Archeologia Viva n. 238 – luglio/agosto 2026
pp. 6-17
di Alfonsina Russo ed Elisa Cella
La nuova stazione della metropolitana di Roma offre un percorso emozionale tra archeologia e innovazioni tecnologiche a pochi passi dall’Anfiteatro Flavio
Un museo senza barriere che si snoda lungo le gallerie e un viaggio nel tempo per i milioni di residenti e turisti che ogni anno vi transitano spostandosi fra i diversi quartieri della metropoli
Forse per la prima volta i romani di oggi entrano in un contatto vivificante con un aspetto fondativo della loro identità. È una scommessa (vinta). L’apertura della Stazione Colosseo – Fori Imperiali della Linea C si pone alla fine di un percorso pluriennale quale esempio virtuoso di multidisciplinarietà e sinergia tra le diverse amministrazioni della capitale. L’intera vicenda dimostra come un progetto ingegneristico vitale per Roma sia pienamente compatibile con la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica centrale dell’Urbe.
Per raggiungere l’obiettivo, sono stati messi a punto rigorosi protocolli tra il Parco archeologico del Colosseo e la società di Progetto Metro C, in cui sono state previste attività di monitoraggio dei monumenti presenti nell’area circostante ai cantieri e l’applicazione di metodologie di ricerca archeologica tali da consentire le indagini in contemporanea alle opere infrastrutturali.
Durante la costruzione della Stazione Colosseo – Fori Imperiali, con uno scavo che ha raggiunto la profondità di ben 32 metri, un team di tecnici – coordinati dal Parco del Colosseo – ha scavato, documentato e consolidato strutture antiche fino al loro esatto riposizionamento; al tempo stesso sono stati restaurati e studiati reperti mobili particolarmente fragili, fino a un efficace assetto museografico dei contesti. È quello che oggi si presenta a chi transita nella Stazione.
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