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<< IndietroINCONTRO CON FRANCO PACINI27-01-2012 Il mondo della scienza è in lutto per la scomparsa di Franco Pacini il 26 gennaio 2012, un astrofisico di fama internazionale. «L'astronomo è come l'archeologo: ambedue ricercano le cose del passato», disse intervenendo il 16 marzo 2003 al IV Incontro Nazionale di Archeologia Viva. Riportiamo a seguire l'intervista da lui rilasciata ad Archeologia Viva nel suo studio di Arcetri e pubblicata sul numero di settembre/ottobre 2007 (AV n. 125). P.P. Intervista di Giulia e Piero Pruneti Siamo ad Arcetri, in un luogo mitico per l'astronomia, con il celebre osservatorio inaugurato nel 1872, ma anche con la memoria di Galileo che qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, confinato nella villa "Il Gioiello" dopo la condanna per eresia. Fa un caldo tremendo. In estate la campagna toscana non scherza. Franco Pacini, un'autorità mondiale dell'astrofisica, ci aspetta in cima alla collina nella sua stanza all'ultimo piano della sede dell'osservatorio, di cui è stato a lungo direttore. Fiorentino come un'altra celebrità dell'astronomia, Margherita Hack, chiaro ed esplicito come lei (quando si parla di Ufo tutti e due usano il manzoniano "baggianate": «È tempo ora di dir codeste baggianate?»...). Colpisce la semplicità del linguaggio e dei modi, la passione e il tempo che Pacini spende per trasmettere le nozioni più elementari mentre lavora a progetti di avanguardia nello studio dell'universo. Ci rendiamo conto che gli scienziati veri conservano la curiosità e l'entusiasmo dei bambini. Un mondo di grandi menti e di alta tecnologia dai contorni naïf. Così Pacini ci parla del cosmo non presentandoci incomprensibili tabulati elettronici, ma indicando i disegni su un libretto, tradotto anche in cinese e in arabo, che ha scritto per i ragazzi. Lo sfoglia mentre parla e ci fa vedere le figure... Quando gli abbiamo chiesto l'appuntamento, non si è meravigliato: «Una rivista di archeologia? Venite, venite, i nostri mondi non sono tanto distanti...». Alla fine gli chiediamo una foto accanto al telescopio, ci sembra ovvio. Invece è l'unica cosa che ci rifiuta: «Non fatemi salire sulla cupola, ci saranno cinquanta gradi. La prossima volta...». Una volta lei ha affermato che l'archeologo e l'astronomo svolgono un lavoro simile perché entrambi "scavano" nel passato. Per l'archeologo è chiaro, per l'astrofisico cosa significa? - È vero, sembra un'affermazione paradossale, perché si è portati a pensare che chi guarda dentro un telescopio - uno strumento che avvicina - veda "prima", veda "avanti". No. Anche l'astrofisico, come l'archeologo, vede "dopo". Ed è facile capirlo. La luce che ci arriva dalle stelle o dalle galassie impiega un certo tempo per arrivare fino a noi. Quando dall'universo riceviamo un messaggio, questo è sempre in ritardo; di quanto è in ritardo dipende dal tempo che il fenomeno ci mette, alla velocità della luce, per trasportarci l'informazione. Nel caso della Luna, un secondo dopo. Nel caso del Sole, se si spegnesse, noi continueremmo a vederlo per otto minuti perché la luce degli ultimi strati continuerebbe a viaggiare. Se prendiamo la stella più vicina, la Proxima Centauri, distante 40 miliardi di chilometri, il tempo che la sua luce impiega ad arrivarci è di quattro anni. Ci sono galassie lontane quattordici miliardi di anni luce, dunque se noi stasera le osserviamo al telescopio non le vedremo come sono adesso, ma come erano quattordici miliardi di anni fa quando partì la luce che ci arriva ora. In questo senso l'astronomo vede il passato. Certamente la tecnica è diversa, ma il risultato è lo stesso: raccogliere informazioni su quanto è stato. La costruzione degli ultimi telescopi ci consente di vedere un universo sempre più lontano e sempre più antico. Allora questo significa che nel tempo, nello spazio, è fissata ed è " visibile" l'immagine dell'uomo preistorico... - Ha già capito. Se in questo momento qualcuno stesse sulla galassia di Andromeda con a disposizione strumenti talmente efficaci da mettere a fuoco i particolari sulla Terra, non vedrebbe noi qui, ma gli abitanti del pianeta due milioni di anni fa mentre scheggiano la pietra. Sarebbe uno spettacolo interessante. È quasi drammatico che tutto ciò appartenga nello stesso tempo alla realtà e alla impossibilità. L'uomo è solo nell'universo? Nella sua lunga esperienza di osservatore del cosmo ha mai avuto la sensazione di altre presenze intelligenti? - Non sappiamo se l'uomo sia solo. Ma prima di tutto bisogna intenderci su cosa vuol dire vita. Sulla Terra la vita è segnata anche dall'esistenza di microbi che si trovano a venti chilometri di profondità e che si nutrono di metano... Sarebbe comunque molto strano che il fenomeno biologico esistesse solo sul nostro pianeta. Ma quale aspetto può assumere la vita in altri mondi? In passato, l'astronomo era colui che si poneva alla ricerca di nuovi corpi celesti. Oggi le domande dell'astronomia puntano a comprendere l'universo che ci circonda, com'è nato, come si è evoluto, se un giorno finirà. Come si sono formati la Terra, il sistema solare, le stelle, le galassie. E, soprattutto, com'è nata la vita e perché ha preso una certa direzione? Non mancano teorie secondo le quali la vita sulla Terra sarebbe "piovuta" dal cielo con il pulviscolo cosmico derivato dalla caduta e disintegrazione di una cometa... Nella nostra galassia esistono cento miliardi di stelle, poi esistono cento miliardi di galassie e molti di questi miliardi di miliardi di stelle hanno pianeti. Le probabilità che altre forme di vita esistano nell'universo sono buone, anche se per ora non ne abbiano la benché minima prova. Non sono pochi quelli che attribuiscono a visite di extraterrestri le presenze di oggetti non identificati, i famosi Ufo, nella nostra atmosfera. Cosa ne pensa? - C'è una distanza enorme tra l'esistenza della vita al di fuori della Terra e la presenza di extraterrestri tecnologizzati. Il problema della vita va distinto nettamente dal discorso Ufo. È come confondere l'astronomia con l'astrologia. A parte il fatto che gli Ufo si spiegano quasi sempre con fenomeni naturali, l'unico modo che abbiamo per captare segnali di altre presenze nell'universo è con le onde radio, capaci di propagarsi su grandi distanze. Con lo stesso sistema noi segnaliamo nel cosmo la nostra esistenza. Esistono da anni dei centri di ascolto, che finora non hanno captato niente. L'universo è spazio e tempo infiniti che la mente umana non riesce a "comprendere". La stessa cosa si può dire di Dio. Per ogni giorno della sua vita l'astronomo lavora in questa dimensione senza confini... - Capisco dove vuole arrivare. Le dico subito che gli astronomi non sono più credenti o meno credenti di altre categorie di scienziati. Premesso che nella vita quotidiana il mestiere di astronomo porta a contatto con problemi molto pratici e ben poco metafisici, talvolta può accadere che si guardi il cielo provando un senso di suggestione. Mi rifiuto comunque di coinvolgere gli astronomi in quanto tali nel dibattito sull'esistenza di Dio. Ricordo quando nel 1961 i Sovietici lanciarono il primo uomo nello spazio. A bordo della "Vostok 1" c'era Yurij Alekseevic Gagarin, che a un certo momento della sua orbita intorno alla Terra gridò: «Non vedo alcun Dio quassù». Fu una battuta infelice. Allo stesso modo sarebbe assurdo credere che la "gloria di Dio" sia "nell'alto dei cieli". L'astronomia in questo ordine di argomenti non c'entra proprio nulla. Ci sono reali possibilità che il sistema Terra e la breve storia dell'uomo possano essere interrotti da una catastrofe planetaria? - Sinceramente, avverto più un senso di precarietà leggendo i giornali che non guardando nel cosmo. Dal punto di vista cosmico la vita sulla Terra avrà una fine naturale tra quattro o cinque miliardi di anni. Il sole tenderà a raffreddarsi, diventerà una stella gigante rossa, molto più grande di quello che è adesso, arrivando a comprendere tutta una fetta di cielo. I gas del sole si spargeranno nella galassia e da lì partirà il processo di formazione di nuove stelle... Comunque, lo spazio è pieno di oggetti che vagano ed esiste la possibilità che qualcosa ci cada addosso nonostante la protezione dell'atmosfera: stelle, meteoriti... È successo nella storia del pianeta. Si attribuisce alla caduta di una cometa la stessa scomparsa dei dinosauri. Se dovesse accadere di nuovo sarebbe certo una catastrofe totale. Rispetto al passato siamo in grado di individuare il pericolo con qualche mese o anno di anticipo, ma con scarsi vantaggi pratici. C'è chi ipotizza di dirigere dei superordigni nucleari contro eventuali corpi celesti in rotta di collisione, ma ritengo che tenersi sulla Terra queste paurose cariche distruttive costituirebbe un pericolo molto più reale. Per ora, se vogliamo parlare di rischio planetario, i problemi più gravi li genera l'uomo. L'accumulo di anidride carbonica, il surriscaldamento, la stessa proliferazione nucleare... La visione dell'universo che avevano gli antichi ha realmente contribuito allo sviluppo della scienza moderna? - È chiaro che la scienza non raggiunge mai uno stadio definitivo, in cui siamo in grado di capire tutto. Oggi siamo convinti del big bang, ma le osservazioni dei babilonesi sull'origine dell'universo erano altrettanto importanti. L'osservazione del cielo ha sempre avuto un fascino particolare, anche per la sua forte importanza pratica: il calendario, l'orientamento. Si osservava la posizione degli astri per il tempo della semina, per navigare, per iniziare un lungo viaggio... Non a caso esistevano gli astronomi di corte. Nel Medioevo gli arabi sono stati astronomi eccezionali. Il rapporto col cielo è stato fondamentale per la vita degli antichi. Non a caso in cielo risiedevano gli dei. Certamente gli uomini di oggi non guardano il cielo con la stessa intensità... - Diciamo che non lo guardano più per necessità, ma per curiosità, per passione personale. Gli astrofili sono in aumento. Qui, nel nostro osservatorio di Arcetri, il programma delle visite è sempre saturo. Ma anche in questo stiamo vivendo una delle contraddizioni del nostro tempo: aumenta la "domanda" di cielo, mentre, a causa dell'inquinamento luminoso, è quasi scomparsa la possibilità di osservarlo. Nelle città sono decenni che non si vede più la Via Lattea. Concludiamo con un omaggio al padre dell'astronomia moderna. La cosiddetta "rivoluzione galileiana" in cosa è realmente consistita? - Galileo è la figura simbolo di una serie di scoperte, tra cui l'esistenza di altri mondi. In definitiva Cristoforo Colombo ha "solo" scoperto l'America... Galileo vede e mostra l'esistenza di sistemi planetari. Con lui finisce davvero il Medioevo, che metteva la Terra e l'Uomo al centro dell'Universo. Galileo divide la scienza dalla fede, dalla deduzione filosofica. Per questo se la vide brutta davanti al Sant'Uffizio. Dichiarò l'autonomia del metodo scientifico, quello che ancora oggi seguiamo. Vorrei chiudere il nostro incontro con un suo brano famoso e sempre attualissimo (da Il Saggiatore): «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto». © Archeologia Viva |
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