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Scavi "AV" estate 2012

  :: Villaggio preistorico dei Faraglioni 2012
Scavo archeologico a Ustica per volontari
 

  Immagini scavi a Ustica  
 
 
 

Riccardo Francovich

'Viaggio archeologico nella luce del Medioevo'

Pruneti. Un tempo si parlava di "buio" del Medioevo. Si deve, infatti, considerare che in Italia l'archeologia medievale, come disciplina autonoma, non ha più di qualche decennio di vita. Le ricerche e le pubblicazioni effettuate ci permettono ora di definire l'età di mezzo come un periodo di grande "luminosità" culturale. Ce ne parlerà l'amico Riccardo Francovich insieme al suo collaboratore Marco Valenti.

Francovich. Vi parlerò delle forme insediative prevalenti in Toscana, come in tutta l'Italia centro settentrionale, nel Medioevo, i castelli, intendendo con questo termine i villaggi fortificati d'altura con la residenza del signore. La carta della Toscana, elaborata in anni di ricerca dall'Università di Siena, offre un quadro chiaro in proposito: all'interno degli attuali confini regionali sono stati identificati ben 4.235 castelli. Alcuni di questi siti sono delle evidenze che emergono dalle anomalie che si leggono dalle foto aeree, altri, abbandonati già nel Medioevo, ci sono testimoniati solo dai documenti. Il castello è, al di là del suo rilievo architettonico, un importante indizio della trasformazione economica del territorio tra la tarda antichità e l'alto Medioevo.
Sino agli anni Sessanta non esisteva in Italia una rivista scientifica dedicata all'archeologia medie­vale e non esisteva un insegnamento universitario con tale nome, ma negli ultimi trent'anni l'avanzamento delle nostre conoscenze relative al Medioevo è stato enorme, consentendo di far luce, come ha accennato Pruneti, su uno dei momenti di trasformazione più importanti nella nostra storia. Parallelamente si è fatta pressante l'esigenza di rendere comprensibili a un pubblico il più vasto possibile i risultati delle nostre scoperte. In questo senso vanno le immagini computerizzate, di grande utilità anche per noi studiosi, di un Medioevo scientificamente ricostruito. Così possiamo osservare la nascita del castello di Scarlino, in provincia di Grosseto, dalla sua primitiva forma (intorno alla fine del X secolo) di villaggio di legno cinto di palizzata, al possente maniero in pietra che acquisì nei secoli seguenti. L'aspetto delle semplici costruzioni lignee della prima fase costitutiva dei castelli italiani possiamo ricostruirlo grazie al rinvenimento delle buche dei pali e degli strati di abbandono che, sino a non molto tempo fa, erano sistematicamente ignorati in occasione degli scavi. Proprio il riemergere di questa "civiltà del legno" altomedievale è una delle conquiste più significative dell'archeologia medievale contemporanea. Un caso analogo è quello del castello di Poggibonsi, in provincia di Siena, giuntoci nel grandioso aspetto di macchina bellica cinquecentesca conferitagli dal Sangallo. In origine anche questo pianoro, naturalmente fortificato, fu occupato da un villaggio di povere capanne lignee, risalente, nella fase più antica, al VI secolo. È stato possibile ricostruire l'aspetto e lo sviluppo di questo villaggio fortificato, che, col tempo, vide una progressiva gerarchizzazione delle case d'abitazione e il costituirsi di edifici comunitari, come una long house, destinata alla conservazione del surplus della produzione agricola. Su questo villaggio venne impiantandosi, alla metà del XII secolo, una grande fortezza per iniziativa del conte Guido Guerra, in accordo con il Comune di Siena. Il caso di Poggibonsi offre l'opportunità di affrontare un altro importante argomento, cioè la necessità di trasformare in risorsa concreta e fruibile il nostro lavoro di archeologi. A Poggibonsi si è giunti alla creazione di un parco archeologico di dodici ettari che ora costituisce un patrimonio culturale primario per la città, permettendo di riqualificare e dare una funzione a un'area, nel cuore del centro storico, da decenni in abbandono. È fondamentale che gli archeologi dimostrino l'utilità sociale del proprio lavoro. Con questa filosofia abbiamo lavorato a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, come a Castel di Pietra, nel Grossetano. A Campiglia Marittima possiamo conoscere un altro aspetto della ricerca archeologica medievale, che non consiste solo nell'indagare i resti di edifici sepolti, ma anche nel leggere le stratigrafie verticali degli edifici ancora in piedi, in modo da riconoscere le diverse tecniche edilizie e, di conseguenza, la storia della struttura architettonica nel tempo. A Campiglia abbiamo indagato anche l'area della rocca, fondata dai Della Gherardesca e poi divenuta, alla fine del XIII secolo, sede della guarnigione pisana. Fra i numerosi reperti, merita di essere ricordata una pietra decorata a incisione con una rozza scena di amazzonomachia: è molto probabile che qualche soldato pisano abbia cercato di riprodurre, a memoria, il soggetto di uno dei bellissimi sarcofagi romani che, sin dall'XI secolo, erano stati trasportati da Ostia nel Campo Santo della sua città. Un altro castello che stiamo indagando in questi ultimi anni è quello di Castel di Pietra (Gavorrano - Gr). Le indagini che abbiamo condotto nell'area del cassero hanno portato alla luce una struttura architettonica del tutto identica a quella che, anni or sono, abbiamo scoperto a Monte Massi, sempre nel Grossetano, altro castello sotto il controllo degli Aldobrandeschi. Questo dimostra che, alla metà del XII secolo, il potere aldobrandesco si serviva delle stesse maestranze che diffondevano, attraverso tutto il territorio, un identico modello architettonico. Nei pressi di Castel di Pietra, inoltre, oggetto delle nostre ricerche è stata una diga, creata nel 1472 da Siena per bloccare le acque del fiume Bruna. Si trattò di una grande impresa architettonica, alla quale partecipò anche Giorgio Martini e di cui restano ancora grandiosi resti che, nei secoli, hanno preso il nome di Le Muraccia. La diga collassò nel 1492, ma resta a testimonianza di un grandioso intervento di modificazione del paesaggio a scopo di pubblica utilità che, credo, dimostri sul terreno l'affermarsi di una nuova cultura, quella della città rinascimentale che interviene sul territorio scalzando l'autorità feudale dei signori locali.
L'ultimo scavo che abbiamo aperto in ordine di tempo è quello del castello dei Della Gherardesca a Donoratico, di nuovo in provincia di Livorno È interessante notare la presenza, all'interno, in prossimità del cassero, di una chiesa biabsidata costruita a cavallo fra XI e XII secolo. La funzione di queste chiese, nate come cappelle private, divenne, nello spazio di una generazione, quella di luoghi dove venivano sepolti i signori del castello che, spesso, non esitavano a entrare in conflitto con la Chiesa per ottenere un simile privilegio. Non dovrà passare molto tempo, comunque, perché questi edifici divengano chiese della comunità del villaggio, villaggi che, quasi sempre, non superavano i tre-quattrocento abitanti. Si trattava, quindi, ancora di un panorama sociale dalle marcate caratteristiche di ruralità e rari erano i centri che potessero vantare un cospicuo corpo civico, come, ad esempio, San Gimignano, che, sempre fra XI e XII secolo, toccò i cinquemila abitanti.
Proprio il ruolo delle città e la continuità, o meno, dei centri urbani medievali con gli abitati antichi sono stati al centro del dibattito archeologico degli ultimi anni. Nel tentativo di dare una risposta a questi quesiti è necessario offrire dei modelli ottenuti con scavi sistematici nel cuore delle nostre città. Da qualche anno, ad esempio, stiamo lavorando a un grande progetto di archeologia urbana a Siena nell'area del­l'ospedale di S. Maria della Scala, grandioso complesso assistenziale sorto, a partire dall'XI secolo, in prossimità del tracciato della via Francigena, inglobando un intero quartiere della città, il Castrum Sanctae Mariae. Lo scavo ha consentito di ricostruire la storia di una fetta della città a partire dal periodo romano, quando, in questo luogo, sorgeva un edificio dotato di un complesso termale. Sulle sue rovine, nell'alto Medioevo, vennero impiantandosi delle capanne in legno, simili a quelle che abbiamo visto a Poggibonsi. In prossimità di un tracciato stradale che, dall'antichità non era mai venuto meno, si svilupparono a partire dal XII secolo i primi corpi di fabbrica dell'ospedale che finì, col XIV secolo, con l'inglobare addirittura una strada del quartiere. Abbondante il materiale rinvenuto, come la maiolica senese, più recente rispetto a quella pisana, ma di grande qualità.

Riccardo Francovich
docente di Archeologia medievale all'Università di Siena 

 

N.B. Il testo pubblicato risulta dalla trascrizione dell'intervento a braccio di Riccardo Francovich al 3° Incontro di Archeologia Viva e non è stato revisionato dall'autore.

 



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