Incontro con Emmanuel Anati La voce della storia

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 92-93

Intervista di Piero Pruneti
A cura di Giulia Pruneti

«Il racconto dell’arte rupestre rivela all’Europa la sua identità»
«Forse l’antropologia concettuale è il futuro dell’archeologia»
«Non è facile scrivere “fine” alle ricerche di una vita»
«Quella montagna nel cuore del deserto dell’Esodo»

A novantacinque anni lo immagino come sempre, chino sulla scrivania circondato da pile di libri (per la maggior parte suoi), appunti di una vita e tanti progetti lanciati verso il futuro. Il tutto in mezzo al deserto del Negev in Israele – le sue origini culturali – dove ormai da molto tempo trascorre buona parte dell’esistenza.

Ma torna anche nella sua Valle Camonica, dove quelle incredibili immagini, incise (a migliaia) dai nostri antenati su ampie pareti di roccia levigate dai ghiacci, costituiscono, grazie al suo lavoro di studio e documentazione, il primo sito italiano (1979) riconosciuto dall’UNESCO.

La penna veloce, il pensiero di più, l’intervista per la nostra rubrica prende forma via internet. Sembra di vederlo con quello stesso piglio deciso, sempre pronto all’ironia e alla vivace schermaglia intellettuale, di quando c’incontrammo la prima volta, trentacinque anni fa, presso il Centro Camuno di Studi Preistorici a Capo di Ponte (Bs).

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