Archeologia Viva n. 239 – settembre/ottobre 2026
di Piero Pruneti
A distanza di un anno torniamo a parlare dei Bronzi di Riace. Quando vai a toccare l’argomento devi essere pronto a sostenere assalti da ogni parte. Pazienza… Le “verità” al riguardo in passato sono state tante. Da dove venivano? Chi rappresentano? Ma un’altra questione ha sempre fatto discutere, il ritrovamento su un basso fondale della Calabria, dove le indagini archeologiche non sono mancate, senza risultati.
La nostra rivista ha sempre riservato un’attenzione particolare alla vicenda di queste opere supreme della bronzistica. Essa è un po’ loro figlia. Agli inizi degli scorsi anni Ottanta, subito dopo il restauro nei laboratori della Soprintendenza della Toscana, i nostri eroi vennero esposti al Museo archeologico di Firenze.
E successe qualcosa di mai visto: giornali e televisioni impazziti, file interminabili per vederli da vicino, gente che aspettava ore sotto il sole, qualcuno che si sentiva male per crisi pressoria e qualcuno che sveniva di fronte a tanta bellezza. Ma al di là di questo clamore non ci fu un’informazione corretta e approfondita, perché mancava in Italia un’attendibile rivista di archeologia per il grande pubblico. Archeologia Viva nacque così, da questa constatazione: figlia naturale di “quei due”… Ma veniamo alla “verità” sui Bronzi di cui parliamo in questo numero. Può darsi benissimo che essa rientri nel novero delle tante ipotesi avanzate finora.
Questa volta si chiama “ipotesi siciliana”, perché dalla Sicilia proverrebbero i nostri eroi. Non moriremo certo per Danzica, ma questa volta c’è una differenza non da poco. La fa il metodo archeometrico. Ovvero la “misurazione” del reperto, operata da specialisti di varie discipline capaci di ottenere risultati d’indagine verificabili, delle prove, riducendo il campo della soggettività (e della fantasia).
Insomma, siamo di fronte al tentativo di applicare alla “vicenda Bronzi” il metodo sperimentale galileiano. Chissà se siamo sulla strada giusta. Ma tanto valeva tentare.
Piero Pruneti
direttore di “Archeologia Viva”
