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Appia Antica. Depositi in mostra

24 ottobre 2022 


Il tesoro nascosto del Parco dell’Appia Antica aperto ai cittadini e ai turisti di tutto il mondo.
Fino al 30 giugno 2023, nella sede di Santa Maria Nova (Villa dei Quintili), si tiene la mostra archeologica “Patrimonium Appiae. Depositi emersi”.

Esposti oltre 250 reperti provenienti da contesti archeologici delle vie Appia, Latina e Ardeatina, per lo più inediti e provenienti da depositi, alcuni venuti alla luce durante scavi molto recenti.

Non solo gioielli, anfore, urne cinerarie, capitelli e vasi, ma anche spatoline, ossa umane cremate, scheletri, monete medievali e antiche, come il sesterzio di Marco Antonio per Lucilla, dadi da gioco d’età romana, armi della Seconda Guerra Mondiale e bossoli dell’Ottocento.

Stato Chiesa e Papato

Il nome della mostra – “Patrimonium Appiae” – è un chiaro riferimento ai patrimonia, i vasti complessi territoriali gestiti dalla Chiesa di Roma, raccolti e uniti dopo la caduta dell’Impero. Inoltre, come sottolineano i curatori dell’esposizione Francesca Romana Paolillo, Mara Pontisso e Stefano Roascio, con la scelta del titolo c’è anche il desiderio di «evidenziare il vasto patrimonio archeologico e di cultura materiale che il territorio ha restituito e il Parco custodisce».

Ad accompagnare i ritrovamenti, numerosi saggi curati da autorevoli studiosi per aiutare a riannodare i fili delle diverse testimonianze archeologiche, in un corposo catalogo di oltre 600 pagine.

100 anni di scavi e studi

“Patrimonium Appiae. Depositi emersi” è il risultato di quasi un secolo di lavoro di scavo, con le connesse attività di studio, ricerca e tutela. La mostra, propone i contesti archeologici che hanno restituito testimonianze materiali utili a definire la storia degli insediamenti e delle frequentazioni della campagna romana, a partire dalla preistoria e fino all’epoca contemporanea, con il curioso nucleo di armi della Seconda Guerra mondiale da Sette Bassi.

Archeologia in connessione con l’oggi

Un ruolo centrale nella mostra è giocato dalla sezione Art Crossing.Riattivare il genius loci”, a cura dei fondatori di Spazio TavernaLudovico Pratesi e Marco Bassan, che riunisce sei opere site specific di artisti contemporanei (Flavio Favelli, Diego Miguel Mirabella, Lulù Nuti, Giulio Bensasson, Alessandro Piangiamore e Namsal Siedlecki) all’interno del Casale e nell’area archeologica adiacente.

Realizzate in collaborazione con gli archeologi del Parco, le opere degli artisti si basano su un dialogo tra i linguaggi sperimentali dell’arte contemporanea e il Genius Loci del sito, per invitare il pubblico ad analizzare l’archeologia attraverso punti di vista inediti e originali, secondo un modello di contaminazione tra passato e presente.

Un luogo dalla storia millenaria

Il Casale di Santa Maria Nova si trova al V miglio della via Appia Antica, nei pressi di un incrocio con una diramazione che raggiungeva la via Latina. È un luogo caratterizzato da straordinarie evidenze della storia millenaria di questa porzione di campagna romana.

La Tenuta di Santa Maria Nova prende il nome da Santa Maria Nova al Palatino che, dagli inizi del XII secolo, possedeva un vasto latifondo sulla via Appia, nell’area dell’antica villa dei fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, membri di una famiglia senatoria e consoli nel 151 d.C. Nel 182/183 d.C.

Commodo li accusò di aver ordito una congiura contro di lui, li fece uccidere e s’impadronì della loro residenza. Il nucleo del Casale venne costruito, nel 1208, riutilizzando i resti di un edificio romano del II sec.  d.C., forse una cisterna a due piani, su cui era stata realizzata, in età tardoantica, una torre difensiva. Tra il XV e il XVI secolo l’edificio prese le forme attuali.

Il direttore Quilici: «Un dialogo col paesaggio antico»

Per il direttore del Parco Archeologico dell’Appia Simone Quilici: «Con questa iniziativa il Parco offre al pubblico la ricchezza di una mostra che unisce l’anima archeologica a quella contemporanea in una vera e propria esperienza di reinterpretazione multidisciplinare del paesaggio. Si tratta della prima esposizione specificamente dedicata ai contesti archeologici del territorio del Parco dell’Appia, frutto di nuove indagini e di “scavi” nei depositi. Oltre a essere anche la prima esperienza di un dialogo, voluto e cercato, tra il mondo dell’archeologia e quello dell’arte contemporanea».

Il direttore del Parco del’Appia Antica Simone Quilici durante l’edizione 2022 di tourismA 

La Regina viarum candidata all’Unesco

Lo scorso 1° ottobre a Firenze, nell’ambito di tourismA – Salone Archeologia e Turismo culturale, è stata presentata la proposta di candidatura all’Unesco come sito patrimonio dell’umanità della Via Appia Antica. Il primo caso di proposta partita direttamente dal Ministero della Cultura, in questo caso la Regina Viarum come “sito seriale” di eccezionale valore universale. Info: www.parcoarcheologicoappiaantica.it