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Un pezzo di mano un pezzo di storia

30 aprile 2021


Grazie a un frammento custodito al Louvre ricomposta la mano del Colosso di Costantino

È finalmente sotto gli occhi di tutti la mano del colosso bronzeo di Costantino dei Musei Capitolini. L’arto è stato ricomposto con il frammento del dito coincidente con le due falangi superiori di un indice, proveniente dal Museo del Louvre.
Il reperto è  esposto nell’Esedra del Marco Aurelio insieme agli altri bronzi, già in Laterano, donati al Popolo Romano da papa Sisto IV nel 1471.

(©Musei Capitolini, foto di Zeno Colantoni)

Da Roma a Parigi e ritorno

La ricomposizione della mano con il suo frammento è frutto di una proficua collaborazione tra Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e il Museo del Louvre. Il tutto avviene in occasione dei 550 anni della donazione sistina, vero e proprio atto di fondazione delle collezioni capitoline, ma anche a quasi 500 anni dalla loro separazione.

L’arrivo nella Ville Lumière

Il frammento in bronzo arrivò a Parigi nel 1860 insieme a buona parte della collezione del marchese Giampietro Campana, uno dei protagonisti del panorama collezionistico romano negli anni centrali dell’Ottocento. Più di recente è stato possibile riconoscere la pertinenza del frammento a una delle sculture più iconiche dell’antichità romana, il colosso in bronzo di Costantino, di cui restano ai Musei Capitolini la testa, la mano sinistra, con lacune in corrispondenza del dito indice, del medio, dell’anulare e del palmo, e una sfera un tempo sorretta dalla mano.

3D per 1 dito

La conferma dell’eccezionale scoperta è venuta nel maggio del 2018 grazie a una prova effettuata a Roma con un modello 3D del frammento parigino. Al successo dell’operazione sono seguiti la realizzazione di un calco in vetroresina della porzione di dito così ricomposta e la presentazione della mano originale, completata con le falangi mancanti in occasione delle due grandi mostre dedicate alla collezione Campana: “Un rêve d’Italie. La collection du marquis Campana”, al Museo del Louvre, e “A Dream of Italy. The Marquis Campana Collection”, all’Ermitage di San Pietroburgo.  

(©Musei Capitolini, foto di Zeno Colantoni)

Prime notizie

La prima descrizione dei frammenti del colosso bronzeo di Costantino risale alla metà del XII secolo, quando si trovavano ancora in Laterano. I  resti sono databili tra il 313 (anno in cui la basilica venne dedicata a Costantino I) e il 324 (quando nei ritratti dell’imperatore romano comincia ad apparire il diadema). La maestosità dei resti, in cui per lungo tempo si è voluto riconoscere il colosso del Sole eretto un tempo accanto all’anfiteatro flavio, denominato Colosseo per assimilazione con esso, e la preziosità del materiale sono menzionati in numerose cronache e descrizioni medioevali e quattrocentesche.

Un (di)segno rivelatore

La mano con il globo (integra) e la testa, ciascuna collocata su un capitello, sono riconoscibili in un disegno attribuito a Feliciano Felice del 1465, in cui campeggia, al centro, la statua equestre del Marco Aurelio, anche questa, fino al 1538, in Laterano. Con il trasferimento in Campidoglio nel 1471, la testa colossale trova la sua sistemazione sotto i portici del Palazzo dei Conservatori.

(©Musei Capitolini, foto di Zeno Colantoni)

Nel cinquecento persa ogni traccia

L’ultima attestazione dell’integrità della mano è documentata da fonti databili entro la fine degli anni Trenta del Cinquecento. Testimonianze grafiche, di poco successive, mostrano la mano colossale separata dalla sfera e con l’indice già privo delle due falangi superiori.

(©Musei Capitolini, foto di Zeno Colantoni)

Il frammento fino a oggi al Louvre, dunque, potrebbe essere entrato nel circuito del mercato antiquario romano già in questa fase molto precoce. Nulla si sa del frammento fino alla sua ricomparsa, nella prima metà dell’Ottocento nella collezione del Marchese Campana. Ulteriori ricerche potranno chiarire anche tali vicende.

Info:  www.museiincomuneroma.it