Tutte le ore del Sole. Adesso parliamo di… gnomonica Mostra a Napoli

orologi e gnomonica in mostra a Napoli

Archeologia Viva n. 193 – gennaio/febbraio 2019
pp. 40-49

di Alessandra Pagliano

La misura del tempo e l’osservazione della sua eterna ciclicità ha condizionato per millenni le abitudini quotidiane della gente ma anche i riti e le liturgie delle religioni che basavano le proprie ricorrenze sulla ripetizione dei fenomeni celesti

La gnomonica è una scienza millenaria. Variegati strumenti segna-tempo sono attribuibili a tutte le antiche civiltà, da Oriente a Occidente. Il concetto di tempo è stato oggetto di riflessioni filosofiche fin dall’antica Grecia, per la sua duplice natura di dimensione perpetua, nella sua ininterrotta ciclicità, ma al tempo stesso di fenomeno provvisorio e fuggevole, così che ogni attimo rappresenta solo un frammento d’eternità.

Come disciplina raffinata e complessa della matematica applicata, la gnomonica è stata celebrata in numerosi dipinti: sfere armillari, orologi solari, sestanti, teodoliti… sono stati ritratti con dovizia da pittori del calibro di Vittore Carpaccio e Sandro Botticelli, come simbolo e testimonianza di un sapere profondo e raffinato. Hans Holbein il Giovane, nel celebre dipinto Gli ambasciatori (1533), ritrae oggetti di vario genere, scelti con molta cura per celebrare le conoscenze scientifiche dell’epoca.

Tuttavia, a dispetto del valore della gnomonica – scientifico ma anche artistico, storico e culturale – meridiane e orologi solari anche pregevoli non sono oggi adeguatamente valorizzati per il progressivo disperdersi di questa cultura millenaria legata alla misura del tempo. Tra l’incuria e l’incapacità di adeguati restauri, questi monumentali strumenti costituiscono un patrimonio da salvare urgentemente con azioni di tutela, ma soprattutto tramite la diffusione della loro conoscenza per una consapevole ri-attribuzione di valore.

L’arte saggia di costruire gli orologi solari

primi esperimenti di misurazione del tempo erano volti a valutare l’estensione dell’ombra proiettata da un bastone infisso al suolo. Oltre all’orario e alla durata del giorno, questo semplice “gnomone” permetteva di conoscere le direzioni dei punti cardinali: l’ombra più corta segnava il sud e le più lunghe, dovute alla minore inclinazione dei raggi solari sul piano orizzontale, indicavano sia l’oriente che, di conseguenza, l’occidente, direzioni simbolicamente significative perché associate rispettivamente al sorgere al tramontare del Sole. […]