Archeologia Viva n. 239 – settembre/ottobre 2026
pp. 72-77
di Alfredo e Angelo Castiglioni
Correvano i primi anni Settanta del secolo scorso e i Tuaregh erano ancora i signori del deserto per la verità già un po’ decaduti e a un passo da trasformarsi in attrazione turistica
Dalle memorie dei fratelli Castiglioni affidate alla nostra rivista ancora un “contatto ravvicinato” e una testimonianza storica sugli “uomini blu”
Nel corso delle nostre missioni africane abbiamo avuto sovente occasione di entrare in contatto con i Tuaregh. Popolazione berbera per lingua e caratteri fisici, i Tuaregh sono nomadi cammellieri che disprezzano l’agricoltura. Occupano vasti territori dell’Algeria, Libia, Tunisia, Niger, Burkina Faso, Mali.
I Tuaregh dell’Algeria, oggetto del presente articolo, hanno generalmente pelle chiara che li differenzia da quelli stanziati più a sud con una pigmentazione più scura.
La loro società è divisa in cinque caste separate che, partendo dagli Imochar in posizione dominante, comprendono gli Imrad vassalli che vivono di pastorizia, gli Haratin servi che coltivano la terra, gli Iklan schiavi neri e, infine, gli Inaden artigiani, soprattutto fabbri, disprezzati ma allo stesso tempo temuti perché ritenuti possessori di poteri magici.
