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Dario Di Blasi'Vi presento un capolavoro della documentaristica'Pruneti. Ora Dario di Blasi, direttore della Rassegna di Rovereto con cui collaboriamo da ben dodici anni, che ci introdurrà alla visione del pluripremiato I faraoni neri, di Steffen Böttrich. Di Blasi. Solo qualche considerazione relativa alla comunicazione di massa legata al cinema e all'archeologia. Quest'anno abbiamo avuto, per la seconda volta, la straordinaria occasione di presentare dieci giorni di filmati presso il Museo nazionale di Belgrado in collaborazione con il nostro Istituto di cultura nella capitale iugoslava. In collegamento con questa manifestazione si è anche tenuto un dibattito su democrazia e archeologia che ha fatto seguito a una relazione in proposito di Piero Pruneti. L'argomento può sembrare strano, ma nel mondo esiste ancora la difficoltà di scavare e studiare liberi da indicazioni ideologiche. La ricerca, lo studio e la conoscenza, sono spesso indirizzate e fortemente piegate alle esigenze dei regimi che se ne servono in termini politici. La nostra discussione belgradese ha offerto, però, l'occasione di meditare anche su altri aspetti, come la crescente domanda di cultura archeologica da parte di un pubblico sempre più numeroso. È apprezzabile che in Italia i musei alla fine abbiano risposto a tale domanda di partecipazione. Invece non esiste ancora, nella nostra classe dirigente, e non solo quella politica, un orientamento a soddisfare quest'esigenza di maggiore informazione e cultura anche tramite il mezzo cinematografico. Se qualcosa è stato fatto dai media è perché si è fiutato il business legato al bene e al sito archeologico, che, invece, deve essere valutato, in primo luogo, come insostituibile risorsa culturale e ambientale. Il cinema e la televisione svolgono un ruolo principale nel processo di divulgazione della cultura archeologica. Questo porta a un ulteriore rischio. Tutto ciò che è prodotto, da un film a un dentifricio, deve rispondere in primo luogo al criterio di mercato. Le esigenze dell'audience possono condurre a una deformazione del messaggio scientifico piegandolo proprio alla necessità della commercializzazione. Occorrono programmi culturali d'intrattenimento che facciano coesistere la gradevolezza e la serietà dell'informazione liberi dall'ansietà dell'audience e con finalità di formazione. Libertà e democrazia nell'informazione culturale potranno essere raggiunte anche con un maggiore coinvolgimento degli archeologi, che dovranno sempre più "sporcarsi le mani", non solo con la terra, ma anche con i mezzi di divulgazione per presentare al pubblico gli esiti della propria ricerca e avventura. Dario Di Blasi Stampa |
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