Pompei: emerge (anche) lo scheletro di un equide

5 giugno 2026


Archeologia e archeozoologia ricostruiscono il ruolo degli animali nella vita quotidiana e nelle ultime ore dell’eruzione del 79 d.C.
L’ultima scoperta che ci arriva dalla città ai piedi del Vesuvio è lo scheletro di un equide riemerso nel corso di indagini di scavo in un ambiente adibito alla lavorazione del pane nel complesso dei Casti Amanti.

L’intervento si è svolto in stretta collaborazione tra gli archeologi e gli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate – archeozoologo, archeobotanica e antropologa – nell’ambito di un lavoro interdisciplinare che rappresenta oggi uno degli aspetti più qualificanti della ricerca archeologica. In particolare, l’archeozoologia consente di ricostruire le modalità di sfruttamento delle specie animali nel mondo antico, offrendo preziose informazioni sui sistemi produttivi e sul ruolo che gli animali svolgevano nella vita quotidiana.

Animali da lavoro

L’Insula dei Casti Amanti è uno dei cantieri tra i più importanti di Pompei perché conserva un’intera struttura produttiva con forno, magazzini, spazi di lavorazione, oltre all’abitazione del proprietario. Il complesso, famoso per l’affresco del “casto bacio” rinvenuto in un triclinio della dimora e che dà nome all’intero isolato, comprende un grande panificio con stalle annesse, dove in passato erano già stati trovati altri equidi impiegati per azionare le macine e trasportare il grano necessario alla produzione del pane.

Lo scavo ha rappresentato la prima fase dell’indagine, cui sono seguiti i primi studi sui materiali rinvenuti. Le analisi di laboratorio, tuttora in corso, permetteranno di raccogliere ulteriori dati sia sulla funzione dell’animale all’interno del contesto produttivo, sia sulle condizioni in cui esso si trovava al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Lo studio dell’equide potrà contribuire anche alla comprensione delle dinamiche eruttive e delle reazioni degli animali agli eventi catastrofici che investirono la città, aggiungendo un ulteriore tassello alla ricostruzione di quelle ore drammatiche. È la dimostrazione di come Pompei offra un contesto straordinariamente conservato, che consente di indagare la vita antica in modo sistemico, ricostruendo le relazioni tra spazi, attività produttive, individui e animali. 

Non solo affreschi

«Pompei – dice il direttore Gabriel Zuchtriegel – ci dà la possibilità di conoscere le vite umane che sono state spezzate durante l’eruzione, come nella recente esposizione dei calchi delle vittime qui a Pompei, ma anche le vite degli animali. In questo caso di un equide, un cavallo o un asino, che è stato trovato all’interno di una Casa contenente bellissimi affreschi, la Casa dei Casti Amanti. La Domus fungeva anche da panificio e da mulino. C’era una stalla dove, in passato, sono stati trovati diversi animali. Ma recentemente, nell’ambito di nuovi scavi, è stato scoperto anche un altro animale, un equide, che era scappato e si trovava in un altro ambiente. Questo significa più ricerca non solo sulle vittime umane, ma anche sugli animali, per capire come animali ed esseri umani vivevano e lavoravano insieme nella società di circa duemila anni fa».