14 settembre 2026
S’intitola “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo” la mostra che fino al 25 aprile 2027 presso Palazzo Meizlik ad Aquileia espone i preziosi frammenti del Vangelo marciano provenienti da Praga e Venezia, restituendo una lettura d’insieme della storia di uno dei più importanti manoscritti dell’Europa medievale. Per la prima volta dopo sette secoli, le tre parti originali del Vangelo di Marco, oggi conservate a Cividale del Friuli, Venezia e Praga, vengono presentate ad Aquileia, luogo in cui la loro storia ebbe origine.
Documento eccezionale
L’esposizione narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’Evangelista. Attorno a ciò che resta dell’antico codice si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel medioevo.
Sinergie e collaborazioni
Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia l’esposizione è il punto d’arrivo di un intenso lavoro di diplomazia culturale intrapreso dalla Fondazione, che ha messo in dialogo istituzioni civili, religiose e museali italiane e ceche attraverso una collaborazione scientifica, istituzionale e diplomatica.
Perché proprio Aquileia
Conosciuta come Splendida civitas in epoca romana, in seguito all’introduzione della libertà di culto a partire dal 313, Aquileia divenne un importante centro di diffusione del cristianesimo in Europa centrale e nei Balcani. La Basilica di Aquileia ne conserva ancora oggi la testimonianza. Tra i monumenti più celebri e più ricchi d’arte dell’Occidente cristiano e non solo, dal 1998 la Basilica è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Di nuovo insieme
Il Codex Forojuliensis, o Evangeliario Forogiuliese, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, contiene i Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni: in origine comprendeva anche quello di Marco. Risalente al VI secolo, il codice giunse ad Aquileia verso la metà del IX secolo, probabilmente all’epoca del patriarca Teodemaro (851-872), che vi appose la propria firma. Da allora fu uno dei più importanti libri liturgici della Chiesa aquileiese, e resta ancora oggi una delle opere fondamentali per comprendere la storia e la spiritualità del Patriarcato. Fu probabilmente tra il XII e il XIII secolo che il Libro di Marco venne estratto dall’Evangeliario Forogiuliese, di cui restano oggi in quella posizione soltanto le pagine di apertura e di chiusura, per cominciare una vita autonoma.
Santo “centrale” per la regione nord-adriatica
Venerato come autografo dell’Evangelista, il libro rafforzava una tradizione antichissima: quella che riconosceva in san Marco, discepolo di Pietro, il primo evangelizzatore della regione nord-adriatica. Fu proprio la sua natura di reliquia a determinare un ulteriore smembramento del Vangelo di Marco. La fama leggendaria del Libro marciano si era ormai diffusa in tutto l’Occidente latino: nel 1354 il re Carlo IV di Boemia, di passaggio in Friuli durante il viaggio verso Roma per ricevere la corona imperiale, chiese al fratellastro Nicolò di Lussemburgo, allora patriarca di Aquileia, alcune pagine del Vangelo per la Cattedrale di Praga. Lo attestano i documenti di accompagnamento esposti in mostra. La richiesta era insieme il riconoscimento del prestigio che circondava il manoscritto e un segno tangibile del suo peso spirituale e politico: un valore che lo Stato patriarcale aveva saputo sfruttare, anche in chiave di rivendicazione, nei contenziosi con le altre sedi, in particolare con Grado e Venezia. Un aspetto che a Venezia, l’altro luogo marciano per antonomasia, era ben chiaro. All’indomani della conquista del Patriarcato, la Serenissima prese possesso di quanto restava del Vangelo di Marco e il 24 giugno 1420 lo fece trasferire nella Basilica di San Marco. Con quell’atto simbolico si sanciva la sottomissione di Aquileia a Venezia e si preparava la nascita della funzione metropolitica veneziana, che sarebbe stata istituita in seguito alla soppressione del patriarcato di Grado, nel 1451.
Tra fede e storia del territorio
La mostra mette in luce anche un altro aspetto del codice. Tra la seconda metà del IX e gli inizi del X secolo, prima dello smembramento, l’Evangeliario aveva assunto la funzione di Liber Vitae, o Libro dei Viventi: sulle sue pagine sono vergati centinaia di nomi di persone (più di millecinquecento) giunte da un’area vastissima e dalle regioni più lontane, dall’Alemagna alla Baviera, dalla Carantania alla Pannonia, dalla Moravia alla Croazia, dalla Bulgaria a Bisanzio.
Questi straordinari documenti, collegati alle vicende della Chiesa di Aquileia, costituiscono un elemento fondamentale per comprendere la sua sfera d’influenza nell’area dell’Alpe-Adria e dell’Europa orientale.
Il patriarcato aquileiese
Il Patriarcato di Aquileia fu una delle istituzioni ecclesiastiche più vaste e influenti dell’Europa medievale. Svolse a lungo una funzione di mediazione con il mondo slavo e, più in generale, con l’Europa orientale e balcanica, fino all’affermarsi della Repubblica di Venezia. La città stessa è sempre stata sospesa tra Occidente e Oriente, tra l’Italia, i Balcani e il resto d’Europa: crocevia e luogo d’incontro tra culture e popoli. Prima come città romana, poi come sede metropolitana cristiana e capitale del suo Patriarcato, Aquileia ha occupato una posizione centrale nelle dinamiche di evoluzione del continente.
All’interno della mostra
Attorno ai due frammenti del Vangelo di Marco e all’Evangeliario di Cividale, il percorso di Palazzo Meizlik accosta opere di eccezionale rilievo: otto formelle della Cattedra eburnea di San Marco di Grado, capolavoro del VII secolo in prestito dal Castello Sforzesco di Milano, presentate con una ricostruzione virtuale; l’architrave della pergula realizzata dal patriarca Giovanni II (tra l’806 e il 810) per la Cappella di san Marco in Sant’Eufemia, la più antica iscrizione occidentale nota con il nome di san Marco, Roma esclusa; la capsella reliquiario dei martiri Canziani; i documenti originali praghesi del 1354 con i sigilli del patriarca Nicolò e la firma di Carlo IV; le pale d’altare di Giovanni Antonio Guardi e Augusto Tominz.
L’esposizione è resa possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia, l’Arcidiocesi di Gorizia, il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione regionale Musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, la Procuratoria di San Marco di Venezia, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica Ceca e l’Arcidiocesi di Praga, istituzioni strettamente legate alla storia e alla vicenda del Vangelo di Marco.
Informazioni: www.ilvangelodimarco.org – www.fondazioneaquileia.it






