25 giugno 2026
La malaria uccise i fratelli Medici: il DNA del parassita svela un ceppo finora sconosciuto. La conferma arriva da uno studio dell’Università di Pisa e dell’Università di Yale che ha identificato nei resti di Giovanni e Francesco I de’ Medici le tracce genetiche della malattia.
Francesco I de’ Medici
Stessa sorte… stessa morte
Nel 1562 il cardinale Giovanni de’ Medici morì a soli 19 anni dopo una grave malattia febbrile contratta durante un viaggio lungo la costa toscana. Venticinque anni più tardi, anche il fratello maggiore Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana, morì dopo aver manifestato sintomi analoghi. Per secoli le cronache hanno attribuito entrambi i decessi alla malaria, ma la morte di Francesco ha continuato ad alimentare ipotesi di avvelenamento. Adesso un nuovo studio condotto dalla Divisione di Paleopatologia del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa in collaborazione con ricercatori dell’Università di Yale aggiunge prove decisive a questa vicenda storica e apre una nuova finestra sull’evoluzione della malaria nel passato.
Dna “parlante”
La ricerca ha analizzato il DNA estratto dai resti scheletrici dei due fratelli alla ricerca di tracce genetiche di Plasmodium, il genere di protozoi parassiti responsabili della malaria. Le analisi hanno portato all’identificazione, nei resti di Giovanni de’ Medici, del DNA di un ceppo finora sconosciuto di Plasmodium falciparum, la specie che provoca la forma più grave della malaria umana. Secondo lo studio, questo ceppo presenta due mutazioni genetiche uniche, probabilmente emerse durante l’espansione demografica del parassita e la sua diffusione attraverso l’Europa.
Per Francesco due specie di malaria
Nei resti di Francesco de’ Medici gli studiosi hanno invece individuato tracce genetiche riconducibili sia al Plasmodium falciparum sia a una seconda specie, Plasmodium malariae. La presenza di due specie diverse nello stesso individuo è coerente con precedenti ricerche condotte in Belgio sullo stesso periodo storico, che avevano documentato infezioni multiple.
Analisi dei resti
Per condurre la ricerca, gli studiosi hanno estratto il DNA da quattro coste: tre appartenenti al granduca Francesco e una al cardinale Giovanni. I due fratelli sono sepolti nelle Cappelle Medicee, all’interno della Basilica di San Lorenzo a Firenze che ospita le tombe dei principali membri della famiglia Medici.
I resti di Francesco de’ Medici
I risultati forniscono nuove informazioni sulla diversità genetica di Plasmodium falciparum e contribuiscono a ricostruire la diffusione e l’evoluzione della malaria nell’Italia centrale durante il Rinascimento e nei secoli successivi.
Toscana malarica
La malaria è stata endemica nell’Italia centrale dall’antichità fino al XX secolo, quando le campagne di eradicazione riuscirono a eliminarla dalla regione. Spiega Valentina Giuffra, ordinaria di Storia della Medicina all’Università di Pisa e coautrice dello studio.
«Questa analisi genetica conferma sia le testimonianze storiche sia le ricerche precedenti. Possiamo ora affermare con certezza scientifica che fu la malaria, e non un avvelenamento, a causare la morte del granduca Francesco de’ Medici».
Giovanni de’ Medici contrasse la malaria insieme alla madre, Eleonora di Toledo, e al fratello minore Garzia durante un viaggio sulla costa toscana, dove le zone paludose erano note per essere focolai della malattia. Tutti e tre furono colpiti da febbri ricorrenti che nell’arco di un mese ne causarono la morte.
Giovanni de’ Medici
Vacanze mortali
Nel 1587 Francesco de’ Medici e la moglie Bianca Cappello soggiornarono nella villa medicea di Poggio a Caiano, situata in un’area caratterizzata da terreni acquitrinosi e coltivazioni di riso, habitat ideale per le zanzare. I due morirono a un giorno di distanza l’uno dall’altra dopo aver manifestato febbri intermittenti compatibili con la malaria. La rapidità dei decessi alimentò le voci secondo cui il fratello e rivale di Francesco, il cardinale Ferdinando de’ Medici, li avrebbe fatti avvelenare con arsenico.
Le fonti del passato e le conferme odierne
Le fonti archivistiche, comprese le relazioni dei medici di corte dell’epoca, descrivono sintomi pienamente compatibili con la malaria. Le stesse fonti riportano inoltre i trattamenti a cui furono sottoposti i malati, tra cui i salassi, una pratica molto diffusa nel XVI secolo che probabilmente aggravava più che alleviare le condizioni dei pazienti.Precedenti analisi immunologiche avevano già suggerito la presenza di Plasmodium falciparum sia in Giovanni sia in Francesco de’ Medici, ma fino a oggi non era stata effettuata alcuna indagine genetica sui loro resti scheletrici capace di confermare tali evidenze.
In apertura i due fratelli uccisi della malaria Giovanni e Francesco de’Medici




