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Edda Bresciani'La mia vita in Egitto. Fayum: i luoghi della storia'Pruneti. La prossima relatrice, Edda Bresciani, è stata una delle primissime conoscenze della rivista, del cui comitato scientifico ha fatto subito parte. Le chiedo di parlarci delle ricerche che dirige nella regione del Fayum, facendo riferimento in particolare a un aspetto della vita nel tempio nell'antico Egitto così come riaffiora attraverso le testimonianze che lei stessa riporta alla luce. Bresciani. La prima volta che sono stata in Egitto era il 1953, appena matricola, e da allora credo di aver perduto il conto, per cui quello che vedremo stamani è soltanto un segmento della mia vita nella terra dei faraoni, ma importante per me, perché l'oasi del Fayum, dove ho cominciato a dirigere scavi nel '66, è ancora il centro della mia attività. Pochi di quelli che ogni anno visitano l'Egitto si spingono nel Fayum. In effetti, questa vasta oasi a occidente della valle del Nilo non possiede resti grandiosi come Karnak, Luxor, la Valle dei Re..., pur vantando una storia antichissima. Nella mia pluridecennale frequentazione dell'oasi ho portato alla luce alcuni monumenti, come la tomba rupestre del principe Uage, l'unica sepoltura privata del Medio Regno, con testi e rilievi, rinvenuta nel Fayum. Oggi però voglio parlarvi di Medinet Madi, al margine sudoccidentale dell'oasi. Qui, negli anni Trenta, vennero realizzate importanti scoperte a opera del papirologo e archeologo milanese Achille Vogliano: un tempio addirittura del Medio Regno (II millennio a.C.) costruito da Amenemete III e IV in onore della dea Renenut e del patrono onnipresente del Fayum, il coccodrillo Sobek; il piccolo tempio antico fu , ampliato in epoca tolemaica a sud con cortili, dromos con sfingi e chiosco, e verso nord con un secondo tempio. Io ho lavorato per anni a Medinet Madi, nel settore sud dell'area archeologica, scoprendo una serie di chiese, ben dodici, databili fra IV e VI secolo. Alla fine mi sono "stufata" di tutte queste chiese e, nel 1995, sono tornata a scavare nella zona "pagana" avvalendomi anche della collaborazione dell'Università di Messina nella persona del professor Rosario Pintaudi. A partire dalla campagna 1995 ho deciso d'investigare un settore a est del grande portale tolemaico. Gli dei del Fayum, Renenut il cobra e Sobek, il dio coccodrillo, mi vogliono bene e gli scavi, tra il 1995 e il 1999, sono stati ricchi di soddisfazioni, permettendoci di riportare alla luce un nuovo - un terzo - tempio, posto sulla collina, alta sul complesso monumentale voglianeo, e orientato est-ovest. Questo nuovo complesso comprende, dopo un portale monumentale in blocchi di calcare, di stile tolemaico, un cortile, poi il tempio con vestibolo, pronaos e stanze sussidiarie; la copertura del tempio era a terrazza e la scala per raggiungerla è stata trovata in ottime condizioni, ancora agibile; si capisce l'importanza della scoperta anche per la storia dell'architettura sacra nell'Egitto tolemaico. Il problema della conservazione della struttura, deperibile perché in mattoni crudi, si è presentato pressante sin dal primo momento; si pensi che oltre la metà del budget di scavo dobbiamo destinarla alla conservazione delle strutture che, in caso contrario, sarebbero condannate a una rapida erosione per effetto dei venti sahariani. All'interno del tempio abbiamo trovato anche interessanti sculture, come un leoncino in pietra che, come spesso accade nei templi del Fayum, era posto in fronte alla facciata. Il naos è estremamente interessante, e consiste in una sorta di edicola, formata da pietre squadrate, sulla quale è costruito un doppio dispositivo, in pietra, due specie di loculi profondi tre metri, che presentano a un terzo della lunghezza una lastra che forma un arco; in ambedue i loculi, sui lati al livello del massiccio, una serie di sei cavità alloggiava altrettanti tasselli di legno, entro cui potevano ruotare dei rulli di legno, facilitando l'inserimento delle lettighe sulle quali erano deposti i corpi dei due coccodrilli sacri; il naos era sormontato da una cornice a gorgia, decorata con due soli alati variopinti, che è stata ritrovata in ottimo stato di conservazione, coi suoi colori semplici e vivaci. Il parallelo più vicino è fornito dal naos del tempio per il coccodrillo Pneferos scoperto a Teadelfia, sempre nel Fayum e ancora da un italiano, Evaristo Breccia, nel 1913; mentre però il naos di Medinet Madi è "a due piazze", il naos di Teadelfia presenta un solo arco e tre loculi. L'edicola serviva per accogliere le mummie - o la mummia - del coccodrillo sacro, sulla barella che in occasione delle processioni veniva estratta dal naos, operazione facilitata dai rulli, inseriti nei tasselli ritrovati ai lati dei loculi. Ma la grande novità consiste certamente nel ritrovamento (missione 1999), nel tempio, di due strutture per lo schiudimento delle uova di coccodrillo; una è presso il primo portale, la seconda, perfettamente conservata, è un edificio apposito, costruito accanto al tempio; è a un solo piano, coperto da una volta a botte, trovata intatta. Abbiamo ritrovato le ultime trenta uova sotto la soffice e calda sabbia, in un angolo della stanza. Le sacre bestiole non sono mai uscite dal loro uovo, ma dentro i gusci sottili i feti erano prossimi alla maturazione. La vasca, che occupa con i suoi gradini oltre metà dell'ambiente, doveva accogliere i neonati sauriani per un breve periodo, prima che venissero sacrificati e mummificati, venduti come offerte votive ai devoti di Sobek in visita al tempio e alla necropoli dei coccodrilli, che deve trovarsi nei pressi del tempio. Ritrovamenti sporadici di uova di coccodrillo erano già stati fatti, in ambito di necropoli di sauriani. Ma il ritrovamento di Medinet Madi resta un fatto unico finora, ed eccezionale, avendo fornito strutture specifiche per l'incubazione e il temporaneo allevamento dei sacri piccoli rettili.
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