22 aprile 2026
Quando archeologia fa rima con solidarietà, coinvolgimento, integrazione e partecipazione pubblica la questione non passa inosservata. È il caso del Progetto Intorno a Minerva – Breno (BS) – che ha trasformato un parco archeologico in un luogo di incontro per il dialogo interculturale. Da anni infatti attraverso la conduzione degli scavi, attività educative ed eventi culturali, rifugiati, comunità locali e studenti entrano in contatto con la storia del luogo e tra di loro.
Tutte buone pratiche riconosciute adesso ufficialmente dalla Commissione Europea ed Europa Nostra che, tra i 30 progetti (di cui 5 italiani) da 18 diversi paesi, hanno scelto il Progetto Intorno a Minerva tra i vincitori del prestigioso European Heritage Award 2026 nella categoria “Coinvolgimento della cittadinanza e sensibilizzazione”. I vincitori sono stati selezionati da una giuria composta da esperti del patrimonio culturale provenienti da tutta Europa, sulla base delle valutazioni delle candidature di cinque comitati di selezione.
Dichiara Serena Solano, funzionaria archeologa Soprintendenza ABAP di Bergamo e Brescia: «È un riconoscimento importante che arriva a 40 anni dalla scoperta del sito archeologico e che mostra come l’archeologia e il patrimonio culturale possono essere oggi anche veicolo di valori e messaggi che dal passato arrivano alla contemporaneità. Dialogo, pace, cura sono i valori del Progetto Intorno a Minerva».
Contatti tra presente e passato
Alla fine del I sec. a.C., il Santuario di Minerva a Breno (BS), nell’Italia settentrionale, fu costruito su un precedente sito sacro indigeno. I due culti convissero pacificamente per circa un secolo. Il tempio romano, situato nella più ampia area nota per l’arte rupestre della Valle Camonica, patrimonio mondiale dell’UNESCO, offre un raro esempio archeologico di contatto tra culture. Il Progetto Intorno a Minerva, sviluppato dalla Cooperativa Sociale K-Pax di Breno (BS) che si occupa di migranti e rifugiati politici e dalla SABAP di Bergamo e Brescia, ha preso spunto da queste evidenze e ha trasformato la narrazione del Parco. Il sito archeologico è divenuto così anche uno spazio comunitario, in cui il patrimonio archeologico promuove il dialogo interculturale e interreligioso e la partecipazione pubblica.
L’azione fondante del progetto si colloca nella prima primavera del 2022, quando archeologi e rifugiati politici hanno lavorato insieme per riportare alla luce un grande altare preromano che un tempo sorgeva accanto a quello romano e con cui è rimasto in uso per 100 anni. Il rinnovato Parco archeologico è stato inaugurato all’alba del 19 giugno 2022, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, durante le Giornate Europee dell’Archeologia.
Da allora, il Parco è diventato simbolo e luogo di incontro per diverse comunità e discipline. Annualmente, sono organizzate giornate di studio a carattere multidisciplinare dedicate al contatto culturale approfondendo temi come identità, il sacro, confini e ponti. Scuole e università partecipano a visite e specifici programmi didattici. Comuni, associazioni e comunità religiose locali contribuiscono a iniziative dedicate alla pace e al dialogo. Eventi culturali, letture, spettacoli teatrali e concerti, si susseguono durante tutto l’anno e accompagnano il calendario di apertura del Parco. Partecipano rifugiati e migranti, studenti, studiosi, rappresentanti religiosi e volontari locali.




