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Scavi "AV" estate 2012

  :: Villaggio preistorico dei Faraglioni 2012
Scavo archeologico a Ustica per volontari
 

  Immagini scavi a Ustica  
 
 
 

Zahi Hawass

'La mia vita per l'Egitto antico'

L’amore riscoperto per l’archeologia. A quindici anni volevo diventare avvocato. Mi misi a frequentare la Facoltà di legge, comprai i libri, ma non faceva per me. Mi iscrissi allora al Dipartimento di archeologia presso la Facoltà di belle arti, senza avere la più pallida idea di cosa si trattasse. Quando sei giovane succede spesso di non conoscere la strada… Appena laureato, poco più che ventenne, cercai lavoro nel settore, ma vedendo la pigrizia e il disinteresse dei miei colleghi decisi di abbandonare l’archeologia. Questa volta cercai di entrare nel servizio diplomatico, e fui bocciato agli orali del concorso. È chiaro che il destino era un altro… Un po’ ci credo. Tornato, quasi per ripiego, al Dipartimento di archeologia, un giorno mi toccò un sopralluogo nel delta del Nilo. Alla fine della giornata gli operai mi chiamarono: «Abbiamo trovato una tomba. È una cosa grossa... Venga a dare un’occhiata». A dir la verità non volevo andarci, avevo i vestiti puliti e aspettavo solo di ripartire per il Cairo dove c’era la mia ragazza. Poi mi sono mosso, alla fine mi pagavano per questo. Sono sceso all’interno della sepoltura e con un pennello ho iniziato a pulire la statua che si trovava al centro della camera. Era di una bellezza incredibile. Rappresentava Hathor, la dea sensuale dell’amore, l’Afrodite dei Greci, Venere per i Romani. Una volta ripulita l’opera, realizzai di aver trovato anch’io il vero amore della mia vita: l’archeologia. Questo mi ha insegnato alcune cose importanti. La prima è che non basta che una cosa ti piaccia. Neppure amarla è abbastanza. Ma se si dà la propria passione per qualcosa, per quanto piccola essa sia, diventerà grande. Oggi, a distanza di anni, penso spesso che non esista persona al mondo più felice di me, grazie alla scelta di quel giorno in quella tomba del Delta.

Progetti per il futuro dell’Egitto archeologico. Entro la fine del 2007 penso di svelare il segreto della Grande Piramide. Presto sceglierò le persone che dovranno lavorare con me per portare allo scoperto ciò che si nasconde dietro le porte segrete. A breve sono invece quasi sicuro di poter annunciare la scoperta della mummia della regina Hatshepsut, che poi vorrò subito esposta al Museo del Cairo. Spero questa stessa estate. Il terzo obiettivo della parte finale della mia carriera riguarda una storia d’amore. Quella tra Marco Antonio e Cleopatra. Da un anno e mezzo sto cercando la tomba dei due amanti. Sappiamo che Antonio chiese autorizzazione a Roma per farsi seppellire in Egitto e che Cleopatra dette disposizioni per essere sepolta accanto a lui. Credo si trovino all’interno di un tempio a cinquanta chilometri a ovest di Alessandria. Ho la sensazione di essere sulla giusta strada.
Esiste ancora in Egitto il problema del commercio illegale delle antichità: di recente abbiamo recuperato tremilacinquecento oggetti rubati. Ma ho intenzione di fare molto di più. Sto lavorando al ritorno di alcuni pezzi assolutamente unici che per l’Egitto equivalgono ai fregi del Partenone. Mi limito a ricordare la Stele di Rosetta attualmente al British Museum di Londra, la statua di Nefertiti a Berlino e lo Zodiaco di Dendera al Louvre. Per l’Egitto è umiliante che opere così significative per la sua storia si trovino in esilio.

Il rischio di usura per i monumenti e lo stato di salute delle necropoli tebane. Abbiamo in progetto di fare delle repliche a misura reale cominciando da due delle tombe più belle, quella di Sethi I e quella della regina Nefertari, perché l’afflusso di visitatori, per quanto contingentato, sta rovinando gli affreschi. Non riusciamo a contenere l’enorme pressione delle richieste di visita. Stiamo anche pensando a un sistema di rotazione, per cui mentre alcune tombe vengono chiuse, se ne aprono altre e via di seguito. Se non facciamo qualcosa per regolamentare il flusso, nei prossimi cinquant’anni le tombe tebane si ridurranno a gusci vuoti, senza più colori e attrattiva. Sto mettendo in atto regole molto rigide anche per quanto riguarda gli scavi. Nel breve periodo non potrà partire nessuna nuova campagna di ricerche nell’alto Egitto. La cosa più importante al momento è pubblicare e preservare ciò che è già tornato alla luce.

La (discussa) diga di Assuan. Il fatto che la diga di Assuan abbia cambiato il clima dell’Egitto, innalzando l’indice di umidità dell’aria, con conseguenti problemi per la conservazione per i siti archeologici è diventato quasi un luogo comune che non ha ragione di essere. In base agli studi effettuati, gli effetti della costruzione della diga non danneggiano i monumenti in alcun modo. Un problema reale sono invece le acque della fognature, che essendo ad alto contenuto salino corrodono le fondamenta dei templi. Di recente mi sono impegnato per un nuovo sistema di fognature specifico per i siti archeologici. Abbiamo appena finito di adeguare i complessi fognari presso i templi di Karnak e Luxor. Faremo lo stesso per Alessandria e per i monumenti del Fayum.

Il fascino intramontabile dell’antico Egitto. Sono vari i motivi per cui l’Egitto esercita tanto fascino sugli uomini del nostro tempo. Il primo è la grande piramide di Cheope, che ha il potere di conquistare il cuore di chi le si trovi davanti. Ogni anno milioni di persone... Il secondo motivo è il fascino irresistibile che emana la Sfinge. Io la visito ogni due giorni, la mattina presto, all’alba. Non potete immaginare cosa sia stare a tu per tu con la Sfinge nella solitudine e nel silenzio del deserto. Più la guardo, più ho l’impressione che quel volto enigmatico alluda davvero ai segreti del nostro passato, le nostre origini, il mistero irrisolvibile del nostro essere uomini… Terzo motivo di fascino sono senz’altro le mummie, e su tutte quella del faraone d’oro, il giovane Tutankhamon. La prima volta che vidi la sua maschera preziosissima ho avuto la certezza che quello sarebbe rimasto uno dei momenti indimenticabili della mia esistenza. Partendo da queste cose meravigliose e uniche l’Egitto può diventare per molti una vera malattia.

Il pericolo non sono le maledizioni... ma l'ignoranza! Quando abbiamo esaminato la mummia di Tutankhamon, per la prima volta dopo la scoperta di Howard Carter nel 1922, sottoponendola poi alla TAC, sono successe due cose: una pioggia battente prima che entrassimo nella tomba e il macchinario per la tomografia che si blocca dopo avere inserito i resti del faraone. A quel punto ho creduto anch’io alla famosa maledizione… Ma non prendetemi alla lettera: non esistono maledizioni, ma solo la nostra ignoranza delle cose, che talvolta non è possibile dissipare del tutto, neppure con le tecniche più avanzate. Ma questo è giusto. Altrimenti dove finirebbe il fascino profondo dell’archeologia?

Zahi Hawass
segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie



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