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Edoardo Borzatti von Lowenstern'Nel deserto della Giordania meridionale un lungo filo di lana nera'Pruneti. Abbiamo titolato l'intervento di Edoardo Borzatti von Löwenstern, "nel deserto della Giordania meridionale: un lungo filo di lana nera". Il professore mi ha detto, spiegalo tu, perché tu lo hai scritto. Dunque, questo lungo filo di lana nera è solo apparentemente una stranezza. I beduini tessono le loro tende con lana nera; questo filo di lana ci arriva quindi dalla preistoria, perché questo popolo, non ha mai cambiato i suoi modi di vita. E' una società che costituisce un vero e proprio fossile vivente, che il professore studia da oltre venti anni sotto diversi profili: da quello ecologico a quello antropologico a quello archeologico. Seguire questo lungo filo di lana nera ha condotto a molte scoperte. L'ultima il professore l'ha fatta non molti mesi fa e di questa ci parlerà stasera. Borzatti. Svolgiamo le nostre ricerche nel deserto meridionale della Giordania ormai da venticinque anni e abbiamo lì una nostra base logistica aperta a un gran numero di specialisti. Fino a oggi vi hanno lavorato cinquantadue ricercatori : potete ,quindi, facilmente immaginare la quantità di ricerche effettuate da studiosi che hanno affrontato le tematiche più diverse, dall'antropologia, alla preistoria, passando per l'etnologia, la geografia, la botanica ecc. I risultati concreti di quest'opera sono oltre 150 pubblicazioni fra libri e articoli su riviste specializzate. Recentemente abbiamo trovato una testimonianza dell'uscita dall'Africa verso l'Asia dei primi homo erectus. L'industria litica che abbiamo individuato si confronta infatti con reperti rinvenuti dagli Israeliani nella Valle del Giordano e datati a quasi un milione e mezzo di anni. Quello che però ha suscitato maggiormente il nostro interesse è l'aspetto artistico. A questa cultura sono infatti riferibili figure in ocra rossa (ossido di ferro), o raramente in nero (ossido di manganese) o in bianco (caolino o carbonato di calcio), di piccole dimensioni (tra i 20 e i 50 centimetri di altezza), dipinte sulle pareti dei ripari sotto roccia. Abbiamo dovuto impiegare del tempo per rintracciare un numero consistente di questi segni dispersi nelle valli. Queste pitture non hanno alcuna attinenza con la realtà, non sono, cioè, la riproduzione di nessun oggetto o entità reale. L'unica figura che, forse, vi si può riconoscere è quella dell'uomo, realizzata ,comunque, sempre in forma estremamente schematica. Queste pitture non sembrano frutto del lavoro di artisti; manca,infatti, una personalità o una ricerca estetica originale. Inoltre, spesso, lo stesso segno si ripete identico in località distanti tra di loro anche 20-30 chilometri. Questi grafemi rispondono a schemi compositivi ricorrenti; quasi tutti infatti, assomigliano a delle C con l'apertura verso il basso, oppure a dei quadrati, anch'essi aperti in basso o più di rado chiusi; l'unico particolare che cambia sono dei segni, che troviamo comunemente all'interno di questi, o, più raramente, fuori. Dalla comparazione di tutti i segni raccolti sembra delinearsi la struttura di un sistema di comunicazione ideogrammatica, che potrebbe essere antecedente a tutte le scritture note. Fra il pittogramma paleolitico e la scrittura fonogrammatica esiste, come è noto, una lacuna che verrebbe a essere colmata proprio da questi simboli, da cui si origineranno il cuneiforme e il geroglifico. Parrebbe che questi simboli siano rimasti in uso nel bacino di Isma, fino a quando non furono sostituiti da scritture già altamente specializzate. E' difficile però un'esatta periodizzazione all'interno del periodo calcolitico che, secondo gli studi più recenti, va dal 4800 al 2800 a.C. Non è possibile neppure avere la certezza che tutte le figure, che io ho associato nei due schemi mostrati in precedenza, siano effettivamente tutte dello stesso periodo. Più che una scoperta tutto questo è il frutto di una lunga e meticolosa serie di indagini. Agli specialisti il compito di decifrare il significato di questi ideogrammi e di valutare la loro eventuale evoluzione verso le scritture vere e proprie. Edoardo Borzatti von Löwenstern Stampa |
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