27-01-2012
Il Risorgimento raccontato dalle mummie
Le indagini scientifiche sui preparati anatomici di un misterioso medico di Salò svelano particolari inediti su una tecnica segreta di imbalsamazione...
Un aspetto finora sconosciuto del Risorgimento italiano riemerge attraverso la figura inedita di Giovan Battista Rini, il ‘pietrificatore' di Salò che riuscì ad immortalare un'epoca attraverso la perfetta conservazione dei corpi.
Oggi, grazie a uno studio italo-tedesco coordinato dall'antropologo Dario Piombino-Mascali (nella foto sotto), ricercatore associato dei Reiss-Engelhorn Museen di Mannheim e collaboratore dell'Accademia Europea di Bolzano (EURAC), le opere di Rini sono state sottoposte a indagini scientifiche e verranno presto esposte all'interno del costituendo Museo Civico della città. I risultati della ricerca appariranno sulla prestigiosa rivista "Clinical Anatomy". I busti e le teste trattati da Giovan Battista Rini, che fu medico e imbalsamatore, ci restituiscono i volti, ancora in perfetto stato di conservazione, di una storia parallela, spesso nascosta. Protagonisti delle preparazioni anatomiche sono, infatti, i ribelli del tempo: briganti e carbonari, spesso accomunati da quella spinta al cambiamento sociale e politico che ne faceva soggetti pericolosi e temuti, da tenere ai margini della collettività.

Giovan Battista Rini, nato a Salò nel 1795, si laureò in medicina a Pavia, e dopo una breve carriera ospedaliera a Milano si ritirò nella città nativa dove perfezionò la tecnica della ‘pietrificazione' emulando il metodo di un suo illustre predecessore, Girolamo Segato.
Oltre ai cosiddetti ‘pietrificati', la collezione di Rini consta di alcuni preparati ‘a corrosione', privati dei tessuti cutanei e sottocutanei al fine di porre in evidenza alcuni dettagli anatomici, che rappresentano un precedente storico delle opere di Gunther von Hagens, il discusso anatomopatologo tedesco contemporaneo inventore di una tecnica, la ‘plastinazione', che gli ha consentito di esporre vere e proprie sculture umane in tutto il mondo.
"Ai tempi in cui operava Rini - afferma Dario Piombino-Mascali - le preparazioni anatomiche erano fondamentali per la didattica e la ricerca medica, dal momento che non esistevano celle frigorifere e i corpi si disfacevano piuttosto rapidamente. Insieme alla mia collega Stephanie Panzer, radiologa presso il Centro Traumi di Murnau, abbiamo sottoposto a TAC questi preziosi reperti, evidenziando alcune variazioni anatomiche, la presenza di oggetti esterni e svelando dettagli sulla tecnica di esecuzione. Purtroppo non è rimasta traccia degli appunti con la formula chimica, ma le indicazioni radiologiche permettono di stabilire che il medico immergeva ed iniettava i propri preparati con una miscela di sostanze conservative al fine di essiccarli o indurirli, presumibilmente a base di metalli pesanti. Da alcuni inventari compilati all'indomani della morte di Rini sappiamo inoltre che possedeva dell'arsenico, un materiale spesso usato per imbalsamare."
Il ‘pietrificatore' di Salò, come quasi tutti i suoi contemporanei, non divulgò dunque mai i dettagli del suo metodo. A Giovan Battista Rini si deve però la preziosa testimonianza scientifica e sociale di uno spaccato di storia racchiuso proprio nell'Ospedale della sua città, dove per oltre un secolo sono stati custoditi gli esemplari anatomici, rare e preziose testimonianze per preparazione e condizione conservativa.
Informazioni: www.eurac.edu
