Edicola
Scavi
Viaggi
Cinema
Subacquea
Incontri
  Chi Siamo Contatti Abbonati Ora Indice Arretrati Siti consigliati
cerca
in:
 
     
  N. 151-2012
Gennaio-Febbraio
 

  :: GRECI E ROMANI A... ORGOSOLO
Maria Ausilia Fadda
 

  :: AMABILI RESTI... A PALERMO
NELLE CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

Dario Piombino-Mascali, Alessia Franco e Albert Zink
 

  :: VETULONIA DEI METALLI
STORIA DI UNA METROPOLI ETRUSCA

Simona Rafanelli
 

  :: VIAGGIO IN EGITTO
L’OTTOCENTO SUL NILO

Silvia Einaudi
 

  :: SAN GIOVANNI D’ACRI
DOPO I CROCIATI GLI ARCHEOLOGI

Fabrizio Benente ed Edna J. Stern
 

  :: BATTAGLIA DELLE EGADI: ORA PARLA L’ARCHEOLOGIA
Stefano Zangara
 

  :: ROVERETO 22a VOLTA
Guido Scialpi e Graziano Tavan
 

  :: INCONTRO CON GIULIANA TOCCO
Intervista di Giulia e Piero Pruneti
 

  :: NOTIZIE
Autori Vari
 

  :: DALLE RIVISTE
a cura di Giulia Pruneti
 

  :: IN LIBRERIA
-
 

  :: EDITORIALE
Piero Pruneti
 
 
 
 

Alfredo e Angelo Castiglioni

'Nubia, magica terra millenaria: il valori di una ricerca, il senso di una vita'

Un folletto del deserto. Io e mio fratello siamo approdati all’archeologia in modo plateale grazie alla scoperta della mitica città di cui parlava Plinio il Vecchio: Berenice Pancrisia. Una città di cui si conosceva l’importanza, ma di cui si era persa completamente l’ubicazione. Per noi la ricerca di questa città perduta nel deserto è nata da una leggenda araba. Nei suk del Cairo e di Khartoum circolava la leggenda di una città misteriosa persa tra le sabbie del deserto nubiano-sudanese che era custodita da un gin (folletto del deserto). Un gin dispettoso perché ti faceva vedere la città, ma poi la faceva scomparire. Abbiamo capito che la storiella si riferiva alla città di Berenice Pancrisia.

In città al tramonto. Al di là di detti e leggende, quando abbiamo cominciato a cercare questa città ci siamo messi sulle tracce delle vecchie miniere d’oro. Il nome Pancrisia, che significa “tutta d’oro”, stava a significare che in zona dovevano esserci delle miniere di quarzo aurifero. Poi siamo venuti a conoscenza che all’Università di Strasburgo c’era la cartina di un cartografo arabo del IX secolo. Un cartografo che aveva studiato la valle del Nilo e aveva riportato anche una città con una miniera d’oro. Dati che ci hanno fatto capire che la città si trovava in questa zona del deserto nubiano-sudanese. Siamo entrati nel deserto nel 1989 e abbiamo cominciato a scoprire le miniere d’oro. Poi Berenice Pancrisia: l’abbiamo individuata al tramonto del sole. Un momento magico. Quando abbiamo fatto i primi passi all’interno dell’antico centro e sentivamo scricchiolare i frammenti di vasellame di cui era ricoperta la superficie, ci sembrava di profanare un tempio sacro.

Attraverso il deserto la spedizione del faraone. L’altra scoperta fondamentale è quella basata sulla nostra ipotesi che la penetrazione dei faraoni d’Egitto in Nubia non fosse avvenuta soltanto lungo il corso del Nilo, ma attraversando il deserto. Perché il Nilo a un certo punto del suo percorso fa un’enorme ansa e poi riprende il tragitto verso sud. Questa, che si chiama ansa di Dongola, ha una lunghezza di 1200 chilometri tagliati da tre cateratte che rendono difficile la navigazione. A noi sembrava strano che gli Egizi facessero 1200 chilometri, con l’ostacolo di queste barriere naturali, quando invece potevano tagliare attraverso il deserto. Una logica, però, non suffragata da dati. E allora abbiamo deciso di dimostrare la nostra ipotesi, partendo alla ricerca di questo ipotetico itinerario. Facendo ciò che avrebbe fatto una carovana: un percorso che fosse il più rettilineo possibile, vicino alle montagne per trovare rifugio dalle tempeste di sabbia e acqua. Pensavamo di trovare qualcosa che ci desse segnali che avvalorassero la nostra tesi, ma niente. Stavamo rinunciando a questa ricerca quando abbiamo visto in lontananza una piccola collina alla cui base c’era una grotta. Al suo interno abbiamo notato alcune iscrizioni geroglifiche. In uno di questi geroglifi c’era scritto: «Io, principe Arnak, figlio di Peniut, capo degli arceri di Miam». Poche parole, ma tante risposte. Prima di tutto si parlava di un principe che era capo degli arceri, dunque si trattava di una spedizione militare importante. Sapevamo anche che Miam, cittadina che adesso è sepolta dal lago Nasser, da cui era partita questa carovana, si trova proprio all’inizio della grande ansa del Nilo. Dunque i faraoni erano riusciti a entrare in Nubia attraverso il deserto. La nostra idea si era rivelata corretta.

Salvataggi archeologici da un secondo invaso sul Nilo. Nei prossimi anni ci aspetta una missione notevole, quella di salvare le testimonianze archeologiche destinate a sommerse da una seconda grande diga che il governo sudanese sta costruendo a monte di quella di Assuan. Una diga che porterà un impoverimento dell’acqua del Nilo per chi sarà a valle: la stessa diga di Assuan avrà problemi a riempirsi. Insieme al nostro gruppo di ricerca siamo stati incaricati dal British Museum di mettere in salvo gli antichi monumenti a rischio. La prossima volta vi racconteremo quest’altra emozionante missione.

Alfredo e Angelo Castiglioni
direttori del Centro Ricerche nel Deserto Orientale

(Testo non riletto dagli autori)



Stampa




www.archeologiaviva.it/index.php/events/211/%3Cstrong%3EL%27ARCHEOLOGIA_AL_CINEMA%3Cbr%3ERegisti_e_capolavori%3C/strong%3E.html



periodici.giuntistore.it/riviste/pubblicita/index.htm

www.archeologiaviva.it/index.php/news/162/CONCORSO_ARCHEO-CIACK.html

www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/events/CEID/6/Viaggi.html

Edicola | Scavi | Viaggi | Cinema | Subacquea | Incontri | Chi Siamo | Contatti | Abbonati ora | Indice Arretrati | Links
® 2010 - Giunti Editore S.p.a. - Archeologia Viva
Web by Media Studio srl    PortalGenerator 1.8 by InterWorld.SDN