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Carlo Peretto'Ultime dalla preistoria: a proposito di Darwin e di evoluzione'
La realtà come divenire continuo. Non sono molti i personaggi il cui volto si rivede spesso sui giornali. Pensiamo a Einstein per la scienza, per la politica possiamo ricordare John Kennedy, per il cinema Merilyn Monroe. Darwin da parte sua ha cambiato il modo di vedere e considerare il posto dell'uomo nella natura. E’ un evoluzionista che interpreta la realtà come un continuo mutamento che modifica strategicamente il nostro rapporto con l'imprevedibile. Con Darwin non abbiamo più tante sicurezze, tutto cambia, anche le cose piacevoli quali il posto fisso, la casa in ordine, le vacanze tutte le estati, la pensione della tarda età. Certezze che ci siamo creati con la logica della cultura, quasi un controsenso rispetto a quanto la natura ci insegna. L'esistenza diventa, nella prospettiva di Darwin, un'osmosi continua con la mutevolezza delle cose. È comunque un modo di interpretare la realtà che troviamo già nel Cinquecento, col Rinascimento, quando si sviluppa un approccio alla natura e alle cose, che non può più prescindere dall'indagine diretta. Per fare uno degli esempi più noti si pensi a Galileo... Un cambiamento strategico supportato certamente anche da una sequenza impressionante di nuove scoperte geografiche. I navigatori che solcano gli oceani, Cristoforo Colombo nel 1492, Amerigo Vespucci nel 1499, Magellano nel 1519 e 1521, tornano in Europa con una grande quantità di cose nuove. Nascono così i primi "gabinetti delle curiosità" con animali impagliati e non, piante essiccate e oggetti “curiosi” di ogni tipo. Il "sospetto" di una radice comune per milioni di specie. Poi, tra Seicento e Settecento, assistiamo alla nascita della classificazione sistematica di tutti gli oggetti; studi, raccolte, disegni che sfociano in quel famoso libro, Sistema naturae, pubblicato da Linneo nel 1734. Questi risponde al progetto della corona svedese di mandare in ogni parte del mondo un'infinità di giovani ricercatori molti dei quali, soprattutto a causa di malattie allora non note, non fecero mai ritorno. È il momento in cui questi progetti portano all’identificazione di milioni di specie di tutti i tipi; nascono così i primi musei di storia naturale a Londra, Stoccolma, Parigi ….. Tuttavia, man mano che si classificano e studiano gli esseri viventi, ci si rende conto che esistono delle specie tra loro più simili di altre, quasi avessero un’unica origine. Si sviluppa quindi l’idea di una ipotetica origine comune di cui non si parla ancora per timore, ma che viene comunque supportata anche dalla massa di fossili che emerge dallo studio delle rocce. Con Lamark, nell'Ottocento, avviene la prima presentazione di una teoria evoluzionistica per cause esterne, quella per cui è l'individuo in quanto tale a modificare e trasmettere ai discendenti le proprie caratteristiche. Oggi sappiamo che questo modo di pensare non è corretto, che l'evoluzione viaggia invece “dall'interno verso l'esterno”, dal patrimonio genetico alla morfologia dell'individuo: tutto ciò apre la strada al concetto moderno di evoluzione. Compare così un problema del tutto nuovo: il tempo. Abbiamo bisogno di tempo. Per giustificare l’attuale biodiversità dobbiamo dare all’evoluzione tutto il tempo necessario per lavorare alla diversificazione a partire da una origine comune. Abbiamo bisogno di tanto tempo. L'acquisizione di oggi dei famosi quattordici miliardi di storia dell'universo a quel tempo era una cosa incomprensibile. Il naturalista francese Buffon scrive, dopo una serie di ragionamenti sul raffreddamento della Terra, che forse il nostro pianeta “potrebbe avere settantamila anni”. Nei suoi appunti, inediti, avanza anche l’ipotesi che essa ne abbia un po’ di più. Adesso sappiamo che la storia che ci precede è molto più lunga. Ad esempio il genere Homo compare intorno ai due milioni e mezzo di anni fa, Homo sapiens all’incirca centocinquantamila anni fa. Col tempo abbiamo acquisito anche un'altra caratteristica: la cultura. Essa evolve con un ritmo differente, più rapido rispetto a quella biologica. E così oggi sappiamo che il DNA, il genoma, ha tempi di mutazione, almeno nella nostra specie, più lenti di quell’insieme di informazioni e modi di fare che sono parte essenziale della cultura. Desideriamo ricordare comunque che la cultura non è un fenomeno esclusivo della nostra specie. Chiunque abbia un cane o un gatto si accorge che l'apprendimento, la conoscenza, il ricordo in questi animali non sono legati soltanto alla memoria genetica, ma anche alle situazioni contingenti in cui questi esseri si trovano a vivere. Quando il mondo delle idee entra nella storia dell’evoluzione. Non è facile comprendere dove e quando la socializzazione e soprattutto il mondo delle idee abbiano iniziato ad avere un peso dominante nella nostra evoluzione. Ciò che sappiamo è che circa quarantamila anni fa, quando si diffonde in Europa l’uomo moderno, si diffondono anche la musica e l’arte, con tutto il loro carico simbolico che inducono in una complessa organizzazione sociale. L’arte può certamente essere l’espressione di un mondo del tutto immaginario anche se talvolta di difficile comprensione. E’in questa fase che si comincia a percepire in modo chiaro la differenza tra il sembrare e l’essere, la capacità di confondere, mascherare, assieme a quella di dare immagine a concetti astratti. Tutto questo si associa anche ad una rinnovata tecnologia, più articolata con oggetti maggiormente diversificati. Con la diffusione di Homo sapiens si sviluppa la scheggiatura laminare, la lavorazione sistematica dell’osso, il decoro generalizzato, l’arte, la musica: essi sono la testimonianza di una organizzazione sociale più complessa in grado di diffondersi più rapidamente. Simboli e simbolismo diventano parte integrante del gruppo umano e ancora oggi giocano un ruolo determinante nel rafforzamento etnico e nel suo stesso controllo. Col Paleolitico nasce il mito, che avrà ampio sviluppo nelle fasi più recenti della nostra storia passando attraverso il mondo greco e quello romano, giungendo fino ai nostri giorni. Ad esso si affiancherà la capacità razionale di comprendere le cose, attraverso la logica della ragione come ci insegna in primis Platone. Concetti fondamentali sui quali inevitabilmente si innesta il modo nuovo di comprendere l’essenza delle cose attraverso il metodo sperimentale, basato sul fatto che verità e conoscenza devono essere avallate dalle prove pratiche, dai risultati ottenuti in laboratori specializzati, quali quelli della chimica, della fisica, delle discipline naturali. Siamo così arrivati ai nostri giorni dove la realtà ci appare più comprensibile e soprattutto più vicina a noi di quanto si pensasse un tempo. Siamo certi oggi di essere parte integrante di quel sistema evolutivo che da sempre caratterizza l’universo. Carlo Peretto Stampa |
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