Luce da Oriente. Scavi italiani nel Sultanato dell’Oman Penisola Arabica

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 48-58

di Marco Ramazzotti

La lettura di un paesaggio archeologico plurimillenario consente di ricostruire la vicenda di una popolazione stanziata nel sud-est della Penisola Arabica che fra le età del Bronzo e del Ferro tenne testa alle potenti realtà statali del mondo mesopotamico iranico e siro-palestinese mettendo in contatto come un cordone ombelicale le culture dell’Asia occidentale e il Mediterraneo orientale

Le ricognizioni della Missione archeologica della Sapienza nella Penisola Arabica e nel Golfo (MASPAG), in particolare nel vasto governatorato di Ǧanūb al-Bāṭina (a sud-ovest della capitale Muscat), hanno individuato un paesaggio antropico plurimillenario.

La scoperta è avvenuta in una vasta pianura alluvionale della provincia di Wādī Al Maʿawil tra i declivi rocciosi del Jebel Akhar (catena occidentale dei monti Al-ajar) e l’Oceano Indiano. In questo territorio volto al Golfo di Oman, attraversato dal Tropico del Cancro e quasi protetto ad arco da un sistema montuoso con vette di tremila metri, un antico insediamento e due enormi necropoli sono ora oggetto di indagini sistematiche.

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