Archeologia Viva n. 239 – settembre/ottobre 2026
pp. 62-71
di Autori Vari
a cura di Anna Patera
In una delle località archeologiche più note e visitate dell’antico paese caucasico il tappeto musivo di un edificio termale è al centro di un’operazione di restauro che vede collaborare esperti italiani e armeni
Un altopiano roccioso che domina la gola del fiume Azat, celebre per le spettacolari formazioni basaltiche colonnari note come “Symphony of Stones”: il piccolo centro di Garni, trenta chilometri dalla capitale Erevan, si affaccia in questo suggestivo contesto paesaggistico.
Il sito è noto soprattutto per un tempio di epoca imperiale romana, databile probabilmente alla seconda metà del I sec. d.C., che costituisce il fulcro monumentale del complesso archeologico e un punto dominante nel paesaggio. Accanto al tempio, il mosaico di un impianto termale, oggetto del restauro in corso, è una testimonianza altrettanto significativa della ricezione e rielaborazione della cultura romana in questa parte della regione caucasica.
Nell’Armenia contemporanea, il sito di Garni, oltre che uno dei principali luoghi di interesse archeologico del Paese, è fortemente rappresentativo dell’identità nazionale e, non a caso, è stato inserito nella Tentative list del Patrimonio mondiale UNESCO quale testimonianza di eccezionale valore culturale, paesaggistico e di continuità storica.
