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<< IndietroINDIANI D'AMERICA A PINEROLO28-12-2011 La mostra L'universo degli Indiani d'America. Cosmologia, vita quotidiana e sopravvivenza dei popoli delle grandi pianure, si propone di illustrare i principali aspetti della vita degli "Indiani delle Pianure" fornendo un quadro sintetico degli usi e dei costumi di queste popolazioni stanziate nella regione nord-americana posta fra i Grandi Laghi e le Montagne Rocciose. La cultura che hanno elaborato, la tenace resistenza opposta ai colonizzatori bianchi e al loro esercito nel corso dell'Ottocento, unitamente ai costumi riccamente ornati, hanno fatto di questi popoli un simbolo, una leggenda che dalla sfera culturale dotta si è ampiamente allargata alla cultura popolare ed è stata sfruttata da cinema, letteratura d'evasione e fumetti.
Nelle due foto sopra. L'"Indiano immaginario" creato dalla letteratura italiana (Salgàri, ecc.), dai fumetti, dai film western, dalle figurine e dai soldatini è presentato nella Biblioteca centrale comunale "Alliaudi" di Pinerolo.
Guerrieri dalle lunghe trecce, dai costumi sgargianti di colori e ornati di penne su cavalli lanciati al galoppo: queste immagini si affollano inevitabilmente nella nostra mente quando pensiamo agli "indiani" americani. I popoli nativi delle Americhe, e in particolare quelli del Nord, hanno stimolato in misura considerevole l'immaginario europeo determinando il sorgere di storie, e di fantasie, che fin dai tempi della colonizzazione si sono accumulate nelle relazioni di viaggio e nelle opere scientifiche per diventare poi parte della cultura ì popolare. Come hanno sostenuto efficacemente numerosi studiosi recenti, l'incontro tra due popoli portatori di culture e sistemi sociali diversi, non consiste soltanto in un contatto fisico di persone ma nell'intrecciarsi di modi di vedere e di pensare, nel sovrapporsi di immagini e di interpretazioni, nel costituirsi di categorie e di pregiudizi.
La chiesa di S. Agostino (XVII secolo) a Pinerolo (To), una delle tre sedi della grande mostra internazionale "L'Universo degli Indiani d'America".
Dai "selvaggi" americani che costituirono un elemento ricorrente nella letteratura del Sei e Settecento, ai "primitivi" che sembravano il campo di studio ideale per la nascente scienza antropologica, fino alle idealizzazioni del saggio "uomo in armonia con la natura" che compare nelle pubblicazioni contemporanee ispirate alla New Age, il nativo americano continua a rimanere celato dietro la maschera creata dalla cultura occidentale. Questa tende a evidenziare e contrastare soltanto alcuni tratti, mentre altri rimangono nascosti e indefiniti. La mostra intende documentare la cultura dei popoli delle Grandi Pianure, l'enorme area erbosa che attraversa da Nord a Sud tutto il continente e costituisce il cuore dell'America settentrionale: i Mandan, Hidatsa, Lakota, Crow, Blackfoot, Arapaho e Cheyenne. Per queste popolazioni,
La facciata del Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria, sempre a Pinerolo, nel quale è ospitata la storia dei conflitti (Guerre Indiane) tra i guerrieri delle Grandi Pianure e la Cavalleria degli Stati Uniti. Una sezione della mostra documenta lo scontro militare dei popoli delle Pianure con l'esercito degli Stati Uniti per il territorio intorno alle Black Hills. Queste alture, coperte di boschi e costellate di laghetti, picchi rocciosi e torrenti, costituiscono il cuore della regione delle Pianure, come un'oasi verdeggiante circondata da sconfinate distese erbose. Nella seconda metà del XIX secolo esse furono al centro di un aspro conflitto, che oppose la potente nazione nativa dei Lakota (conosciuti anche con il nome di Sioux) all'esercito degli Stati Uniti e che si risolse nella definitiva sconfitta militare e riduzione in riserve dei fieri guerrieri nomadi tradizionalmente proprietari di quel territorio. In effetti, il trattato siglato dal governo con i Lakota nel 1868, dopo un lungo periodo di guerre sanguinose, assegnava il territorio delle Black Hills, insieme con una vasta area ad Est, come dominio perpetuo ed esclusivo della nazione indigena. Tuttavia, la pressione di coloni e speculatori continuò a mettere in serio pericolo la possibilità di stabilire rapporti pacifici e stabili con la popolazione nativa. Quando, nel 1874, una spedizione militare comandata da Armstrong Custer, al cui seguito c'era anche un geologo, annunciò la scoperta dell' oro nelle colline, il dilagare di cercatori, avventurieri, diseredati divenne inarrestabile e determinò lo scatenarsi delle ostilità e l'inizio della campagna militare del 1876. Nonostante una strepitosa quanto inaspettata vittoria contro le truppe del generale Custer sul Little Big Horn, la campagna si risolse nella definitiva sottomissione di tutti i gruppi ostili nel giro di pochi mesi. Nel 1877 una commissione governativa sottopose un nuovo trattato ai Lakota sconfitti ottenendo, con metodi piuttosto discutibili, la concessione delle Black Hills. Nel 1920, i Lakota iniziarono una lunga battaglia legale per il riconoscimento dei propri diritti su quel territorio. La controversia giuridica è continuata, con alterne vicende, fino ai giorni nostri, facendo emergere il fatto che quella regione, almeno per alcuni Lakota contemporanei, non possiede soltanto un valore economico, storico o affettivo, ma è un territorio sacro, parte di un paesaggio dell'anima che i loro antenati hanno impresso sulla terra nel corso di innumerevoli generazioni.
Sopra: La navata centrale della Chiesa di S. Agostino con l'ingresso e la sagoma rossa del tipi, i reperti indiani nelle vetrine ed il bisonte sull'altare.
Tematiche in mostra Il regno del bisonte e del cavallo. Descrizione dell'ambiente geografico e caratteristiche ecologiche della regione in cui si svilupparono le culture indigene. Il bisonte, animale dominante nelle Grandi Pianure. Origine e vicende storiche del cavallo, che sviluppatosi anticamente in territorio americano emigra nel Vecchio Mondo estinguendosi nel luogo d'origine. Ritorna di nuovo in America ad opera dei colonizzatori europei, dove trova le condizioni particolarmente favorevoli per una straordinaria diffusione. Caratteristiche delle culture indigene, le culture nomadi equestri e le culture di orticoltori delle vallate fluviali. Il mondo dei cacciatori. La base della sussistenza era fornita dal bisonte, anche se venivano cacciati altri animali come cervi e antilocapre. Il rapporto tra uomini e animali rivela una complessa rete di connessioni, in cui gli animali non sono visti semplicemente come prede o come risorse, bensì come veri e propri interlocutori, "persone-non-umane" del tutto simili ai loro cacciatori, nei confronti dei quali era necessario adottare un comportamento improntato a rispetto, venerazione e riconoscenza. Il mondo della guerra. L'acquisizione del cavallo stimolò lo sviluppo di una particolare cultura della guerra. Questa era interpretata non tanto come azione distruttiva nei confronti di un gruppo nemico, quanto piuttosto come attività volta a dimostrare il valore e il coraggio del guerriero. Egli andava spesso contro
Sopra: Vetrine con gli equipaggiamenti dei guerrieri indiani delle Grandi Pianure allestite al Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo. Il bisonte e la donna. Il mondo femminile è legato all'abitazione domestica, alla nascita e all'allevamento dei figli. La donna è collegata simbolicamente al bisonte, animale che rappresenta la forza generativa, la fecondità e l'abbondanza. Il mito dei Lakota della Donna-Vitello di Bisonte Bianco pone in evidenza la relazione spirituale che unisce la donna al bisonte e ne fa il personaggio chiave della storia indigena, grazie al quale sono state donate all'umanità le principali cerimonie che costituiscono la parte più preziosa dell'eredità culturale dei popoli nativi. Il bisonte nel cielo. La visione del cosmo dei popoli delle Pianure rappresentava il mondo come suddiviso in tre strati sovrapposti, in cui gli uomini occupavano il centro, la superficie della terra. Questo mondo, il mondo umano, tuttavia lasciava trasparire l'esistenza di altri mondi: un mondo inferiore, sotterraneo, popolato da mostri acquatici, ma anche dai bisonti, poiché gli spiriti degli animali uccisi ritornavano nelle caverne, dalle quali erano sorti nei tempi primordiali; e un mondo superiore, solcato dal sole e dalla luna e popolato dalle stelle. Il mondo terrestre era percepito come una sorta di immagine speculare del cielo stellato e le costellazioni narravano le vicende delle origini del mondo e delle relazioni tra uomini e animali. L'arte rupestre. Incisioni e pitture sulle superfici rocciose delle alture e nei ripari sotto roccia presentano simboli e concetti peculiari delle culture indiane americane. Scene con figure antropomorfe e con animali, simboli e segni risalenti a migliaia di anni fa, provvedono a raccontare la storia dell'immenso territorio delle Grandi Pianure. L'arte rupestre si collega anche alla ricca tradizione orale, alle credenze religiose ed ai luoghi sacri dei Lakota, Cheyenne, Kiowa, Mandan e Hidatsa, popolazioni indiane che un tempo vivevano in quei luoghi. Diverse scene rilevate in queste regioni mostrano l'importanza della guerra e degli armamenti dei guerrieri, in particolare gli scudi decorati. L'indiano immaginario. Una sezione della mostra si propone di approfondire il ruolo dell'Indiano d'America nell'immaginario collettivo e nelle culture popolare e colta dell'Occidente. A partire dalla venuta in Italia e a Torino di Buffalo Bill ed il suo spettacolo, il Wild West Show, tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, per poi illustrare lo sviluppo dell'immagine dell'Indiano nei fumetti, nelle figurine, nella letteratura e nel cinema.
Vetrina (al Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria) con il modellino dell'ultimo episodio della battaglia di Little Bighorn con la fine del Generale Custer. La mostra è visitabile fino 30 settembre 2012 nelle seguenti sedi espositive di Pinerolo (To): Museo Storico nazionale dell'Arma di Cavalleria: Biblioteca Civica "Alliaudi":
Informazioni: |
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