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Franco Marzatico e Gianluca Bonora'Popoli e civilta' da oriente a occidente'Non si possono separare Oriente e Occidente. La mostra dedicata agli “Ori dei Cavalieri delle steppe” rappresenta un nuovo, prestigioso punto di arrivo nell’ambito del percorso di ricerca, studio e valorizzazione delle testimonianze archeologiche avviato dal Castello del Buonconsiglio dieci anni orsono, con la rassegna “Ori delle Alpi” e proseguito, nel 2004, con la mostra “Guerrieri Principi ed Eroi fra il Danubio e il Po”. A partire dall’arco alpino, il territorio considerato dalle esposizioni si è dunque esteso ai vasti spazi posti fra il Danubio e il Po, ampliandosi ora verso Oriente, oltre le foci del Danubio, alle “porte d’Europa”. Questa nuova apertura di orizzonti si deve alla disponibilità della direzione dei musei dell’Ucraina che ha concesso al Castello del Buonconsiglio di operare una ricca selezione di preziosi oggetti, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia, con l’intento di proporre al pubblico un percorso inedito. Anche in questa occasione, i simboli di potere e di prestigio dell’aristocrazia costituiscono il filo conduttore dell’iniziativa espositiva che, attraverso i contribuiti del catalogo – dovuti ai maggiori specialisti del settore a livello internazionale – si propone di evidenziare aspetti delle interazioni esistenti fra il mondo del Mediterraneo e il Centro Europa e fra Oriente e Occidente. In questa prospettiva, l’Ucraina si configura come una sorta di territorio “campione”, crocevia di antiche popolazioni nomadi le cui traiettorie di sviluppo storico non di rado si riflettono nelle vicende dell’Occidente, basti pensare a Cimmeri, Sciti, Sarmati, Unni, Avari e Goti. D’altro lato la mostra si inserisce pure nel filone delle esposizioni dedicate ai tesori dell’archeologia dell’Europa orientale che continua a offrire materia di dibattito scientifico e di raffronto per le realtà dell’Occidente. Se nelle precedenti rassegne il visitatore si imbatteva in testimonianze provenienti dal territorio regionale accostate a quelle di altre zone, in questa occasione il confronto resta sul piano ideale, per quanto la rinnovata sezione archeologica del Museo consenta di verificare come nelle simbologie del potere e del prestigio – si pensi alle armi, ai gioielli e al vasellame –sussistano da un lato codici di comunicazione comuni e, dall’altro lato, aspetti di profonda “alterità” nelle espressioni del mondo nomadico. Franco Marzatico Lo sconfinato mondo delle steppe. L’immensa vastità delle steppe che dal Danubio si estende fino al cuore profondo dell’Asia, ha da sempre suscitato l’attenzione di storici e scrittori. Dominate per millenni da guerrieri nomadi che eccellevano nell’uso del cavallo e dell’arco sono state fonte e luogo privilegiato per narrazioni mitologiche e celebri pagine di letteratura. Le fonti scritte che parlano di popolazioni nomadi come gli Sciti, i Cimmeri, i Sarmati, gli Unni, gli Avari, i Goti, sono influenzate dall’immagine di popoli selvaggi restituita da Erodoto e da altri storici greci e latini, tra cui possiamo ricordare Strabone, Arriano, Plinio il Vecchio, Tacito, Ammiano Marcellino ecc. Queste popolazioni non hanno lasciato testimonianze di città, documenti o testi scritti. La loro storia e la loro cultura sono affidate ai preziosi oggetti d’oro rinvenuti nelle tombe dei principi. Simboli di potere e prestigio che sono il filo conduttore della mostra. Si tratta di circa quattrocento oggetti provenienti dai più importanti musei dell’Ucraina e in gran parte presentati per la prima volta in Italia. Armi sontuose, diademi, orecchini, braccialetti, finimenti di cavallo da parata, ma anche vasellame per il simposio e banchetto risalenti a un arco di tempo che si colloca tra l’inizio del I millennio a.C. e il XIII sec. d.C. Intorno alla grande tenda. Il percorso si apre con una sezione dedicata alle culture di allevatori-agricoltori vissuti nel III-IV millennio a.C. e che precedettero l’affermazione del nomadismo. Fra gli oggetti di maggior interesse spiccano statuette in terracotta che rappresentano idoli o divinità. Il ritrovamento di piccole case in miniatura nella parte più occidentale delle steppe fa ipotizzare che questi modellini rappresentassero quasi sicuramente lo spirito protettore della famiglia, della casa oppure dell’intero villaggio. Per introdurre l’argomento del nomadismo abbiamo pensato di esporre una splendida yurta, la grande tenda di feltro e legno in uso ancora oggi presso le popolazioni seminomadi dell’Asia centrale. All’interno della tenda si potrà respirare l’atmosfera suggestiva della vita nelle steppe. E a fianco della yurta, abbiamo esposto il secondo simbolo per eccellenza della cultura nomadica, un modellino di carro in argilla che proviene da Odessa, sulle coste del Mar Nero, ed è datato ai primi secoli dopo Cristo. Nella seconda sezione, si entra nella dimensione affascinante dell’arte animalista forse la più alta espressione artistica dei popoli nomadi delle steppe. E qui l’attenzione è catturata in particolare da una coppa rituale interamente d’oro con, in alto rilievo, sei teste di cavallo la cui ciclicità sembra suggerire il tema delle stagioni e del tempo. Il visitatore avrà anche la possibilità di addentrarsi nella ricostruzione di un tumulo funerario, un kurgan, la piramide delle steppe, all’interno del quale erano sepolti i sovrani, i principi e gli esponenti della più ricca aristocrazia nomadica. La terza sezione è dedicata allo sfarzo, al lusso, all’abbigliamento e al gusto delle principesse nomadiche. Nella quarta sezione abbiamo invece il trionfo del principe nomade, del suo potere politico e sociale espresso nelle spade rivestite d’oro, nelle cinture e nei ricchi elementi di corredo. Ma tutta la sontuosità dello status principesco è nei pettorali d’oro, d’argento e in pietre semipreziose. La quinta sezione contiene elaborate bardature in oro e argento concesse in esclusiva dall’Istituto di Archeologia di Kiev. Figurano anche pedine in avorio per il gioco degli scacchi, una delle prime attestazioni di questo “gioco di potere” nell’Europa orientale. L’ultima sezione è dedicata agli oggetti di richiamo religioso, magico e simbolico legati al potere degli sciamani. Gian Luca Bonora Stampa |
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