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Ecco a voi Lascaux 3.0 La celebre grotta al MANN

4 febbraio 2020


Dalla Francia all’Italia

Arte e tecnologia si fondono in un’appassionante avventura della conoscenza, che fa tornare indietro di 20mila anni.  È approdata per la prima volta in Italia, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove resterà fino al 31 maggio 2020, l’esposizione internazionale “Lascaux 3.0” una mostra interattiva per conoscere (quasi dal vero) la cosiddetta Cappella Sistina della Preistoria, ovvero la famosa grotta francesce affrescata dai nostri antenati e inserita nella lista UNESCO del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal lontano 1979.

Una scoperta casuale, una storia affascinante

È l’8 settembre del 1940 quando a Montignac, un piccolo centro del Dipartimento della Dordogna, nella Regione francese della Nuova Aquitania, il cane del giovane Marcel Ravidat s’infila in una buca creando una piccola frana che svela la Grotta.

Marcel, convinto di essere di fronte al sotterraneo segreto del maniero di Montignac, torna con tre amici, Jacques Marsal, Georges Agnel e Simon Coencas (quest’ultimo morto di recente a 93 anni) sul luogo della scoperta, ritrovandosi, quasi per miracolo, davanti a un antichissimo capolavoro dell’arte rupestre.

L’eccezionalità delle raffigurazioni sulle pareti salta subito agli occhi. Realizzate con pigmenti e stili diversi, spiccano le numerose e spettacolari rappresentazioni di animali (la celebre “vache noire”, ma anche cavalli, uri, stambecchi, felini ed un essere fantastico, denominato dagli esperti “unicorno”).

Bella ma fragile

La rapida degenerazione dello stato di conservazione di Lascaux diviene palese agli amministratori locali fin dal 1950: la presenza umana, infatti, con la produzione di anidride carbonica dovuta alla respirazione, altera il microclima; la cosiddetta “malattia verde” e poi quella “bianca”, così come la comparsa di macchie nere, favoriscono la proliferazione di funghi e batteri, minacciando l’integrità delle pitture parietali.

Nel 1983 nasce così in una cava abbandonata a 350 metri dal monumento preistorico “Lascaux II” una fedelissima copia 1:1.

Da Lascaux II a Lascaux 3.0

Negli anni Duemila, viene poi sperimentata la realizzazione del “velo di pietra”, una grande (e sottilissima) parete artificiale che permette di riprodurre, in modo fedele all’originale, non soltanto porzioni significative delle pitture della Grotta, ma anche consistenza ed effetto visivo della pietra. L’idea di tradurre “Lascaux II” in un modello itinerante, denominato “Lascaux III” darà vita alla versione “Lascaux 3.0”, aggiornata dopo gli ultimi studi e presentata in un adattamento specifico proprio per l’edificio storico e le sale del MANN.

Preistoria chiama Preistoria

La programmazione dell’exhibit su Lascaux è parte fondamentale della stagione delle grandi mostre 2020 dell’Archeologico, è stata quasi naturalmente legata agli studi e ai lavori per il restyling della collezione museale di “Preistoria e Protostoria”, che riaprirà al pubblico il prossimo 28 febbraio.

Nell’allestimento permanente del MANN, saranno restituiti alla fruizione dei visitatori circa 3mila reperti, molti dei quali esposti per la prima volta. Provenienti dai depositi saranno presentati nelle sale adiacenti alla Meridiana, in un percorso diacronico e per contesti, dal Paleolitico inferiore all’Età del Ferro.

Il fascino della tecnologia

Grazie alle suggestioni dell’allestimento, i visitatori non soltanto riescono a vivere la sensazione di passeggiare tra le straordinarie pitture rupestri del Paleolitico superiore, ma hanno anche la possibilità di ampliare le proprie conoscenze sull’arte primitiva (lungo il percorso, infatti, sono presenti postazioni interattive di approfondimento sui principali contenuti della mostra). Il percorso del pubblico vuole così riproporre lo stupore che provarono Marcel Ravidat e i suoi amici al momento della scoperta della Grotta, nel 1940, fornendo, al tempo stesso, le nozioni storiche sull’epoca in cui vissero i Cro-Magnon.

Paolo Giulierini, direttore MANN

La mostra, allestita nella Sala del Cielo Stellato e in quelle attigue del prestigioso Museo di Napoli nasce da un accordo stabilito con la Società pubblica “Lascaux- L’Esposizione Internazionale”, il Dipartimento di Dordogne-Périgord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, grazie all’intermediazione di Dario Di Blasi, direttore artistico di “Firenze Archeofilm”.

Info: 848.800.288
da cellulare: 06.39967050

Foto ©MariaCovino