Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 88-91
di Silvana Cincotti
Un uomo dall’esperienza preziosa per la nascente egittologia che comunque riuscì a pubblicare solo in parte i suoi disegni lasciando i manoscritti nella stanza d’albergo dove terminò la sua movimentata esistenza
Aveva trascorso più di vent’anni in Egitto, quando il 15 agosto 1826 il marsigliese Jean-Jacques Rifaud (1786-1852) s’imbarcò per tornare in Europa. Non avrebbe mai più rivisto i luoghi dove a lungo aveva scavato, riportando alla luce molte delle statue che oggi ammiriamo nelle collezioni di Parigi, Torino, Copenaghen, Berlino e Il Cairo. In un’epoca in cui le grandi sculture venivano mutilate per venderne i pezzi, Rifaud aveva impiegato energie incredibili per estrarle dalle rovine e imbarcarle integre, mettendo a frutto la sua esperienza di scultore.
