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<< IndietroROMA GUARDA A... ORIENTE07-11-2011 Palmira, Tur ‘Abdin, Ctesifonte, Taq-e Bostan, Merv, Samarcanda, Ghazni, Swat, Kucha, Turfan, Dunhuang, Xi'an sono le tappe del viaggio "a Oriente", attraverso le affascinanti e leggendarie Vie della Seta, tra il II secolo a.C. e il XIV secolo d.C. Un viaggio avvolto dalle luci e dai silenzi imponenti delle terre d'Oriente, dove gli uomini e le carovane furono sospinti, oltre che da impulsi mercantili, anche dalla sete dell'ignoto e dagli aneliti missionari. La mostra a Oriente: città, uomini e dei sulle Vie della Seta, nell'ambito della Biennale Internazionale di Cultura Vie della Seta, è ospitata dalle Aule delle Terme di Diocleziano di Roma fino al 26 febbraio 2012.
Lettera miniata (X sec.) in sogliano di un'eminente personalità della Chiesa manichea locale. Il fil rouge delle tre grandi religioni (buddhismo, cristianesimo e islam) che caratterizzarono le rotte terrestri delle Vie della Seta dal II secolo a.C. al XIV secolo d.C. accompagna il visitatore lungo un articolato percorso multimediale che si snoda nei suggestivi ambienti delle Terme di Diocleziano. Nei luoghi che la mostra racconta, culla di civiltà popolate da genti di diversa origine e provenienza, non di rado buddhismo, cristianesimo e Islam trovarono impensabili occasioni di convivenza fraterna e di reciproca tolleranza. Il percorso è un viaggio visivo, sonoro ed emotivo: attraverso i filtri dello sguardo, dei suoni, delle voci e dei gesti, la messa in scena multimediale interpreta dodici luoghi emblematici, capaci di raccontare la complessità e la contaminazione culturale e religiosa delle Vie della Seta. La cassa di legno, sistema di archiviazione del materiale archeologico conservato in questi spazi, diviene metafora del viaggio e supporto per le videoinstallazioni, utile per la messa in scena che si sviluppa qui nel tempo e nello spazio tra reperti preziosi e pezzi rari che dialogano con ampi scenari, echi di voci lontane e storie di luoghi e personaggi senza tempo.
Pietra tombale nestoriana con iscrizione in siriaco del XIII-XIV secolo. Il percorso inizia con una grande mappa animata che accoglie il visitatore all'ingresso e si conclude con la Carta del Paesaggio mongolo dell'inizio del XVI secolo d.C. (esposta per l'occasione in assoluta prima mondiale). La mappa si presenta come un rotolo di seta dipinto, lungo oltre 30 metri, che raffigura vividamente luoghi e soggetti rinomati delle Vie della Seta, ossia di un vastissimo territorio esteso dal lembo più occidentale della provincia cinese del Gansu (Cina nord-occidentale) al Mar Rosso. La Carta riproduce oltre 200 toponimi in cinese, molti dei quali traslitterati dal mongolo, dall'uiguro, dal persiano, dall'arabo, dal latino ecc. Anche la Mecca (Tianfang) è, ad esempio, presentata come una nobilissima città della Cina. Prestito eccezionale, esposto per la prima volta in questa occasione dopo un lungo e accurato restauro, è la bibbia tascabile nota come Bibbia di Marco Polo, perché databile al XIII secolo, epoca del grande viaggio dell'esploratore veneziano. Oggi conservata alla Biblioteca Medicea Laurenziana, fu rinvenuta in Cina nel XVII secolo dal gesuita Philippe Couplet, che nel suo viaggio in Italia ne fece dono a Cosimo III dei Medici. Informazioni:
Doppio oppio dinar in oro, Wima Kadphises (110-127?) Introduzione alla mostra A Oriente è il senso di un orientamento, di un orizzonte in movimento, di un viaggio reale e favoloso, che attraversa città, incontra uomini, rianima tracce impresse e trascorse, rivela destini passati di popoli e civiltà, disvela ovunque la presenza fugace del Dio celato nel nome di dèi diversi. E ciò come se fosse tessuto da infiniti fili, i più svariati e colorati, tutti però tesi e sorretti dalla stessa essenza: la seta. Vie dunque della seta o forse meglio fili di seta che si dipanano per disperdersi e poi ritrovarsi in una gioiosa comunione.
Segmento di fregio figurato in scisto verde (seconda metà I-II secolo) su due registri: nascita del Buddha, oroscopo (?) e scena di offerta. (deposito IsIAO, Museo Nazionale d'Arte Orientale "Giuseppe Tucci", Roma)
Fu un viavai non solo di uomini, animali e merci, ma anche di tesori tecnici, ispirazioni e motivi artistici, idee di ogni genere. Un elenco dettagliato sarebbe lunghissimo e non meno impegnativo. Tuttavia, rammemorare l'esperienza della carta, la materia scrittoria per eccellenza, in un'epoca in cui si avverte sempre più la possibilità della sua fine, offre ad ognuno l'ennesimo esempio di una di quelle vie dipartite e ahimè prossime alla destinazione. La carta nacque in Cina alcuni secoli prima dell'èra cristiana, ben presto sostituendo le minute e delicate lamelle di bambù come materia scrittoria e la più pregiata seta per la pittura.
Particolare della Carta del Paesaggio mongolo, rotolo dipinto a inchiostro e colori su seta, prima metà del XVI secolo. Dalla Cina all'Italia si potrebbe dire, per raccontare infinite altre storie di tal genere e tutte per affermare più di prima quanto Giuseppe Tucci ebbe a scrivere oltre mezzo secolo fa: "l'Asia e l'Europa rappresentano, fin dall'apparire e delinearsi dei primi moti umani, un'unità così compatta che non sembra più il caso di seguitare a discorrerne come di due continenti distinti e separati, quasi che le vicende dell'uno si siano svolte senza riflesso o conseguenza sull'altro. Anzi v'è fra i due tale connessione e direi solidarietà che non si conosce avvenimento notevole accaduto nell'una parte il quale non abbia avuto risonanze più o meno immediate nell'altra; sicché piuttosto si dovrebbe parlare di un continente solo, di un continente euroasiatico, nel quale fin dai tempi antichissimi correvano da un capo all'altro le migrazioni, si scambiavano le merci, si diffondevano le idee e venivano in contatto fra di loro le culture più diverse, per origine e carattere". Il percorso multimediale
Lo sguardo insegue la memoria: Palmira.
Lo sguardo si immerge nel sacro: i monasteri della Chiesa siro-orientale.
Riflessi d'acqua: Ctesifonte e Taq-E-Bostan.
Viaggiatori sognanti.
Il giardino delle ombre: la Cina.
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