In occasione del Giorno della Memoria, il Museo Nazionale Etrusco di Chiusi (Si), presenta al pubblico parte dei materiali sottoposti nel 2007 a interventi di restauro dopo i gravi danni subiti nel periodo bellico.
La mostra Memorie belliche del Museo Archeologico di Chiusi intende così ricordare un avvenimento che Sessantacinque anni fa , durante la seconda guerra mondiale, sconvolse la città di Chiusi e, in particolare, il suo Museo.
Tra il 16 e il 26 giugno 1944 si svolse a Chiusi una violenta battaglia che vide le forze alleate opporsi a quelle tedesche, insediate nella città a difesa di una linea intermedia Tosco-umbra, trasversale alla Penisola.
La "Battaglia di Chiusi", oltre a danneggiare pesantemente la città, provocò disastri anche all'edificio del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi e alle sue collezioni.
Il lavoro di selezione e restauro dei materiali frantumati, sistemati "temporaneamente" in grandi casse insieme a detriti raccolti nella fretta del recupero di quanto si poteva salvare, iniziò immediatamente dopo la guerra; tuttavia, numerosi e importanti manufatti appartenenti alla civiltà etrusca sono purtroppo andati irrimediabilmente perduti.
Tutti coloro che in questi anni si sono occupati scientificamente, a vario titolo, del Museo Archeologico di Chiusi, si sono sforzati di sanare, per quanto possibile, questa ferita ancora oggi aperta nella raccolta del Museo.
I materiali presentati nella mostra - in attesa di trovare una sistemazione nell'attuale allestimento museale - costituiscono l'ultimo lotto, in ordine di tempo, ad essere stato sottoposto alle cure del Laboratorio di Restauro del Museo Nazionale di Chiusi.
Si procederà in futuro al restauro definitivo dei materiali ancora sistemati, in frammenti, nelle casse conservate dal 1944 nei Magazzini del Museo. Troverà così compimento il lungo percorso per riportare a nuova vita gli oggetti creduti perduti e riconsegnare al Museo di Chiusi la sua storia antiquaria, ricostituendo al meglio le sue collezioni.
(dott.sa Monica Salvini - direttore del Museo)
16 - 26 giugno 1944
Tra il 16 e il 16 giugno 1944 Chiusi fu centro di una importante battaglia tra le truppe tedesche in ritirata verso Nord e le Forze alleate che salivano la Penisola da Sud.
Chiusi era allora occupata dalla Heeresgruppe C (X Armata) tedesca, la quale disponeva di un panzer che facendo la spola tra le due estremità di Corso Porsenna, arteria che attraversa in direzione Est-Ovest la collina sulla quale si allunga la città, rispondeva alternativamente dai due lati agli attacchi delle truppe alleate stanziate presso Chiusi Scalo.
Le forze alleate della Sixth South African Armoured Division (VI Divisione Corazzata Sudafricana) che contrastavano il fronte tedesco cercarono di espugnare Chiusi ingaggiando con i Tedeschi una drammatica battaglia che, in parte, si svolse dentro il Teatro Pietro Mascagni, edificio situato a poche decine di metri dal novecentesco Museo Civico.
Durante la battaglia, il centro storico fu oggetto di un pesante bombardamento continuo. Il 21 giugno quattro reggimenti di artiglieria concentrarono il fuoco di ben settantotto cannoni di vario calibro contro la sommità della collina.
Durante la battaglia alcune granate di artiglieria colpirono il tetto e i due lucernari che davano luce alle due Aule principali del Museo. I detriti precipitarono all'interno delle sale, distruggendo le vetrine a giorno poste al centro delle Aule e danneggiando quelle a muro. L'esplosione di una granata, poi, provocò la rottura di un tubo dell'acqua nel piano interrato dove erano stati "riparati" molti oggetti pregevoli (vasi canopi, buccheri, ceramiche greche) che furono danneggiati.
La liberazione, avvenne il 26 giugno, dopo l'abbandono della città da parte delle truppe tedesche, ad opera della Compagnia Royal Natal Carabineers della VI Divisione che entrarono in una città sconvolta dai bombardamenti.
Il recupero
Alcuni oggetti di particolare valore, anche simbolico, quale la testa di Augusto rappresentato capite velato verosimilmente come Pontefice Massimo e proveniente dall'Orto Vescovile, situato a lato del Duomo, erano stati posti al sicuro per evitare che i Tedeschi li portassero via; altri furono messi al riparo nel sotterraneo durante i bombardamenti per prevenire i colpi che potevano subire.
Nonostante queste precauzioni, tuttavia, i danni al patrimonio del Museo furono consistenti.
Gli oggetti rimasti esposti e investiti dal crollo del tetto furono ridotti in minuti frammenti e, come raccontò Guglielmo Maetzke - l'allora Ispettore della Soprintendenza per le Antichità Etruria responsabile di Chiusi - molti andarono dispersi durante "il primo troppo affrettato sgombero delle macerie"; altri furono sistemati, senza alcuna selezione, insieme alle macerie più minute, dentro grandi casse.
Gli oggetti ricoverati nel sottosuolo furono investiti dall'acqua uscita da un tubo rottosi per le esplosioni. L'acqua impregnò le ceramiche, per lo più d'impasto, e decompose i vecchi restauri e le integrazioni degli oggetti riducendoli in innumerevoli frammenti.
Il restauro
Il riscatto del Museo Civico Archeologico di Chiusi, divenuto statale per la sua grande importanza con una legge emanata nel 1964, iniziò subito dopo la guerra.
Rispetto all'allestimento del 1934 di Doro Levi, Guglielmo Maetzke curò una nuova sistemazione dei materiali esposti all'interno del Museo fondendo i vasi presenti nelle vetrine delle due Aule danneggiate, pur lasciando, tuttavia, ben riconoscibili i nuclei originali (principalmente la Collezione Civica e la Collezione Paolozzi).
Furono restaurati in quell'occasione numerosi reperti danneggiati dal crollo del tetto o dall'infiltrazione d'acqua e, in buona parte, furono rimontati in maniera molto più soddisfacente rispetto ai vecchi restauri ottocenteschi, spesso arbitrari.

Nel 1985, l'allora Direttore del Museo, dott.sa Anna Rastrelli, in funzione del nuovo allestimento del Museo, mise mano alle grandi casse ancora giacenti nei Magazzini del Museo e contenenti innumerevoli frammenti di vasi colpiti dal bombardamento, sui quali non era potuto intervenire il Maetzke. Fu avviata un'immensa opera di recupero dei frammenti, la ricerca degli attacchi, la loro ricomposizione e integrazione. Gli oggetti recuperati, per lo più ceramiche etrusche figurate, furono esposte nel Museo.
Tra 2003 e 2007, proseguì il restauro degli oggetti (ben 75 vasi più alcuni oggetti in bronzo) presso il Laboratorio di Restauro annesso al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, sotto la direzione scientifica del nuovo Direttore del Museo, dott. Mario Iozzo. Molti oggetti indicati come perduti nel riordinamento post-bellico furono salvati e confluirono nell'esposizione permanente del Museo. A seguito di questo sapiente lavoro di recupero, nel 2007, fu dato alle stampe un catalogo scientifico.
La sistemazione del Museo
I bombardamenti del giugno 1944 colpirono il Museo Civico di Chiusi, le cui collezioni erano state riordinate, sotto la direzione della R. Soprintendenza alle Antichità d'Etruria, nell'estate del 1934 da Doro Levi.
L'ordinamento presentava gli oggetti e i monumenti disposti secondo grandi classi (i buccheri, le ceramiche d'importazione, i bronzi, i rilievi, le urne, i canopi, le epigrafi, le sculture); all'interno di queste classi i reperti erano ordinati cronologicamente dal più antico dal più recente.
Nelle due Aule principali (A e B), ovvero quelle più danneggiate dai bombardamenti, erano raccolte rispettivamente la Collezione Civica e la Collezione Paolozzi, mentre la collezione donata nel 1934 dalla signora Enrichetta Mieli vedova Servadio era collocata nella stanzetta posta a destra dell'entrata principale.

La Collezione Civica si era costituita con i materiali recuperati in scavi regolari eseguiti dalla metà del 1800 dalla Società Colombaria e dalla Commissione Archeologica Municipale (costituita proprio per arricchire il Museo Archeologico), con donazioni vescovili e di famiglie notabili locali (Giulietti, Paolozzi) e con quello che rimaneva della Collezione Bonci Casuccini, già in parte venduta nel 1863 al Museo di Palermo. Con questo primo nucleo fu inaugurato il primo Museo Etrusco di Chiusi nel 1871 in due locali in Via Mecenate.
La collezione Paolozzi, formatasi già nella prima metà del 1800 e incrementata nel 1876 con la vendita della raccolta dei fratelli Terrosi di Cetona, rimase esposta nel Palazzo Paolozzi di Chiusi per oltre trenta anni, fino al 1908 quando su legato testamentario dell'anno precedente venne trasferita nel 1908 al Museo Archeologico di Chiusi, costruito ex-novo nel 1901 per assolvere la funzione espositiva e conservativa.
La mostra
Nonostante notevoli difficoltà economiche, l'attuale Direzione ha deciso comunque di presentare al pubblico i materiali restaurati nel 2007 e mai esposti.
Essi, infatti, meritano di essere ammirati dopo essere stati riacquisiti al pubblico godimento dalla distruzione del 1944 e dall'oblio di 60 anni di magazzino, ricordando, tuttavia, che l'opera di "scavo" e restauro non è finita e ancora svariate casse di frammenti di oggetti danneggiati durante la "battaglia di Chiusi" giacciono nei Magazzini.
Dopo un'ulteriore revisione, rispetto all'edizione del 2007, dell'inventario dei materiali allo scopo di riconoscere la loro originaria collocazione e provenienza, è stato deciso di esporre i vasi restaurati rispettando, per quanto possibile, la loro posizione all'interno del Museo prima del disastro del 1944.
In senso orario, le prime tre vetrine contengono vasi appartenenti alla Collezione Civica (il primo nucleo del Museo Archeologico di Chiusi) che era situata nella grand'Aula A, corrispondente alla prima sala che oggi si incontra entrando nel Museo.

Seguono due vetrine che contengono salcuni vasi della Collezione Paolozzi, disposta fino al 1944 in grandi vetrine a muro e al centro dell'Aula B, oggi occupata dai vasi attici provenienti dal territorio chiusino. In particolare all'interno di una vetrina sono stati collocati tre grandi vasi che nell'allestimento del 1934 ornavano la sommità degli armadi a muro.
Ancora a seguire, si trova una vetrina che contiene la sezione della collezione Mieli-Servadio conservata all'interno di una vetrina centrale dell'Aula B, insieme alla Collezione Paolozzi.
Procedendo si trovano ancora due vetrine con buccheri e vasi di impasto della Collezione Paolozzi. Nell'ultima vetrina si trovano tre "vasi a melone" e un attingitoio facenti parte del corredo di una sepoltura conservata all'interno del grande ziro collocato nella mostra al centro della Sala. All'interno dello ziro si possono vedere i resti (parziali già in origine) di un trono in ceramica sul quale era deposto un cinerario di tipo arcaico coperto da una ciotola. Lo ziro, rinvenuto in località Montebello (Chiusi) nel 1934 da Doro Levi, si trovava nell'allestimento prebellico al centro dell'Aula B.
Un vaso a melone, infine, con anse conformate a protomi di grifo, costituiva insieme al suo gemello e ad altra suppellettile il corredo del Cinerario Paolozzi, oggi esposto nel Museo, ritrovato all'interno di una tomba a ziro nella tenuta Paolozzi di Dolciano nel 1873.
(Mostra permanente)
Informazioni:
Tel. 0578 20177
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