Nerone a Subiaco: il dominio sulla natura Il sogno di un Imperatore

Archeologia Viva n. 237 – maggio/giugno 2026
pp. 22-35

di Luigi Porzia

Lo storico centro laziale – con la sua tuttora viva tradizione benedettina – affonda le radici in una grandiosa residenza imperiale realizzata nella suggestiva dimensione naturalistica della valle dell’Aniene dove le limpide e fresche acque del fiume vennero imbrigliate a formare i celebri Simbruina Stagna ovvero tre laghi dall’eccezionale impatto paesaggistico

«Nam quia discumbentis Neronis apud Simbruina Stagna, cui Sublaqueum nomen est…», ‘Mentre Nerone banchettava presso i Simbruina Stagna in una villa chiamata Sublaqueum…’. Questa testimonianza di Tacito (Annales) costituisce il primo ancoraggio letterario a un complesso imperiale la cui portata architettonica e ideologica è rimasta a lungo sospesa nell’oblio.

Nei primi anni del suo principato Nerone (54-68 d.C.) fece erigere nella Valle Sublacense, 49 miglia (70 km) a est di Roma, lungo l’alta valle dell’Aniene, una residenza che si articolava in almeno cinque nuclei architettonici, disseminati lungo entrambe le sponde del fiume e raccordati da ponti, criptoportici, giardini e percorsi scenografici.

L’intervento più audace consistette nel creare quelli che Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia celebrò come «lacus tres amoenitate nobiles», ‘tre laghi celebri per la bellezza’, ovvero tre bacini artificiali, i Simbruina Stagna, ottenuti mediante lo sbarramento monumentale del corso dell’Aniene, identificandoli come l’elemento etimologico che determinò la denominazione stessa del luogo, Sub-laqueum, letteralmente ‘al di sotto dei laghi’, da cui in seguito Subiaco.

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