Edicola
Scavi
Viaggi
Cinema
Subacquea
Incontri
  Chi Siamo Contatti Abbonati Ora Indice Arretrati Siti consigliati
cerca
in:
 
     
  N. 151-2012
Gennaio-Febbraio
 

  :: GRECI E ROMANI A... ORGOSOLO
Maria Ausilia Fadda
 

  :: AMABILI RESTI... A PALERMO
NELLE CATACOMBE DEI CAPPUCCINI

Dario Piombino-Mascali, Alessia Franco e Albert Zink
 

  :: VETULONIA DEI METALLI
STORIA DI UNA METROPOLI ETRUSCA

Simona Rafanelli
 

  :: VIAGGIO IN EGITTO
L’OTTOCENTO SUL NILO

Silvia Einaudi
 

  :: SAN GIOVANNI D’ACRI
DOPO I CROCIATI GLI ARCHEOLOGI

Fabrizio Benente ed Edna J. Stern
 

  :: BATTAGLIA DELLE EGADI: ORA PARLA L’ARCHEOLOGIA
Stefano Zangara
 

  :: ROVERETO 22a VOLTA
Guido Scialpi e Graziano Tavan
 

  :: INCONTRO CON GIULIANA TOCCO
Intervista di Giulia e Piero Pruneti
 

  :: NOTIZIE
Autori Vari
 

  :: DALLE RIVISTE
a cura di Giulia Pruneti
 

  :: IN LIBRERIA
-
 

  :: EDITORIALE
Piero Pruneti
 
 
 
 

Edoardo Borzatti von Lowenstern

'Nel deserto della Giordania meridionale un lungo filo di lana nera'

Pruneti. Abbiamo titolato l'intervento di Edoardo Borzatti von Löwenstern, "nel deserto della Giordania meridionale: un lungo filo di lana nera".  Il professore mi ha detto, spiegalo tu, perché tu lo hai scritto. Dunque, questo lungo filo di lana nera è solo apparentemente una stranezza. I beduini tessono le loro tende con lana nera; questo filo di lana ci arriva quindi dalla preistoria, perché questo popolo, non ha mai cambiato i suoi modi di vita. E' una società che costituisce un vero e proprio fossile vivente, che il professore studia da oltre venti anni sotto diversi profili: da quello ecologico a quello antropologico a quello archeologico. Seguire questo lungo filo di lana nera ha condotto a molte scoperte. L'ultima il professore l'ha fatta non molti mesi fa e di questa ci parlerà stasera.

Borzatti. Svolgiamo le nostre ricerche nel deserto meridionale della Giordania ormai da venticinque anni e abbiamo lì una nostra base logistica aperta a un gran numero di specialisti. Fino a oggi vi hanno lavorato cinquantadue ricercatori : potete ,quindi, facilmente immaginare la quantità di ricerche effettuate da studiosi che hanno affrontato le tematiche più diverse, dall'antropologia, alla preistoria, passando per l'etnologia, la geografia, la botanica ecc. I risultati concreti di quest'opera sono oltre 150 pubblicazioni fra libri e articoli su riviste specializzate. Recentemente abbiamo trovato una testimonianza dell'uscita dall'Africa verso l'Asia dei primi homo erectus. L'industria litica che abbiamo individuato si confronta infatti con reperti rinvenuti dagli Israeliani nella Valle del Giordano e datati a quasi un milione e mezzo di anni.
Il territorio, di cui ci occupiamo nello specifico, può essere definito un museo a cielo aperto di arte rupestre; le testimonianze abbracciano un periodo che va dall'epoca paleolitica ai tempi moderni. Esistono quindi pitture e incisioni preistoriche, protostoriche e di beduini; soltanto di queste ultime ne sono state rilevate, sino a ora, oltre 24000 su di un territorio di poco più di 2500 chilometri quadri. Sul substrato culturale paleolitico, si impianta anche in questo territorio la rivoluzione agricola ; tracce di questo importante fenomeno sociale ed economico si ritrovano in contesti databili al 7500 a.C. (fase del Neolitico preceramico). Vi è poi una lacuna , finché, verso il 4800-4500 a.C. vi sono gli indizi, chiari e incontrovertibili, di un'invasione a opera di una popolazione che, assai probabilmente, proviene da est. Non sappiamo esattamente a quale etnia appartenesse questo popolo; ne conosciamo, invece, le caratteristiche culturali rappresentate da un'industria litica del tutto nuova, da scarsissima  ceramica, dalla lavorazione della corniola per realizzare i vaghi per monili o bracciali. Nuove appaiono anche le soluzioni adottate nell'architettura caratterizzata da abitazioni circolari articolate intorno a grandi cortili centrali. Più problematica è la definizione delle concezioni artistiche e religiose di queste genti. Per quel che riguarda il secondo aspetto, abbiamo trovato figure umane incise nelle pareti rocciose di dimensioni superiori alla statura di un uomo, accompagnate da buoi, con le zampe anteriori e posteriori unite in due lobi. Un villaggio ha restituito addirittura delle statue di questo periodo, alte sino a un metro e settanta, che ripetono i modelli iconografici dei graf­fiti rupestri.

Quello che però ha suscitato maggiormente il nostro interesse è l'aspetto artistico. A questa cultura sono infatti riferibili figure in ocra rossa (ossido di ferro), o raramente in nero (ossido di manganese) o in bianco (caolino o carbonato di calcio), di piccole dimensioni (tra i 20 e i 50 centimetri di altezza), dipinte sulle pareti dei ripari sotto roccia. Abbiamo dovuto impiegare del tempo per rintracciare un numero consistente di questi segni dispersi nelle valli. Queste pitture non hanno alcuna attinenza con la realtà, non sono, cioè, la riproduzione di nessun oggetto o entità reale. L'unica figura che, forse, vi si può riconoscere è quella dell'uomo, realizzata ,comunque, sempre in forma estremamente schematica. Queste pitture non sembrano frutto del lavoro di artisti; manca,infatti, una personalità o una ricerca estetica originale. Inoltre, spesso, lo stesso segno si ripete identico in località distanti tra di loro anche 20-30 chilometri. Questi grafemi rispondono a schemi compositivi ricorrenti; quasi tutti infatti, assomigliano a delle C con l'apertura verso il basso, oppure a dei quadrati, anch'essi aperti in basso o più di rado chiusi; l'unico particolare che cambia sono dei segni, che troviamo comunemente all'interno di questi, o, più raramente, fuori. Dalla comparazione di tutti i segni raccolti sembra delinearsi la struttura di un sistema di comunicazione ideogrammatica, che potrebbe essere antecedente a tutte le scritture note. Fra il pittogramma paleolitico e la scrittura fonogrammatica esiste, come è noto, una lacuna che verrebbe a essere colmata proprio da questi simboli, da cui si origineranno il cuneiforme e il geroglifico. Parrebbe che questi simboli siano rimasti in uso nel bacino di Isma, fino a quando non furono sostituiti da scritture già altamente specializzate. E' difficile però un'esatta periodizzazione all'interno del periodo calcolitico che, secondo gli studi più recenti, va dal 4800 al 2800 a.C. Non è possibile neppure avere la certezza che tutte le figure, che io ho associato nei due schemi mostrati in precedenza, siano effettivamente tutte dello stesso periodo. Più che una scoperta tutto questo è il frutto di una lunga e meticolosa serie di indagini. Agli specialisti il compito di decifrare il significato di questi ideogrammi e di valutare la loro eventuale evoluzione verso le scritture vere e proprie.

Edoardo Borzatti von Löwenstern
docente di Paleontologia umana all'Università di Firenze 



Stampa




www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/events/CEID/6/Viaggi.html

www.archeologiaviva.it/index.php/events/211/%3Cstrong%3EL%27ARCHEOLOGIA_AL_CINEMA%3Cbr%3ERegisti_e_capolavori%3C/strong%3E.html



www.archeologiaviva.it/index.php/news/162/CONCORSO_ARCHEO-CIACK.html

periodici.giuntistore.it/riviste/pubblicita/index.htm

Edicola | Scavi | Viaggi | Cinema | Subacquea | Incontri | Chi Siamo | Contatti | Abbonati ora | Indice Arretrati | Links
® 2010 - Giunti Editore S.p.a. - Archeologia Viva
Web by Media Studio srl    PortalGenerator 1.8 by InterWorld.SDN