Seleucia al Tigri. Capitale dell’oriente ellenistico Dopo Alessandro Magno

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 60-71

di Carlo Lippolis, Vito Messina ed Enrico Foietta;
schede di Alessandra Cellerino, Carlo Lippolis e Roberta Menegazzi

Prosegue il pluridecennale impegno italiano per la riscoperta della nuova grande città voluta da Seleuco nel territorio della celebre Babilonia

I recenti scavi hanno portato un contributo essenziale per la lettura di uno dei più vasti e promettenti contesti archeologici ancora parzialmente inesplorati dell’Asia occidentale e centrale

Seleucia al Tigri sorge sulla riva destra del grande fiume mesopotamico, una trentina di chilometri a sud dell’odierna Baghdad, in un’area di eccezionale rilevanza storica per i collegamenti tra Mediterraneo, Asia centrale, Golfo Persico e India. Fondata tra 305 e 300 a.C. da Seleuco I Nicatore, uno dei generali di Alessandro Magno, la città nacque come capitale orientale dell’Impero Seleucide, segno tangibile, politico e simbolico della vocazione universale di forme di governo complesse e sovranazionali. Grazie alla posizione lungo cruciali vie fluviali e terrestri – tra cui uno dei principali approdi verso la cosiddetta Via della Seta – Seleucia si sviluppò rapidamente fino a divenire una vera megalopoli.

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