Ahhotep. Luci sull’Egitto antico Tesori nascosti

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 6-19

di Gianluca Miniaci

Un insieme di splendidi oggetti appartenenti a una sovrana vissuta in uno dei momenti più drammatici dell’antico Egitto – scoperti nell’Ottocento e ora studiati da una équipe dell’Università di Pisa – consente di ricostruire il passaggio della terra del Nilo da una crisi profonda agli splendori della diciottesima dinastia

Era il 25 febbraio 1859 e alcuni operai egiziani, che per conto dell’archeologo francese Auguste Mariette lavoravano sulla riva occidentale del Nilo nella necropoli dell’antica Tebe (oggi Luxor), si accingevano a riportare in luce un meraviglioso sarcofago antropomorfo in legno ricoperto di foglia d’oro, appartenente a una regina di nome Ahhotep (letteralmente la luna è in pace).

Ancora non sapevano che al suo interno si conservava uno dei tesori più ricchi e importanti dell’antico Egitto rinvenuti fino ad allora. La regina Ahhotep era vissuta intorno al 1550 a.C., sullo scorcio del Secondo Periodo Intermedio, una delle fasi più turbolente della storia egiziana.

All’epoca la terra dei faraoni si trovava divisa in due tronconi: da una parte il nord, controllato da re di origine straniera, gli Hyksos (ovvero i signori delle terre straniere), forse provenienti dalle alte regioni del Levante (Libano e Siria meridionale); dall’altra il sud, dove si erano rifugiati i re egiziani, arroccati nei pressi di Tebe.

L’archeologia ci parla – nel suo modo, silenzioso ma efficace – della guerra tra Tebani e Hyksos e delle drammatiche storie che a essa si accompagnarono.

Continua a leggere sulla rivista