante civiltà minoica. Questo popolo che utilizzerà la scrittura lineare A, ha quindi radici anatoliche ed è imparentato con le popolazioni che fondarono la prima città di Troia. Le tecniche degli orafi della Troia II che affascinarono Schliemann sono attestate anche nel mondo egeo. Ciò significa che artigiani troiani hanno insegnato ad artisti egei le tecniche di lavorazione dei metalli preziosi. Del resto i collegamenti tra Troia e l’Egeo sono anche documentati da alcuni oggetti con iscrizioni in Lineare A, databili all’inizio del II millennio a.C., rinvenuti a Troia. Nel periodo chiamato protopalaziale, la città ospitava quindi delle persone in grado di capire e scrivere la scrittura egea. Se la Troia del terzo e dell’inizio del secondo millennio era legata al mondo egeo, chi erano i padroni della città durante la celebre guerra del XIII sec. a.C.? Possiamo immaginare che una classe dominante greca abbia comandato la città della fine del XIII sec. a.C. e che la famosa guerra sia stata una guerra fratricida tra greci del continente e greci stabiliti a Troia? Personalmente ritengo di sì. Per varie ragioni. Il ritrovamento tra i resti della città del XIII sec. a.C. di una quantità impressionante di ceramica micenea, quindi greca, è un elemento fondamentale per sostenere una tale ipotesi. Inoltre, leggendo l’Iliade ci si rende conto che troiani e greci non hanno alcun problema nel comunicare fra loro. Si capiscono perfettamente e pregano le stesse divinità. Inoltre i nomi troiani sono nomi greci. Ettore per esempio è un nome greco attestato addirittura nelle tavolette in lineare B. Si potrebbe obbiettare che Omero essendo un poeta, non era attento a certe sottigliezze… Omero invece aveva una conoscenza profonda di Troia e delle vicissitudini legate alla città. Ne ha certamente visitato il sito e nell’Iliade, a più riprese, sottolinea che molti degli alleati dell’aristocrazia che regnava sulla città appartenevano a orizzonti linguistici diversi. Omero quindi era sensibile all’aspetto linguistico; se sostiene che tra gli alleati dei troiani tanti popoli parlano lingue diverse, è per evidenziare che l’aristocrazia che comandava alla città si esprimeva nella stessa lingua degli assedianti. La lingua in questione non poteva quindi che essere il greco-miceneo. Perciò la guerra di Troia di cui parla Omero è stata probabilmente una guerra fratricida tra greci. Un altro episodio della storia del II millennio a.C. torna alla mente. Dopo il cataclisma provocato dall’eruzione del vulcano di Tera - Santorini, intorno al 1500 a.C., e la distruzione della flotta minoica che faceva da scudo protettore a Creta, i micenei invadono l’isola e si installano sul più importante dei siti minoici, Cnosso, assumendo poi il comando di tutta Creta. Orbene nelle tavolette in lineare B la percentuale di popolazione greco-micenea che regnava su Cnosso e comandava a Creta appare ridottissima; i nomi greci menzionati nei testi sono pochi rispetto agli antroponimi e ai toponimi attestati che sono per la maggior parte minoici. Si ha dunque la netta impressione che un’aristocrazia micenea numericamente inferiore alla popolazione minoica comandasse a Creta del XV sec. a.C. All’inizio del XIV sec. a.C., per motivi che ci sfuggono in parte ma che sono probabilmente legati al controllo delle grandi rotte marittime mediterranee, l’aristocrazia greca che si era impadronita di Cnosso è entrata in rotta di collisione con le metropoli continentali le quali hanno organizzato una spedizione contro Cnosso e distrutto il palazzo di Minosse. Confrontando la situazione cretese dell’inizio del XIV sec. a.C. con quella della Troia della fine del XIII sec. a.C., troviamo situazioni parallele che ci consentono di immaginare che la classe dominante della Troia della fine dell’età del Bronzo fosse greca. I greci si sarebbero impadroniti della città dopo il cataclisma che aveva distrutto l’insediamento precedente. Poi esattamente com’è avvenuto a Creta, la popolazione greca che si era impadronita di Troia si è opposta alle metropoli del continente e una coalizione capeggiata dal sovrano di Micene, ha organizzato una spedizione contro la città.

Poeta geniale e profondo conoscitore del suo mondo. Resta ora da rispondere all’ultimo quesito: chi era Omero? Ovviamente di lui non sappiamo nulla. Esistono alcune sue biografie di età Tarda. Ci descrivono un personaggio che verosimilmente non ha nulla a che fare con il geniale poeta che, amalgamando tutta una serie di tradizioni più antiche, ha dato vita al capolavoro della letteratura universale che è l’Iliade. Tuttavia dall’analisi della lingua omerica possiamo dedurre che il poeta era legato alla Ionia, una regione che fu luogo privilegiato d’incontri tra il mondo egeo e quello anatolico tra il II e il I millennio a.C. In quel contesto, intorno a Mileto come dimostrano i più recenti scavi ed alcuni testi orientali, egei-minoici prima e greci-micenei dopo si sono incontrati con popolazioni anatoliche quali gli Ittiti e i Luvi. Legato a questo laboratorio culturale formidabile che era la Ionia è emerso recentemente, ad Hattusa, la capitale degli Ittiti, un testo di straordinaria importanza chiamato Epopea della liberazione. L’opera che racconta la presa di Ebla nel 1600 a.C. da parte degli Ittiti, presenta molti punti comuni con l’Iliade. Prima di tutto l’argomento: da una parte Ebla dove sono trattenuti, contro la propria volontà, alcuni prigionieri ittiti; dall’altra Troia dove è stata portata Elena. Impressionanti sono poi le somiglianze nella trama delle due opere. Alcuni dèi del pantheon anatolico ittita si dichiarano a favore della città assediata mentre altri la combattono, proprio come nell’opera omerica. Nel poema anatolico la dea Allani che patteggia per Ebla, si oppone al grande dio Teshub. Per impedire a quest’ultimo di aiutare gli eblaiti, organizza un grande banchetto e tenta di sedurlo. Un episodio del genere si legge nel XIV canto dell’Iliade. La dea Era è ferocemente contraria a Troia mentre Zeus, il suo sposo, vuole la vittoria dei troiani. La dea vedendo che i suoi protetti stanno perdendo terreno si reca da Afrodite, le chiede di abbellirla al fine di sedurre il suo sposo, e di poter così distoglierlo dal campo di battaglia. Dunque nell’ovest dell’Anatolia, punto d’incontro tra culture anatoliche ed egee, giravano tradizioni letterarie ed orali alle quali attingevano aedi ittiti e greci. È probabile che Omero, oltre ad aver ripreso racconti risalenti all’alba della storia micenea, si sia anche ispirato ad alcune di queste tradizioni che circolavano negli ambienti colti dell’Anatolia per scrivere alcuni degli episodi narrati nell’Iliade. Omero oltre ad essere stato un poeta geniale era anche un profondo conoscitore del mondo nel quale viveva e delle sue tradizioni. Questo gli ha permesso di essere un fantastico punto di congiunzione tra oriente e occidente. Non è certo il minore dei suoi meriti.

Louis Godart
accademico dei Lincei e consigliere del Presidente della repubblica



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