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Scavi "AV" estate 2012

  :: Villaggio preistorico dei Faraglioni 2012
Scavo archeologico a Ustica per volontari
 

  Immagini scavi a Ustica  
 
 
 

Carlo Peretto e Giulio Pavia

'E l'Uomo arrivo' in Europa. Il primo passo' dalla Puglia'

L’origine della storia dell’uomo è africana. Una storia che ha inizio quando lo scudo africano si spacca provocando, nella sua parte orientale, una sequenza di cambiamenti climatici che portano alla riduzione della foresta e allo sviluppo delle aree a savana, più o meno erborate. È in questa fase che si sviluppa quello che è stato definito “cespuglio genealogico”, in grado di dar vita a un certo numero di generi e specie, distribuiti su un arco temporale di alcuni milioni di anni, in particolare a partire da circa 4-5 milioni di anni fa. Una fase in cui una serie di caratteristiche morfologiche, connesse in particolare con l’apparato masticatore e lo scheletro post-craniale, offre informazioni circa la comparsa e la diffusione del gruppo degli Australopiteci. Il più famoso di tutti è quello ritrovato ad Hadar in Etiopia nel 1974 (Australopithecus afarensis) conosciuto ai più col nome di Lucy; esso testimonia una stazione eretta già presente nella sua configurazione generale. Siamo in un momento cruciale, molto importante del processo di ominazione, che già a partire da due milioni e mezzo di anni registra la comparsa del genere Homo e con esso i primi strumenti in pietra intenzionalmente scheggiati, quali quelli di Kada Gona rinvenuti in Etiopia e risalenti a 2,6 milioni dio anni. In una successione incalzante, probabilmente già a partire dai due milioni di anni fa, l’uomo si diffonde rapidamente in Eurasia come testimoniano alcuni siti preistorici. Tra questi si ricorda quello di Dmanisi in Georgia, risalente a circa 1,8 milioni di anni, che ha restituito abbondanti resti scheletrici umani e una rilevante quantità di strumenti litici.

L’uomo ha un’innata capacità di vivere ovunque. È un fatto legato essenzialmente alla nostra cultura. L’uomo nel corso del tempo ha colonizzato ogni ambiente naturale della Terra e ciò è avvenuto sulla base delle conoscenze tecnologiche acquisite nel corso del tempo, della sua complessa organizzazione sociale e del primato della razionalità sull’immaginario collettivo. In questo modo i differenti gruppi umani sono riusciti, in un numero infinito di casi, a trovare soluzioni consone alla loro sopravvivenza e a una possibilità di sviluppo consono alle loro specifiche esigenze. È un modo di rapportarsi con l’ambiente del tutto nuovo e unico rispetto alle altre specie del nostro pianeta. Questo fenomeno che comporta un differente rapporto dell’equilibrio uomo/ambiente trova la sua origine già agli albori del processo di ominazione e costituisce un fattore determinante nelle possibilità che hanno alcuni gruppi umani a diffondersi al di fuori del continente africano già a partire da almeno due milioni di anni fa. È del tutto plausibile che anche la comunicazione tra gli individui fosse già ampiamente sviluppata, improntata a quello che oggi noi indichiamo come linguaggio articolato. La stessa tecnologia litica costituisce un fattore a controllo psichico e motorio che riassume in sé gli elementi distintivi del linguaggio articolato, rappresentando entrambi il prodotto di un’organizzazione complessa di atti e fenomeni che sono allo stesso tempo infiniti, digitali e computazionali. È del tutto plausibile che i centri del cervello che regolano da un lato il linguaggio articolato e dall’altro le attività strumentali siano tra loro interdipendenti e, inoltre, che si siano sviluppati parallelamente nel corso del tempo. Da questo punto di vista, il linguaggio articolato (anche se non complesso come quello che noi oggi formuliamo) potrebbe aver avuto un’origine molto più antica di quanto si possa immaginare, forse già con Homo habilis. D’altra parte, ricondurre il linguaggio articolato soltanto all’uomo anatomicamente moderno a me sembra decisamente riduttivo, considerata l’ampiezza dello sviluppo tecnologico e sociale che in maniera inequivocabile lo precede e che caratterizza le forme umane più antiche, anche con elementi di assoluta complessità negli stessi criteri strutturali e comportamentali.

Carlo Peretto
docente di Antropologia all’Università di Ferrara


Un ambiente per l’uomo preistorico sul Gargano. I ritrovamenti che abbiamo effettuato in località Pirro, sul Gargano in Puglia, vicino ad Apricena, sono rilevanti. I dati in nostro possesso derivano dalla ricerca universitaria di diverse città italiane: Torino, Roma, Firenze e Ferrara. Dati a cui siamo arrivati in maniera piuttosto casuale. Il punto di partenza è stato quello di una ricerca paleontologica dove dai sedimenti è stata recuperata una scheggia. Un manufatto litico da cui è partito il nostro interesse. Il punto di ricerca si trova in un’area di cave ad Apricena da cui viene estratta una roccia calcarea usata nell’edilizia. La fase è quella della differenziazione del complesso umano avvenuta intorno a un milione e mezzo di anni fa. Tra i vari resti di fossili tra cui vertebrati, ci sono anche resti indiretti di un uomo. Nelle cave di Apricena si sovrappongono due unità litologiche risalenti al Cretaceo (settanta milioni di anni fa) e al Pleistocene che invece è la parte più recente ovvero da due milioni di anni fa in avanti. Dunque c’è un episodio evolutivo geologico molto particolare perché fra settanta milioni di anni e due milioni di anni, tutta la zona ha subito diverse fasi di continentalità. Ovvero ha costituito un’area emersa, soggetta a carsismo, che ha scavato grotte nel substrato calcareo all’interno delle quali sono stati trovati resti, tra cui frammenti di ossa. Le ricerche ci dicono che esisteva un equilibrio notevole tra erbivori e carnivori tra cui anche le famose tigri con i denti a sciabola.

Un milione e mezzo di anni fa. Assieme a questi reperti abbiamo trovato dei manufatti litici, schegge di lavorazione umana. Ciò dimostra traiettorie dell’uomo al di fuori dell’Africa con un’espansione anche verso il Medio Oriente attraverso il corridoio levantino. La località di Pirro in conclusione testimonia l’occupazione del continente europeo da parte del genere Homo intorno a un milione e mezzo di anni fa. Un dato che è fornito da analisi paleomagnetiche sui sedimenti e poi da dati paleontologici. Rimane una domanda: l’Italia meridionale è stata un punto di arrivo di popolazioni già insediate più a nord, e quindi siamo in presenza di una sorta di enclave stanziata nel Meridione, oppure il Gargano è stata un punto di arrivo dai settori occidentali tra cui i Balcani? A questo cercheremo di dare risposta con le prossime ricerche.

Giulio Pavia
docente di Paleontologia all’Università di Torino



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