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Davide Domenici'Spedizione nel Chiapas: scoperte di archeologia precolombiana'Pruneti. Invito Davide Domenici per l'ultima relazione. Al suo breve intervento seguirà un bellissimo film sulle ricerche italo-americane condotte per la parte italiana dallo stesso Domenici nel Chiapas messicano, nel sito del Rio la Venta. Domenici. L'Americanistica è un campo piuttosto negletto dalla ricerca italiana, spesso abbandonato nelle mani di personaggi al limite del mondo scientifico. Spero che le indagini che stiamo conducendo in Messico riescano ad attirare l'attenzione della comunità archeologica italiana. Vorrei ricordare che questo filmato è stato girato nel 1997, in occasione della prima delle campagne del progetto archeologico del Rio la Venta e proprio i proventi della realizzazione di questo documentario hanno consentito di finanziare la seconda missione. La prima missione è stata una ricerca molto particolare, condotta nella regione del Chiapas, nel sud messicano. Qui sopravvivono alcuni dei pochi lembi di foresta tropicale primaria ancora esistente in Messico, che costituiscono un ambiente estremamente difficile e ostile. È un'area enorme, esplorata per dieci anni, da un'associazione di speleologi italiani che ha nome "La Venta". Questi speleologi, nel corso degli anni, si sono imbattuti in un numero di resti archeologici tale da convincerli a contattare noi archeologi per mettere insieme un progetto di studio. Da quel primo incontro si sono succedute tre campagne, realizzate in ottemperanza a quei criteri di archeologia leggera di cui si è parlato stamani. Abbiamo scavato soltanto in occasione della prima campagna, ma da allora abbiamo identificato oltre sessanta cavità rocciose con materiali archeologici in superficie. Fortunatamente queste grotte sono solitamente poste a qualche centinaio di metri di altezza su pareti verticali, così da risultare inaccessibili. Nella foresta tropicale, invece, abbiamo sino a oggi identificato dieci insediamenti, generalmente ben conservati e costituiti da tutti quegli edifici che caratterizzano l'architettura monumentale mesoamericana (piramidi, palazzi, campi da gioco per la palla). Il nostro compito è quello di completare questa sorta di catasto, valutando il rapporto tra l'enorme patrimonio archeologico e l'ambiente della regione. La foresta cresce su un terreno carsico, solcato, sottoterra, da un reticolo di grandi fiumi, la cui portata media si aggira sui 600 milioni di metri cubi di acqua all'anno. Questa geografia del luogo sembra rispondere esattamente a quella che era la geografia sacra dell'ideologia mesoamericana: al di sotto della superficie si estende il mondo dei morti, che era ritenuto acquatico e per questo associato alle divinità dell'acqua, mentre al di sopra della superficie si innalzano le montagne sacre. I Soke, questo è il nome dell'antica popolazione locale, frequentavano le alte caverne proprio perché rispondevano alla loro immagine del cosmo; questo fenomeno ha stimolato un'eccezionale attività sacrale di cui noi oggi ritroviamo le tracce. Vorremmo unire i risultati dell'archeologia con quelli derivati da altre scienze come la speleologia e la geologia, per giungere al nostro vero sogno: che la piccola riserva naturale già esistente nella regione del rio La Venta venga ingrandita sino ad abbracciare tutta la foresta e i canyon che l'attraversano, perché si possa conservare in futuro la straordinaria commistione di patrimonio culturale e ambientale che esiste nel sud del Messico. Pruneti. Sono contento che questa giornata si concluda con la visione di questo bellissimo film sulle ricerche nel rio La Venta: immagini che nostalgicamente ci riportano a una visione quasi mitica, ottocentesca, dell'archeologica, con sensazioni ed emozioni che credevamo scomparse per sempre. Cari amici è giunto il momento di salutarci. Colgo l'occasione per ringraziare, oltre agli enti e alle persone che ho già citato stamani, il mio insostituibile collaboratore, Pino Perla, e il nostro addetto stampa, alla cui attività si deve la vasta eco che ha accompagnato il 2° Incontro nazionale di Archeologia Viva, Sergio Luigi Locatelli. Ringrazio, infine, il mio editore, Sergio Giunti, grazie al quale è stato possibile realizzare questo incontro. Vi do appuntamento fra due anni. Davide Domenici Stampa |
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