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MEMORIE RITROVATE


22-12-2011

Fino al 30 giugno 2012 il CEMA (Centro Espositivo Multimediale dell'Archeologia), all'interno di Veneto Designer Outlet a Noventa di Piave (Venezia) ospita la mostra Le memorie ritrovate.

Le "memorie" provengono dall'antico e perduto Convento di Santa Chiara a Padova, che fiorì tra il XIV e il XVIII secolo, ma che negli anni Sessanta del secolo scorso venne demolito per erigere la Questura. Nel 2000 l'indagine archeologica nel cortile della Questura di Padova ha portato alla luce una struttura esagonale, residuo dell'impianto originario del convento. Sulla base dei materiali rinvenuti e delle notizie d'archivio che narrano delle vicissitudini del monastero si ipotizza che tale struttura esagonale abbia svolto la funzione di ghiacciaia-dispensa in epoca tardo-medievale (XIII e XIV secolo) e sia stata adibita poi ad immondezzaio in età rinascimentale (XV e XVI secolo).

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La struttura esagonale durante lo scavo. 

Ceramiche maiolicate, graffite e invetriate, reperti vitrei decorati, manufatti metallici, strumenti fittili, in osso, legno e cuoio, costituiscono il "tesoro" perduto, poi ritrovato e ora esposto. Il percorso inizia con oltre trenta maioliche provenienti da importanti atelier, sia italiani che spagnoli, operanti a Faenza, Deruta, Pesaro, Venezia, Padova e Manises (Spagna), tutti rilevanti centri di produzione di maioliche nel corso della splendida stagione produttiva di ceramiche artistiche rinascimentali.
L'esposizione prosegue con gli oggetti legati al vivere quotidiano delle clarisse suddivisi per materiale.

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Nelle due foto sopra: ricostruzione tridimensionale della ghiacciaia. (Elaborazione C. Miele) 

 

I reperti vitrei si collocano tra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo e si differenziano per tipologia di decorazione pittorica: a smalto e oro, con sola doratura e privi di decorazione.
I reperti metallici sono rappresentati da materiali in ferro, quali lame di cesoie, coltelli chiavi, anello con ardiglione, accendiesca (da segnalare per la sua rarità), ditale e frammenti di catenelle, e da materiali in bronzo, come chiavi, cucchiai, puntale di cintura, amo da pesca, ditale, spilli e una copiglia.
I reperti in osso rappresentano sia scarti d'uso (pettine a doppia dentatura e pendaglio traforato a forma di crocetta), sia scarti di lavorazione (un dado da gioco incompleto e diverse guance di immanicatura incompiute).
Un altro gruppo di manufatti è costituito da una serie di frammenti di terrecotte figurate: bambole per le bambine avviate alla clausura, statuine da presepio e forme appartenenti a composizioni plastiche.

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Brocca con versatore decorata a lustro metallico; Deruta fine XV - inizi XVI secolo.  

 

Anche l'insieme di oggetti d'uso ricavati dal legno è legato alle attività manuali, previste dalla regola francescana, svolte dalle monache e dalle figliole secolari in educazione che trovavano ospitalità nel monastero per apprendere i tipici lavori femminili quali il cucito con particolare riguardo al ricamo, il fare i pizzi e la tessitura: coperchi di scatole rotonde, rocchetti, vari fusi e una spatola.
In chiusura, una preziosa serie di ceramiche graffite decorate con ornati ottenuti mediante incisione, le quali veicolavano immagini pregne di simbolismi.
La riproduzione di una stanza di lavoro allestita con arredi e complementi d'epoca assieme alla suggestione musicale di canti gregoriani della Parva Schola Gregoriana di Treviso contribuiscono a far immergere il visitatore nell'atmosfera del monastero e ad avvolgerlo di sacralità e rigorosità.

Informazioni: Tel. 0421.272429
segreteria@noventartestoria.it
www.noventartestoria.it


SUPPELLETTILI DEL VIVERE QUOTIDIANO

Gli oggetti legati al vivere quotidiano delle clarisse sono stati suddivisi in gruppi in relazione alla materia con la quale sono stati costruiti; si tratta di manufatti metallici (ferro, bronzo e ottone), fittili, osso, legno e cuoio poco frequenti nei rinvenimenti cittadini di epoca coeva.

Vetri
I vetri che qui si presentano si possono suddividere, sul piano della decorazione pittorica, in tre gruppi: con decorazione a smalto e oro, con sola doratura e privi di decorazione. Il primo e secondo gruppo rappresentano una valida testimonianza della produzione rinascimentale veneziana che, da umile attività artigianale del fabbricar vetri, divenne una raffinata arte grazie alla capacità tecnica degli artigiani vetrai e alla fantasia degli artisti decoratori. Il lattimo, anche se il suo aspetto non lo identifica come tale, è un vetro bianco opaco che ben si presta a essere decorato. Di tutt'altro aspetto sono le coppe di vetro trasparente che, oltre alla decorazione pittorica, riportano anche quella plastica come costolature, filettature e applicazioni varie.

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Bicchiere in vetro blu smaltato e dorato con la raffigurazione dell'Annunciazione (Venezia fine XV - inizio XVI secolo). 


Tra i vari reperti vitrei recuperati nella struttura esagonale vi sono alcuni bicchieri di vetro di colore blu decorati a smalto e oro, due di essi ci ripropongono la raffigurazione del saluto dell'Angelo alla Vergine, come nel bicchiere più integro. Testimoniano l'utilizzo quotidiano una serie di contenitori vitrei privi di decorazione pittorica che pur tuttavia sono interessanti per la forma e per il loro utilizzo funzionale; i vasetti potevano contenere polveri medicamentose, essenze, profumi, liquidi oleosi; tra i generici contenitori troviamo un bicchiere comune da tavola. Numerosi e multiformi sono infine i micro vasetti che dovevano contenere profumi ed essenze, le cui forme si possono distinguere in quattro gruppi tipologici. Questo insieme di reperti vitrei si può collocare cronologicamente tra la fine del XV e i primi decenni del XVI secolo.

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Micro vasetto di lattimo smaltato e dorato con ornato principale antropomorfo (Venezia, fine XV-inizi XVI secolo) e coppa con decoro a smalto e foglia d'oro (Venezia, fine XV-inizi XVI secolo). 


Metalli
I reperti metallici sono rappresentati da materiali in ferro quali: lame di cesoie, coltelli chiavi, anello con ardiglione, accendi esca, ditale e frammenti di catenelle, nonché di bronzo: chiavi, cucchiai, puntale di cintura, amo da pesca, ditale, spilli e una copiglia.
Ben quattro sono le lame di cesoie appartenenti ad esemplari diversi e variamente conformate; una di esse con parte del tratto curvo del manico che funzionava da molla. Sei sono i coltelli da mensa e da cucina di cui due conservano ancora l'impugnatura a doppia guancia; uno si caratterizza per la elaborata sagomatura del manico e per la presenza sulla lama di un minuscolo inserto di rame a forma di pugnale da interpretare come marca del costruttore.
Ovviamente legati all'uso da mensa sono i due cucchiai di bronzo fuso caratterizzati da un'ampia conca ovale e da un manico a sezione quadrata con terminazione a pigna; si possono assegnare alla prima metà del XVI secolo.

Ben sette sono le chiavi recuperate: due di ferro e cinque di bronzo. Del primo gruppo la più piccola e più antica è una chiave femmina da mobile con fattura di tradizione ancora romanica con impugnatura rotonda piatta e foro centrale; la seconda è un bell'esemplare di chiave maschia da porta di tradizione gotica
attribuibile alla prima metà del XV secolo.
Al gruppo degli oggetti di bronzo appartengono anche un puntale da cintura e alcune terminazioni di lacci, una copiglia, vari spilli, un ditale e un amo da pesca la cui fattura (punta uncinata e testa a paletta) mostra una sorprendente continuità formale con analoghi arnesi di epoca romana. Tra gli oggetti di ferro va segnalato, per la sua rarità, quello che doveva essere un accendi esca o acciarino la cui particolare forma impugnabile permetteva tramite percussione su una pietra focaia e
la conseguente formazione di scintille l'accensione dell'esca e poi, con l'utilizzo di uno stecchino avente un'estremità ricoperta di zolfo, si generava il fuoco; era questo un sistema di lusso alternativo all'utilizzo di due pietre focaie mediante loro percussione.
Infine presentiamo altri due manufatti di ferro di uso personale: una semplice fibbia da cintura conformata ad anello con ardiglione e varie maglie di catenella, formate da segmenti di filo di ferro attorcigliato e agganciate l'una all'altra tramite piccole asole distali, che servivano per tenere appesi oggetti come i coltelli o le chiavi; è interessante notare la persistenza di questa tipologia di maglie in catenelle di orologi della prima metà del XX secolo.


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Pettine di osso a doppia dentatura (seconda metà del XV - prima metà del XVI secolo). 

Osso
I reperti in osso recuperati possono assumere, per questo contesto ambientale, due significati particolari: il primo quello di testimonianza di cultura materiale relativamente agli oggetti in uso e l'altro di conoscenza delle attività di lavoro svolte in tale ambito. Gli esemplari di pettine, a doppia dentatura bipartita e differenziata, confermano che ancora nel ‘500 persiste l'impiego, per la pettinatura dei capelli, di questa tipologia a due file di denti diversificati.
Il pendaglio a forma di crocetta dal contorno sagomato e facce decorate dal motivo a occhi di dado, muniti di forellino passante, ci documenta un particolare pendente devozionale che trova somiglianza, a distanza di secoli, con i pendaglietti porta reliquie ancora in uso nel secolo scorso.
Il secondo significato lo esprimono quei manufatti d'osso che risultano incompiuti e quindi mai utilizzati; è il caso del piccolo dado da gioco che presenta una sola faccia decorata con la numerazione a sei punti, ed anche delle due diverse guance di immanicatura solo irregolarmente sfaccettate e prive dei necessari fori per il fissaggio al supporto metallico. Dunque all'interno del monastero si può ipotizzare che oltre alle attività strettamente legate alla vita quotidiana, fosse attiva anche una lavorazione artigianale con produzione di piccoli oggetti d'osso.

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Crocette devozionali in osso traforato. 


Ceramiche
Un altro gruppo di manufatti è costituito da una serie di frammenti di terrecotte figurate distinguibili per il loro uso come bambole, statuine da presepio e forme appartenenti a composizioni plastiche.

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Legno-cuoio
Anche l'insieme di oggetti d'uso ricavati dal legno è legato alle attività manuali, previste dalla regola francescana, svolte dalle monache e dalle figliole secolari in educazione che trovavano ospitalità nel monastero per apprendere i tipici lavori femminili, quali il cucito con particolare riguardo al ricamo, il fare i pizzi e la tessitura. Tra gli arnesi recuperati troviamo coperchi di scatole rotonde, rocchetti, vari fusi e una spatola. Infine si presenta un raro esempio di tomaia di cuoio quale testimonianza di calzatura utilizzata dalle monache clarisse nel periodo rinascimentale.
Appartengono alla famiglia della cosiddetta ceramica graffita tutti quei prodotti il cui corpo ceramico è decorato con ornati ottenuti mediante incisione dell'ingobbio di rivestimento per mezzo di un arnese appuntito.
Tra le ceramiche graffite rinvenute nella struttura esagonale troviamo sia prodotti di botteghe locali, sia oggetti di importazione, tra i quali sono particolarmente interessanti per l'elevata qualità i prodotti delle botteghe ferraresi, che si identificano per la presenza del giallo antimonio, il quale rende il decoro graffito più appariscente ed elegante.
Per una migliore comprensione degli ornati che i nostri vasellami riportano incisi sulle loro superfici prendiamo in considerazione innanzitutto l'ornato principale fissando per esso i seguenti tipi: antropomorfo, araldico, geometrico, mitologico, religioso , vegeto-floreale, zoomorfo e di varia espressione, quest'ultimo comprende anche composizioni articolate. Alcuni di questi temi ornamentali danno, tramite i loro contenuti figurativi, un valore aggiunto alle suppellettili domestiche che diventano così dei mezzi di trasmissione di immagini pregne di simbolismi. I vasellami fittili decorati a graffito qui presentati si datano all'arco cronologico compreso tra la metà del ‘400 e la metà del ‘500.







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