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Giacomo Giacobini'Vi presento i nostri cugini neandertaliani'Pruneti. Avete di fronte uno dei massimi esperti italiani dell'uomo e della vita nella Preistoria. Giacobini ci parlerà dei Neandertal: chi erano, quando vissero, che rapporto di parentela hanno con noi... Giacobini. Lo farò sfruttando uno strumento che è stato molto usato nella divulgazione fin dall'Ottocento: la ricostruzione grafica. Cercherò di spiegare quali sono i vantaggi, i limiti, i difetti di questo strumento ricostruttivo che presuppone una stretta collaborazione fra il ricercatore e l'artista. Io ho avuto la fortuna di lavorare con due artisti molto bravi, un pittore, Paolo Ghirardi, e uno scultore, Saulo Guarnaschelli. Cominciamo col prendere in esame un gruppo di neandertaliani, esponenti cioè di quella forma umana che si sviluppò in Europa e nel Medio Oriente a partire da oltre 600 mila anni fa. Si è trattato di una forma umana autonoma, frutto di un lunghissimo processo evolutivo, che oggi gli studiosi sono tornati a classificare come Homo neanderthalensis, rispolverando una terminologia ottocentesca, a lungo, erroneamente, accantonata. L'evoluzione di Homo neanderthalensis abbraccia un periodo iniziato appunto intorno ai 600 mila anni fa e che giunge a compimento intorno ai 70 mila anni fa, quando abbiamo ormai le forme "classiche" dei neandertaliani. Quest'uomo era dotato di caratteristiche anatomiche sensibilmente diverse da quelle dell'uomo moderno, sia nella forma del cranio, che nella struttura del corpo. Intorno ai 40 mila anni fa crediamo di intuire, in base ai dati di cui disponiamo, che queste popolazioni si riducano di numero, concentrandosi in alcune aree geografiche. Nello stesso arco di tempo iniziano ad arrivare in Europa i primi uomini anatomicamente moderni, quelli che chiamiamo uomini di Cro-Magnon e che finiranno col sostituire i neandertaliani. Ma vediamo come era fatto un neanderthalensis. Torniamo al nostro gruppo di uomini di Neandertal intorno al fuoco, mentre si cibano e preparano strumenti di selce. La loro ricostruzione anatomica è possibile grazie a numerosi resti ossei, più o meno integri, rinvenuti nel corso degli ultimi due secoli in Europa. In Italia, per esempio, possediamo il cranio completo dalla grotta Guattari, sul monte Circeo, ma non mancano scheletri completi, in quanto conservatisi all'interno di sepolture intenzionali. Se confrontiamo la ricostruzione di un Neandertal con un uomo di Cro-Magnon appare subito evidente come i neandertaliani avessero una statura più bassa, intorno al metro e sessanta, e una corporatura più tarchiata e robusta. Il procedimento grazie al quale riusciamo a restituire un volto ai resti ossei del cranio fu elaborato già nell'Ottocento negli ambienti della medicina legale. I punti nei quali i muscoli si inseriscono sulla struttura ossea sono tanto più marcati quanto più quel muscolo è sviluppato. Così, partendo dal cranio e aggiungendovi progressivamente i muscoli masticatori, quelli mimici e poi la cute, si giunge a ricostruire, con un ottimo margine di verosimiglianza, anche l'originario aspetto del volto. Ovviamente alcuni particolari rimarranno sempre non verificabili e, di conseguenza, frutto di integrazioni di fantasia; è questo il caso del colore della pelle, oppure della forma delle labbra, più o meno carnose, nonché, ovviamente del colore dei capelli, delle ciglia, della barba. Nonostante l'oggettiva base di scientificità che presiede a tali ricostruzioni, è anche vero che i pregiudizi scientifici del momento possono condizionare gli esiti della ricostruzione. Il caso dell'uomo di Neandertal è, sotto molti aspetti, esemplare: attualmente gli studi relativi a quest'ominide si dividono fra una scuola, prevalentemente americana, che lo vorrebbe più animalesco, incapace di un linguaggio concettuale, non cacciatore ma sfruttatore di carogne, e una tendenza, più diffusa in Europa, che lo immagina loquace, con una cultura più sviluppata, dotato di una tecnologia piuttosto evoluta, cacciatore, con un grado di umanità, in definitiva, molto più avanzato. Un esempio di come le tendenze scientifiche del momento abbiano influenzato l'opera di ricostruzione è offerto, ad esempio, da un disegno del 1909. Era stato appena scoperto lo scheletro di La Chapelle-aux-Saints, che aveva restituito uno dei primi crani integri dell'uomo di Neandertal. Lombroso chiese a un artista di nome Montecucco di ricostruire l'aspetto dell'ominide basandosi sui resti scheletrici; il risultato è quello di un uomo di Neandertal dai tratti bestiali, un'immagine che riflette le ipotesi non solo di Lombroso, ma anche di altri scienziati dell'epoca. Torniamo, ora, all'immagine del gruppo di neandertaliani intenti alla raccolta e alla cottura del cibo. Vediamo che i neandertaliani sono impegnati a trasportare una carcassa di capriolo: i resti ossei scoperti nei siti frequentati dai neandertaliani dimostrano che si tratta di un animale importante per la loro alimentazione. L'osservazione di questi resti dimostra anche che le carcasse degli animali subivano attenti processi di macellazione tramite l'uso di strumenti litici, che hanno lasciato tracce lineari sulle ossa. Procedere alla macellazione con strumenti in pietra di un animale di medie dimensioni, uno stambecco, ad esempio, è più facile di quel che si può pensare. Una persona come me, che pur essendo un anatomista, ha svolto quest'operazione sperimentalmente solo di rado, riesce a compiere le diverse fasi, dallo scuoiamento all'eviscerazione, al distacco delle masse muscolari, in poco più di un'ora. Con un aiuto posso impiegarci un quarto d'ora di meno. I procedimenti di macellazione, quindi, erano una pratica frequente, standardizzata e di non particolare complessità. I neandertaliani possedevano un'industria litica inquadrabile nella cosiddetta cultura musteriana, piuttosto elaborata. Esistevano categorie di strumenti chiaramente differenziate, come i raschiatoi e le punte, ricavati quasi esclusivamente su scheggia. Gli studi sperimentali degli ultimi vent'anni hanno consentito di apprezzare appieno le difficoltà tecniche che questo tipo di lavorazione richiedeva, evidenziando, già a partire dai 300 mila anni da oggi, come in certe zone d'Europa i neandertaliani avessero elaborato il metodo Levallois, un procedimento tecnico piuttosto complesso che impone di prefigurare il pezzo finito sin dall'inizio della sua lavorazione. Questi strumenti litici servivano anche alla lavorazione del legno, che era utilizzato in modo assai più ampio di quanto testimoniatoci dagli scarsi resti archeologici. Sempre nella nostra ricostruzione troviamo un neandertaliano che attizza il fuoco nel focolare. Si discute sull'antichità della conoscenza del fuoco, da quando cioè l'uomo sia stato in grado di creare un fuoco controllato: certo è che negli insediamenti paleolitici, a partire da 400 mila anni fa, troviamo traccia certa dei più antichi focolari organizzati. Un caso relativo ai neandertaliani è il focolare della Caverna delle Fate a Finale Ligure, delimitato da blocchi in calcare e al cui interno sono stati trovati i carboni dai quali si è potuto ricostruire anche i tipi di legno usati per l'accensione. Un altro disegno ricostruttivo ci mostra un importante momento nella cultura e nella vita dell'uomo di Neandertal: il rituale di sepoltura. Fino a una ventina d'anni fa si riteneva che i neandertaliani fossero stati i primi gruppi umani a praticare sepolture intenzionali. In realtà, le sepolture neandertaliane hanno al massimo 60 mila anni, mentre in Medio Oriente sono state scoperte sepolture dovute ai primi uomini moderni, antenati degli uomini di Cro-Magnon, risalenti a circa 100 mila anni. Ciò non toglie che il numero delle sepolture neandertaliane note sia relativamente alto, oltre una ventina. In alcune, accanto allo scheletro del defunto sono stati trovati oggetti (strumenti, parti di animali) che potrebbero rappresentare un'offerta al defunto. Pruneti. Quale sarà il nostro aspetto di Homo sapiens fra un migliaio di anni? Ci possiamo ipotizzare con testa più grande, arti sempre meno utilizzati e, quindi, meno robusti? Giacobini. La nostra specie ha un'evoluzione che è in buona parte staccata dalle leggi naturali, dalle pressioni selettive. Dovremmo quindi sostanzialmente rimanere così come siamo. GiacomoâGiacobini Stampa |
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