Gaetano Chierici duecento anni Reggio Emilia lo celebra

21 agosto 2019


Archeologo, museologo, padre della Paletnologia italiana, grande studioso della cultura delle Terramare, fondatore dei Musei di Reggio Emilia, sacerdote, patriota d’ispirazione giobertiana e liberale. Don Gaetano Chierici fu tutto questo. Adesso, nel bicentenario della nascita, la sua città, Reggio Emilia, lo celebra con una serie d’iniziative scientifiche internazionali.

Stratigrafia semplificata degli scavi di S. Ilario d’Enza con la quale il Chierici partecipò al Congresso Geografico Internazionale di Venezia (1881).
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia)

Il convegno “Chierici 200”

S’inizia con la tre giorni del convegno scientifico internazionale “Chierici200” ospitato dal 19 al 21 settembre 2019 presso l’Oratorio San Filippo di Reggio Emilia. Un’occasione per analizzare la figura del Chierici quale scienziato europeo pienamente inserito nel dibattito culturale del suo tempo, ma anche come museologo in grado di concepire e realizzare un “museo pilota” nucleo originario e sistematico degli attuali Musei Civici di Reggio Emilia, di assoluta modernità nell’Ottocento e di eccezionale interesse storico e documentale nei secoli a venire fino al nostro tempo.

Veduta del Museo “Gaetano Chierici” di Paletnologia.
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia)

Trekking nei suoi luoghi del cuore

Per sottolineare il legame tra Chierici e i luoghi che sono stati il cuore della sua opera, in autunno si terrà “Chierici e la sua terra”, ciclo di escursioni e iniziative culturali nei luoghi della provincia di Reggio Emilia dove lo scienziato svolse attività di scavo. Le escursioni saranno organizzate in collaborazione con il Cai-Club alpino italiano (Chierici fu fondatore della sezione Val d’Enza, nel Reggiano) e con istituzioni e associazioni che svolgono attività nel settore e comprenderanno sia il territorio della collina e della montagna, come Castelnovo Monti (dove le indagini di Chierici contribuirono all’individuazione di una necropoli protovillanoviana), sia quello della pianura, come i luoghi delle Terramare, fenomeno insediativo dell’età del bronzo legato ai commerci e alla colonizzazione dell’area centro-padana, di cui lo scienziato fu primo teorico e ricercatore.

Ritratto di don Gaetano Chierici.
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia)

La Preistoria rivista e corretta

“Chierici. Metodo e scienze all’origine degli studi di preistoria” è invece il titolo della mostra, articolata nelle tre sezioni del contesto stratigrafico, dello scavo e del comparativismo etnografico, che prevede un’edizione reggiana, al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, con inizio a dicembre 2019, e una romana, da aprile 2020, al Museo delle Civiltà (MuCiv) di Roma, co-promotore dell’iniziativa, che riallestirà la mostra nella sede del Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur, con la curatela di archeologi dei due Musei, della Soprintendenza di Bologna, dell’Università di Milano.

Dall’autunno 2019 la programmazione culturale dei Musei Civici di Reggio Emilia prevede inoltre conferenze, eventi dedicati a don Gaetano Chierici, al suo lavoro di archeologo e studioso, di uomo politico e patriota, all’approfondimento delle tematiche e degli studi scientifici che ancor oggi seguono la linea da lui tracciata.

Tomba con scheletro rannicchiato di adulto, necropoli di Remedello (Bs).
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia – Foto Carlo Vannini)

Non uno qualunque

Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1819 – Reggio Emilia 1886) fu uno dei principali protagonisti della ricerca scientifica italiana ed europea contemporanea. Divenuto il primo direttore del “Patrio museo d’antichità” di Reggio Emilia nel giugno 1862, grazie al suo lavoro, i musei di Storia patria ben presto danno vita a un’organizzazione di tipo municipale, in cui tuttora la grande rete dei musei civici della regione Emilia-Romagna affonda le proprie radici configurandosi come una peculiarità italiana.

Pagina manoscritta di Gaetano Chierici con appunti dallo scavo di Remedello (Bs), 1885.
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia)

Chierici è poi uno dei maestri della scuola italiana di paletnologia e ideatore della rivista scientifica dedicata alla preistoria italiana (il “Bullettino di Paletnologia italiana”) che si stampa tuttora. Sostenitore dello scavo stratigrafico, ha ben chiaro lo stretto rapporto che deve esistere fra archeologia e scienze naturali (zoologia, botanica e soprattutto geologia) e il Museo da lui fondato a Reggio Emilia, che si è mantenuto intatto, nel Palazzo dei Musei, con gli arredi e l’ordinamento originari, è il fulgido esempio del “laboratorio” di un paletnologo operante negli stessi anni in cui in Italia si afferma lo studio delle più antiche culture umane.

Sezione del fondo del “pozzo del centro” nell’abitato di Servirola di San Polo d’Enza (Re), presentata da Chierici alla Mostra di Antropologia Generale, Torino, 1884.
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia – Foto Carlo Vannini)

L’organizzazione del suo museo costituisce un modello di classificazione che non mancò di suscitare l’ammirazione dei principali paletnologi del secolo scorso, per i quali una sosta presso il Museo di Reggio costituiva un’occasione irripetibile di aggiornamento scientifico. Ripristinato nel suo assetto originario agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, il Museo Gaetano Chierici di Paletnologia rimane l’ultima tangibile testimonianza in Italia della paletnologia nel momento stesso in cui la nuova scienza andava costituendosi.

Amicizie celebri
Da Schliemann a Lombroso

Durante la sua attività Chierici strinse rapporti di collaborazione con le più alte personalità scientifiche del tempo tra cui il geologo Charles Lyell, il naturalista Pellegrino Strobel, i paletnologi italiani Luigi Pigorini, Giacomo Boni, Giuseppe Scarabelli, Antonio Zannoni ed europei Heinrich Schliemann, Gabriel de Mortillet, Édouard Desor, Alexandre Bertrand, con i quali intrattenne fitte corrispondenze, ospitandoli anche nel suo Museo.

Cartolina inviata da Chierici al collega Pigorini con riferimenti alle scoperte di Remedello (Bs), 1885.

La cultura positivistica di questi referenti si riverbera sull’ordinamento delle sue collezioni. Particolarmente forte il legame con il celebre fisico ed astronomo Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano, suo amico di infanzia e, tramite questi, con lo zio Giampietro Secchi, che a Roma dirigeva il Museo Kircheriano.

Altrettanto significativo il rapporto con la Scuola italiana di psichiatria operante al San Lazzaro di Reggio Emilia. L’interesse di Chierici per l’antropologia si rispecchia nella Cranioteca del Museo reggiano, il cui ordinamento richiama anche rapporti con gli studi di fisiognomica di Cesare Lombroso.

Bandiera tricolore appartenuta a Gaetano Chierici. Sul bianco ricamo in rosso: “A chi sa meglio difendermi”, 1850. Reggio Emilia, Musei Civici, Museo “Gaetano Chierici” di Paletnologia.
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio EmiliaFoto Carlo Vannini)

E alla fine anche in politica

Chierici fu infine anche protagonista della storia italiana, in cui ebbe un ruolo politico. Importante, infatti, divenne il suo impegno per la causa dell’Unità nazionale, che lo portò a sottoscrivere, lui sacerdote, l’appello di Carlo Passaglia a Pio IX perché rinunciasse spontaneamente al potere temporale. La sua visione politica si riverberò sull’ordinamento del suo Museo di Storia patria, in particolare sulla sezione che documenta l’archeologia delle regioni d’Italia, in cui il progetto politico di unificazione nazionale trovava la sua espressione più compiuta ed eloquente.

A cura di Georgia Cantoni

Informazioni: https://www.musei.re.it/chierici-200-link/


Foto apertura articolo: I partecipanti al Congresso Internazionale di Archeologia di Bologna nel 1871. Gaetano Chierici è il dodicesimo da destra (prima fila in piedi).
(Archivio fotografico dei Musei Civici di Reggio Emilia)